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Secondo una ricerca condotta dal Wall Street Journal che ha revisionato un totale di 1,450 ICO, 271 sono risultate sospette perché includono documenti plagiati, promesse di rendimenti garantiti e i membri del team esecutivo mancanti o fake.

Ma alcuni numeri non convincono troppo.

Le Initial Coin Offering (ICO) sono una sorta di crowdfunding basato su blockchain per raccogliere i fondi necessari allo sviluppo di un progetto.

Questo metodo basato sulla vendita dei token virtuali è davvero innovativo anche perché, come dice Changpeng Zhao il CEO di Binance, “raccogliere fondi tramite ICO è circa 100 volte più facile rispetto ai tradizionali VC, se non di più.”

Con un whitepaper, un sito web molto semplice e un po’ di token creati dal nulla è possibile raccogliere decine di milioni di dollari.

Purtroppo l’apertura al pubblico di una ICO certe volte è talmente semplice che è facile incorrere in truffe.

Gli investitori, presi dalla corsa alla prossima ICO capace di creare un ritorno di almeno dieci volte superiore all’investimento iniziale, spesso non leggono nemmeno i whitepaper e non visitano i siti web che magari qualche bandiera rossa potrebbero far alzare.

I numeri dietro le ICO scam

E di bandiere rosse ce ne sarebbero anche tante: secondo il Wall Street Journal una ICO su 5 è probabilmente una truffa.

Si calcola che in queste ICO sia stato investito circa 1 miliardo di dollari e, mentre alcune di queste ICO continuano ancora a raccogliere i fondi, 273 milioni sono già andati persi.

Secondo la società di consulenza Satis Group, invece, è l’81% delle ICO ad essere considerata una truffa.

Insomma, detto nel gergo, si tratta quasi sempre di scammer che cercano di prendere i soldi degli utenti e scappare: tra questi, circa il 6% ha fallito, il 5% è morta spontaneamente e l’8% è effettivamente arrivata ad essere listata su un exchange di criptovalute.

Di quelle ICO che arrivano ad essere listate e con un market cap maggiore dei 50 milioni di dollari, il 47% si può considerare riuscita e il 20% promettente.

Questi numeri sembrano rispecchiare ciò che ha detto Vitalik Buterin al hackathon ETHWaterloo nell’ottobre del 2017:

“È un dato di fatto che il novanta per cento delle startup fallisce. E dovrebbe anche essere un dato di fatto che il 90% di questi ERC20 su CoinMarketCap andrà a zero.”

ico scam

I conti non tornano

Mentre il WSJ dice che su 1 miliardo di dollari investiti nelle ICO, 273 milioni sono già nelle tasche dei truffatori, una sola compagnia vietnamese chiamata Modern Tech è stata da sola responsabile della scomparsa di 660 milioni di dollari raccolti durante la ICO del suo token Pincoin.

Se invece prendiamo anche in considerazione Bitconnect, e cioè la coin che è forse l’emblema delle ICO scam e degli schemi Ponzi, allora solo con questo esempio arriviamo a 2,6 miliardi di dollari per un valore superiore a 400 dollari per coin.

Ma la lista non finisce qui: la ICO scam di Centra, pubblicizzata dal famoso pugile Floyd Mayweather, ha raccolto 32 milioni di dollari, mentre PlexCorps ne ha raccolti 15 milioni, avendo promesso un ritorno del 1,354% in un mese.

A gennaio, Arise Bank, che doveva essere la prima banca decentralizzata ad utilizzare una propria criptovaluta per i pagamenti per i prodotti e servizi, ha raccolto quasi 600 milioni di dollari, per poi essere chiusa dalla Security and Exchange Commission (SEC) con l’accusa di essere una truffa.

Paragon Coin è un’altra ICO che ha raccolto 70 milioni di dollari per poi finire con una causa legale sulle spalle, Denaro ha raccolto 8,3 milioni di dollari prima di rivelarsi una truffa mentre LoopX è scomparsa avendo raccolto 4,5 milioni di dollari.

E poi ci sono le truffe che hanno già finito la propria ICO, ma che continuano a prosperare nei loro schema Ponzi e meandri delle compagnie usate come scatole cinesi che per la loro natura non sono facilmente e unicamente categorizzabili come tali.

Un esempio di una coin oscura potrebbe essere OneCoin, che ha raccolto miliardi di dollari e contro la quale sono stati emessi degli avvertimenti in diversi Paesi d’Europa, ma che ancora oggi continua ad operare.

Petro è uno scam?

Quello che si potrebbe rivelare uno scam più grande di tutti è la prima criptovaluta emessa da un governo, il Petro.

I siti di rating delle ICO come ICOindex e ICObench non hanno perso tempo e l’hanno subito etichettato come una possibile truffa, mentre Vitalik Buterin ha scritto su Twitter:

“Questo è il motivo per cui la comunità cripto deve allontanarsi da “yay, blockchain” e fare uno zoom in particolare su quale sia il modello di fiducia di ciascun progetto. Questo è decisamente centralizzato e dipende in più modi da un partito centrale (venez gov) che non sembra molto affidabile.”

Il quadro è raccapricciante e preoccupa il fatto che nonostante tante di queste truffe vengano allo scoperto, la gente continua a cascarci dentro.

Le ICO non si fermano

Secondo Satis Group, l’anno 2017 è stato quello che ha visto sorgere le ICO che, per la propria natura poco regolamentata, ha presto aiutato tante startup a raccogliere 5,68 miliardi di dollari, con dicembre che da solo si è preso una fetta di 1,4 miliardo.

E non importa che il trend del mercato delle criptovalute si sia invertito a fine dicembre perché le ICO hanno continuato ad incassare, raccogliendo più di 3 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2018.

L’interesse per le ICO sembra crescere ancora di più a discapito del settore del venture capital.

Nell’ultimo trimestre del 2017 sono stati raccolti dai venture capital soltanto 200 milioni di dollari che è solo una piccola frazione dei 3,23 miliardi di dollari investiti nelle ICO.

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Il trend verso la tokenizzazione è evidente e trova anche dei sostenitori, come ad esempio Changpeng Zhao o John McAfee, tra quelli più conosciuti.

A nulla servono gli avvertimenti sulle le ICO ripetuti ed echeggiati dai vari governi ed è inutile una minaccia incombente della SEC che dice di voler categorizzare quasi tutti i token e le criptovalute come delle securities.

Continua ad affluire il fiume di gente intenzionata a mettere dei soldi ovunque capita e, anche se spesso, questa gente è cosciente del fatto che un progetto è sospetto, la promessa del ritorno fa più gola della paura.

Le bandiere rosse

Individuare un progetto truffa non è sempre una cosa facile.

Ci sono, però, delle bandiere rosse che, a primo sguardo, sono indicazione di uno scam quasi certo.

Avere foto false tra i membri del team è forse il modo più facile per individuarne uno.

Un progetto di “una banca senza banchieri” chiamato Miroskii ha utilizzato la foto dell’attore americano Ryan Gosling come quella del suo graphic designer e tutte le altre foto del team sono risultate pescate da Internet.

Di casi come questi ce ne sono stati tanti e verificare i profili LinkedIn di ogni persona coinvolta nel progetto sembrerebbe la pratica migliore per proteggersi dalle brutte sorprese.

La mancanza di una pagina che elenchi queste persone è un chiaro segnale per abbandonare l’idea di un potenziale investimento.

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Un altro segnale d’avvertimento è la repository GitHub, vuota per i progetti open-source.

Uno dei tratti principali dei progetti blockchain è la loro natura open-source che vuol dire che il codice deve essere messo su GitHub per poter essere revisionato da tutti.

Per gli investitori che non sono degli sviluppatori e non hanno le conoscenze in materia, visitare il GitHub del progetto potrebbe bastare per verificare l’andamento dello sviluppo.

Una repository vuota o con poca attività è preoccupante.

Fino ad adesso, gli scam con più successo erano quelli costruiti come degli schemi Ponzi.

La promessa dei ritorni garantiti, delle percentuali mensili sicure e la costruzione di una piramide volta a reclutare più persone possibili e avere dei ritorni su di esse rende questi progetti allettanti e difficilmente distruttibili.

La storia di Bitconnect che è riuscito a reclutare migliaia di persone e raggiungere una capitalizzazione di mercato di 2,6 miliardi di dollari ne è la prova.

Un whitepaper dettagliato e chiaro è una delle cose che dovrebbe essere revisionata con cautela.

Nonostante tanti investitori non abbiano una conoscenza sufficiente per comprendere dei progetti blockchain, l’utilizzo dei termini troppo tecnici senza nessun tentativo di spiegarli potrebbe mettere gli utenti allerta.

Il whitepaper copiato da altri sarebbe invece un chiaro indicativo per non investire in quel progetto.

I canali social sono di solito un buon metodo che anche un novizio può esplorare e farsi un idea sulla validità della ICO.

Visitando quei canali bisogna prendere in considerazione se i membri del team sono aperti al dialogo, se sono evasivi con le loro risposte e se le risposte sono specifiche o generalizzate e soprattutto come il gruppo reagisce alle domande.

L’utilità del token è essenziale e valutare attentamente la sua applicazione potrebbe bastare per avere un quadro chiaro della situazione.

Bisogna premettere che una ICO il cui token non abbia tanta utilità non necessariamente deve essere uno scam ma è altamente probabile che una volta che la ICO finisca, il token perda totalmente il valore.

La distribuzione dei token è la total supply sono degli aspetti da controllare con cautela perché una fetta troppo grande dei token riservata al team può far pensare al tentativo di trarre dei profitti personali piuttosto che allo sviluppare il progetto.

La consapevolezza sta crescendo

Il rilascio degli avvertimenti da parte delle istituzioni governative e finanziarie come anche una maggiore copertura mediatica del mondo intorno alle criptovalute ha contribuito alla consapevolezza riguardo al pericolo dell’investimento nelle ICO.

Mentre i social media possono funzionare come una lama a doppio taglio perché i Ponzi vi trovano un terreno fertile, i gruppi di discussione sono spesso utili per rimanere al corrente sugli ultimi scam utilizzando “la saggezza della folla” nell’identificarli.

Mentre alcuni anni fa la conoscenza della tecnologia blockchain era limitata a poche persone, oggigiorno, il livello di comprensione dell’argomento è sicuramente più alto contribuendo all’evangelizzazione dei novizi.

La comparsa dei siti web dove è possibile denunciare gli scam come ad esempio ICOwatchdog o di quelli che listano le ICO truffe tipo TokenTops ha facilitato l’individuazione dei progetti.

Lo scenario delle ICO non è sicuramente rassicurante e serve una maggiore regolamentazione, ma la domanda che si pone spontaneamente è forse quella se questo stabile dei paletti deve necessariamente arrivare dei governi o se il settore delle criptovalute è capace di autoregolamentarsi.