Giacomo Zucco, “Bitcoin è un protocollo open source su cui costruire”
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Giacomo Zucco, “Bitcoin è un protocollo open source su cui costruire”

By Marco Cavicchioli - 10 Nov 2018

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Tra gli speaker della Crypto Coinference di Milano c’era Giacomo Zucco, con un intervento che ha messo in luce alcuni aspetti molto peculiari di Bitcoin come protocollo di base.

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Prendendo come riferimento la rete Internet, ha mostrato come i protocollo di base (come TCP/IP), pur magari non essendo necessariamente i migliori, si siano affermati come veri e propri standard, utilizzati ed accettati oramai indistintamente da tutti.

Su questi protocolli ne sono stati poi creati altri come HTTP, il web, o intere piattaforme come Wikipedia o Facebook: più si sale di livello più la concorrenza può aumentare, mentre il protocollo di base, essendo open source, è e rimane uno solo.

Un parallelo può essere fatto con la moneta: il “protocollo” di base è sempre stato l’oro, su cui poi sono state costruite le monete metalliche, le valute fiat, i sistemi di pagamento come Paypal, eccetera.

Bitcoin in questo schema sarebbe un protocollo simile per certi versi, ad esempio, al protocollo HTTP, su cui è possibile sviluppare nuovi protocolli o applicazioni.

Questo sta già avvenendo, con second layer come Lightning Network, RGB, o Liquid.

In questo scenario tentare di replicare Bitcoin con altre blockchain o sviluppare funzionalità non ancora esistenti utilizzando altre piattaforme potrebbe risultare inutile: le sidechain su Bitcoin, infatti, sempre secondo Zucco, sono una valida alternativa da questo punto di vista, con il vantaggio che sono basate proprio sul protocollo Bitcoin, e non su altri.

Infatti, c’è un altro aspetto di notevole importanza che andrebbe preso in considerazione: i protocolli di basso livello, come ad esempio HTTP o Bitcoin, spesso hanno beneficiato dell’effetto “winner takes it all”, che li ha portati nel tempo non solo a diventare dominanti, ma addirittura unici.

Certo, le tecnologie open source o decentralizzate, come Bitcoin, seguono un’altra via nella loro diffusione di massa, non potendo per loro stessa natura seguire quella del marketing strutturato.

Infatti, non c’è stata alcuna campagna di marketing dietro l’adozione ad esempio di protocolli come TCP-IP o HTTP e l’unica cosa che si può fare pertanto è attenderne l’adozione.

Questa strada è lenta e graduale, basata sul merito della tecnologia stessa e non sulla sua promozione, ma quando avviene tende ad essere dominante fino al punto di spazzare letteralmente via la concorrenza.

Se così sarà, dice Zucco, allora Bitcoin potrebbe diventare la blockchain e la criptovaluta di base (l’unico vero oro digitale) per gran parte degli sviluppi successivi ed ulteriori con sidechain o altri layer, lasciando poco spazio a tutti gli altri progetti, compreso Ethereum.

Anche perchè Bitcoin è l’unico progetto che può contare su una cosiddetta “immacolata concezione“, nel senso che il suo creatore, Satoshi Nakamoto, non lo ha creato per arricchirsi (all’inizio bitcoin valeva letteralmente zero), ma perchè funzionasse.

Solo dopo molti mesi dalla sua creazione Bitcoin ha iniziato ad avere un valore, e nel momento stesso in cui ha iniziato ad avere un valore significativo Satoshi è sparito dalla circolazione.

Nessuno sa chi sia, i suoi conti risultano inattivi da anni, ed è pertanto affermabile che Bitcoin non sia un progetto speculativo, a differenza di gran parte degli altri.

Ad oggi questo approccio semplicemente non è più proponibile, soprattutto perchè di Bitcoin ce n’è uno e non avrebbe alcun senso replicarlo. Anzi, sarebbe deleterio, spiega Zucco.

Un’ultima precisazione: durante la conferenza Zucco si è definito un “evil, toxic, brutal, nasty Bitcoin Maximalist”.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

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