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Attenti al lupo. O meglio al furbo ed esperto truffatore che mette nel mirino il milionario in criptovalute.

Studiando i wallet bitcoin, la società Chain-analysis valuta ce ne siano almeno 1600 con più di 1000 bitcoin conservati, e quindi con un valore attuale superiore ai sei milioni di dollari ciascuno.

Ammesso che una parte di questi wallet possa andare persa, magari perchè nati in transazioni sperimentali iniziali di BTC, gli altri, invece, sono veri e funzionanti.  

Ebbene, attualmente, se qualcuno intende muovere piccole quantità di denaro, magari anche una decina di bitcoin, il problema della sicurezza delle transazioni è essenzialmente suo e risolvibile con vie ordinarie.

Ma se qualcuno vuole muovere migliaia di bitcoin inizia ad essere un problema anche per le autorità.

Ad esempio, una transazione di 5000 BTC ai valori attuali è superiore a 30 milioni di dollari. Quindi suscita molti problemi legati alle pratiche antiriciclaggio.

Nello stesso tempo i detentori di questi ricchi wallet vogliono rimanere anonimi, per questioni di sicurezza e anche fiscali.

E’ in questa fase che entra in azione una categoria di scam specifici che utilizzano il cosiddetto “Lancia arpioni” (Harpoon Cannon), a indicare che la loro truffa non è destinata a colpire wallet o exchange, ma mirano specificamente a un grosso possessore, che potremmo anche chiamare un crypto-pollo da spennare.

I truffatori preparano le loro esche sotto forma di flussi informativi ad hoc, con false dichiarazioni documentali, distribuite in siti molto popolari nella comunità.

La storia che raccontano può variare di caso in caso, ma solitamente ha un nucleo nel quale si presentano come dealer di grande esperienza internazionale, disponibili ad acquistare 10-20 mila BTC a un prezzo leggermente scontato rispetto a quello offerto da un grande exchange come Bitfinex o Kraken.

Naturalmente questi dealer cercano chi è in grado di vendere loro le criptovalute. L’esca è lanciata.

Il passo successivo è l’organizzazione di un incontro, spesso in piazze internazionali molto note come Zurigo e Monaco, per poter finalizzare lo scambio.

Talvolta questi intermediari allettano dei sub agenti con la promessa di grosse commissioni, creando quindi una specie di catena di Sant’Antonio ma che è una truffa.

Nonostante gli operatori in crypto siano spesso esperti e intelligenti, questi truffatori sanno essere convincenti, appaiono ben preparati e in grado di distrarre la vittima con una serie di particolari molto realistici.

Del resto cosa può succedere in una tranquilla città mitteleuropea?

Una volta raggiunta e contattata la Balena scatta la seconda parte della truffa che può avvenire in vari modi, da quello brutale a quello sofisticato:

  • Ad un certo punto dello scambio può apparire una pistola per convincere il venditore a passare le chiavi private;
  • Viene mostrata effettivamente una valigetta di denaro autentico che, con destrezza, viene poi scambiata;
  • Infine, può esservi un raid della polizia legato alla lotta contro il riciclaggio di denaro sporco.

Insomma, una volta arpionata ed attratta la preda, questa viene finita con modalità che variano di caso in caso.

Quindi anche per le criptovalute meglio seguire delle indicazioni di sicurezza generale: non parlare con nessuno dell’entità della propria ricchezza, non effettuare grosse transazioni pubbliche lasciando tracce ma avvalersi di VPN e di Tor per mantenere il proprio anonimato, frazionare i wallet e, soprattutto, agire sempre “cum grano salis”.

Massima latina, ad ora insuperata.