Non solo EOS, anche Ethereum può congelare gli account
Non solo EOS, anche Ethereum può congelare gli account
Criptovalute

Non solo EOS, anche Ethereum può congelare gli account

By Aneta Karbowiak - 25 Giu 2018

Chevron down

Read this article in the English version here.

Il 17 giugno scorso il mondo della blockchain si è rivoltato contro EOS per criticare la sua governance. Una reazione dovuta alla notizia per cui i 21 principali Produttori di Blocchi (BP) hanno concordato all’unanimità di congelare sette account associati a phishing scam e sospendere ogni loro transazione.

Ma, mentre correva online l’indignazione di tanti guru sulla centralizzazione del protocollo EOS, nessuno si è ricordato di dire che anche Ethereum può congelare e invertire le transazioni.

Daniel Larimer ha scritto nel suo blog post su Medium che il concetto radicato nel mondo della blockchain secondo cui “il codice è legge” è soltanto un mito.

Bitcoin ed Ethereum sono due protocolli comunemente ritenuti decentralizzati e privi di una governance, ma per il creatore di EOS “in realtà tutte le blockchain hanno processi di governance umana, che si rivelano nelle emergenze e quando il protocollo si aggiorna.”

Questo intervento umano si traduce, ad esempio, in un hard fork effettuato per riparare il danno risultato dall’hack di DAO o in quello di Bitcoin nel quale le mining pool hanno votato per scegliere quale fork supportare.

Un altro esempio?

Nel lungo dibattito sui diritti di marchio tra le community di Ethereum e di Ethereum Classic, soltanto la presa di posizione della Fondazione ha risolto la disputa e, anche per implementare il SegWit su Bitcoin, sono intervenuti dei developer, nonostante non vi fosse un consenso unanime.

“Ogni blockchain che ha un processo per l’aggiornamento ha una struttura di governance in grado di cambiare le regole, ripristinare i fondi rubati, ecc. È la rete dei buoni vecchi amministratori di Github, connessioni di scambio e operatori delle mining pool”, scrive ancora Larimer.

In un suo tweet, Larimer aggiunge: “Sia che si utilizzi ETH, BTC o EOS, esiste un processo di governance della comunità che consente aggiornamenti e inversioni di transazioni. Sia che tu voti per stake o per potere hash, i voti sono espressi e le decisioni sono prese. I saggi pianificano una risoluzione civile delle controversie prima che accada.”

La risoluzione delle dispute attraverso l’arbitraggio

Il modello della governance di EOS prevede una Costituzione e quindi la protezione della proprietà. Per questa ragione i BP hanno deciso di congelare sette account, affinché la proprietà non venisse compromessa da eventuali attacchi di phishing.

Il 19 giugno EOS Core Arbitration Forum (ECAF) ha rilasciato un comunicato confermando il freeze.

Secondo l’Articolo IX della Costituzione di EOS sulla Risoluzione delle controversie:

“Tutte le controversie derivanti da o in connessione con questa Costituzione saranno definitivamente risolte secondo le Regole di risoluzione delle dispute dell’EOS Core Arbitration Forum di base da uno o più arbitri nominati in conformità con il suddetto Regolamento.”

Inizialmente, nella bozza della Costituzione EOS, figurava l’International Court of Arbitration della International Chamber of Commerce (ICC) situato in Svizzera come corpo arbitrale per la risoluzione delle dispute però la community ha optato per l’ECAF.

I motivi di questo cambio sono molteplici. Uno di questi è la scarsa velocità del processo attuato dalla ICC e l’inesperienza nella gestione delle controversie riguardanti la blockchain.

Si è sostenuto che, essendo l’ICC basato in Svizzera, avrebbe creato anche un problema di natura logistica. E così la ECAF è diventato il forum arbitrale predefinito di EOS con la possibilità di fare freeze e invertire le transazioni per proteggere i fondi degli utenti.

Come funziona con gli account Ethereum?

Anche Ethereum ha una sua Costituzione e può decidere per il freeze degli account.

E mentre tutto il crypto-universo si indigna sul modello della governance di EOS, viene fuori che, per esempio, l’hack di DAO poteva essere risolto con un forum arbitrale designato nella Costituzione di Ethereum, ovvero l’ICC.

Questa Costituzione o Contratto di accordo prevede che “i seguenti Termini e Condizioni regolano l’uso della piattaforma software open source Ethereum (Piattaforma Ethereum)”.

Prima di qualsiasi utilizzo della piattaforma Ethereum, quindi, l’utente conferma di comprendere e accetta espressamente tutti i Termini.

Secondo l’accordo, tutte le dispute “devono essere definitivamente risolte secondo le regole del Court of Arbitration della International Chamber of Commerce da uno o più arbitri nominati in conformità con dette regole.”

account ethereum

3 delle 5 grandi mining pool che controllano Ethereum sono in grado di congelare gli account Ethereum rifiutando le transazioni e i blocchi, e questo è possibile secondo la Risoluzione delle dispute che si trova nei Termini e Condizioni della piattaforma.

I 21 BP di EOS devono, invece, raggiungere l’unanimità del voto prima di compiere una qualsiasi azione riguardante gli account sottoposti agli attacchi di phishing.

Anche Vitalik Buterin si è espresso sull’utilizzo della governance in blockchain anche se, secondo lui, andrebbe fatta a livello delle applicazioni decentralizzate piuttosto che sulle catene meno attiviste, ovvero quelle che “non hanno una governance di base che gira sul congelamento e sullo sblocco, sul ripristino degli account e sulla modifica delle regole ogni mese” scrive il fondatore di Ethereum.

“In realtà penso che i progetti blockchain con meccanismi di governance decentralizzati incorporati abbiano senso per molte app, anche se ci vorranno anni per capire come farlo bene. Detto questo, penso che questo approccio abbia più senso per le app di livello 2 in cima alle catene meno attiviste”.

La plutocrazia di Ethereum

Al contrario, un altro developer di Ethereum si è espresso sull’argomento della governance in uno dei suoi blog post, in cui afferma che i processi disponibili non sono perfetti e ama l’idea di migliorarli:

“Penso che scoraggiare la plutocrazia e la governance on-chain come un attacco alla legittimità dei processi esistenti sia parte di un sano dibattito con opinioni dissenzienti. Non c’è niente di sbagliato nell’avere incentivi per sostituire il vecchio con un nuovo sistema, e non c’è niente di sbagliato nell’avere l’incentivo a difendere la legittimità del sistema esistente.”

Aneta Karbowiak
Aneta Karbowiak

Laureata in Biologia all'Università degli Studi di Genova, si è presto interessata allo sviluppo delle applicazioni mobili e dei chat bot. È entrata nel mondo dell'editoria come manager di un sito di sport inglese dove ha gestito un team di dieci persone. Appassionata della tecnologia blockchain e delle criptovalute, ha cominciato a scrivere per Qubithacker.

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.