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La cyber-security dal tocco umano
La cyber-security dal tocco umano
Sicurezza

La cyber-security dal tocco umano

By Patrizia Licata - 22 Mar 2018

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Rivetz, azienda americana della cyber-security “decentralizzata, ha comprato CyberDeadbolt, startup della Silicon Valley che ha sviluppato una tecnologia di cifratura per proteggere e trasferire gli asset digitali.

Blindare l’accesso e mettere al sicuro le transazioni su molteplici piattaforme, dal computer al tablet, è un’esigenza cruciale nell’era del fintech, ma poterlo fare in modo semplice è altrettanto fondamentale per dare il giusto sprint a questa industria.

Rivetz sostiene di essere andata oltre e di aver incorporato anche un tocco umano, visto che la piattaforma di CyberDeadbolt permette di usare l’identificazione vocale per riconoscere l’utente e autorizzare lo scambio di dati sensibili su qualunque device.

Dal recupero dell’account allo sblocco del dispositivo fino ai trasferimenti di asset e criptovalute, con CyberDeadbolt (nome che significa letteralmente “serratura cibernetica”) basta la firma elettronica vocale.

Il fattore umano: come funziona

Preservare il fattore umano anche nella sicurezza cibernetica è la missione di CyberDeadbolt. Se le persone sono spesso considerate l’anello debole della catena nella sicurezza, CyberDeadbolt accetta la sfida di usare i sistemi di autenticazione “umani” come fattori individualizzati ma immutabili, e quindi a prova di manomissione, si legge nel profilo dell’azienda.

Rivetz ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un video che mostra il riconoscimento vocale di CyberDeadbolt in azione e lo equipara all’autenticazione a due fattori. L’esempio è un trasferimento di dati dal sito dell’IRS, l’Agenzia delle entrate americana: una volta cliccata l’opzione “Spedisci il transcript sul mio device”, l’app di CyberDeadbolt verifica l’utente tramite riconoscimento vocale e autorizza la transazione sui device prescelti.

Sicurezza decentralizzata

I cyber-controlli sviluppati da Rivetz proteggono l’integrità di applicazioni e messaggi su dispositivi digitali.

Questi controlli sono basati su chiavi hardware che garantiscono l’identità del dispositivo e lo mettono al riparo da eventuali attacchi via malware che potrebbero colpire il sistema operativo.

Rivetz usa un modello decentralizzato che si fonda su tre elementi:

  • Registrazione del device tramite app (lo snapshot delle funzionalità del dispositivo e lo conserva nella sua rete distribuita);
  • Verifica dello status e salute del device a scadenze regolari;
  • Registrazione di ogni transazione effettuata sulla rete distribuita.

A Rivetz fa capo anche il RvT token, la cui vendita tramite ICO è stata completata il 10 settembre scorso.

Patrizia Licata
Patrizia Licata

Laureata in Letteratura italiana (Sapienza di Roma) e giornalista pubblicista, lavora come freelance. Si occupa da sempre di energia, automotive e finanza. Negli ultimi anni si è specializzata sul web e l'economia digitale, anche grazie alla perfetta conoscenza dell'inglese. Ha collaborato con agenzie di stampa (9Colonne, Agi), quotidiani (Repubblica, inserto A&F), settimanali (Il Mondo-Rcs). Oggi scrive anche per CorCom e il Gruppo Digital360, L'Automobile-Aci, Start Magazine.

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