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Petro: il Venezuela tenta disperatamente di rianimare la propria crypto fallita
Petro: il Venezuela tenta disperatamente di rianimare la propria crypto fallita
Criptovalute

Petro: il Venezuela tenta disperatamente di rianimare la propria crypto fallita

By Giorgi Mikhelidze - 30 Gen 2020

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In Venezuela la gente non ha idea di come usare la “crypto” chiamata Petro. Lo stato sudamericano è uno dei pochi ad aver emesso la propria criptovaluta “fatta in casa”. Non solo, ma insiste affinché la gente la utilizzi attivamente per beni e servizi. Quali sono i pericoli di un’adozione forzata di una crypto come unico mezzo di pagamento? Sembra una follia, ma questo sta accadendo proprio ora in Venezuela.

Bloomberg ha appena dato la notizia di come il presidente del Paese, Nicolás Maduro, sia riuscito a bloccare le forniture di petrolio greggio. Qual è il problema? Ha chiesto che le tasse portuali siano pagate in Petro. Non ne avete mai sentito parlare? Per chi non lo sapesse, il Petro è stato lanciato dal governo socialista del Venezuela nel 2018 per aggirare le sanzioni internazionali.

Dunque, cosa è il Petro?

Suona come un progetto politico? Lo è. 

A proposito della crisi di questa crypto, France24 sottolinea che la maggior parte degli abitanti del Venezuela non ha idea di come utilizzare la crypto Petro. Nonostante gli edifici governativi siano ornati con i simboli della moneta (la lettera “P” barrata), nessuno sa da dove ottenerla.

Se da un lato non ci sono sforzi reali per la diffusione del Petro, dall’altro Maduro insiste sul suo utilizzo. Perlomeno per quanto riguarda il commercio e i rapporti con i fornitori del paese! A parte le tasse portuali, il pagamento del carburante per gli aerei che lasciano il Venezuela viene ora effettuato in Petro. 

La decisione è stata descritta come un tentativo del governo di “estorcere denaro all’estero”, tenendo gli occhi spalancati sulla spirale della crisi economica.

Il governo ha già vietato il libero scambio di Petro in bolivar, che è la valuta ufficiale del Venezuela. Questo significa che chiunque abbia comprato volontariamente Petro, ha i propri beni bloccati. Almeno nel prossimo futuro. Tuttavia, possono essere spesi presso il più recente crypto-casinò venezuelano, che opera esclusivamente con Petro. Un po’ come i soldi del Monopoli che tutti conosciamo grazie al popolare gioco da tavolo, no? Beh, la storia ha avuto un riscontro con Bitcoin…

Appena ci allontaniamo dal Venezuela, vediamo che il Petro non è mai veramente decollato. In realtà, molte agenzie di rating considerano la valuta come fraudolenta o come una truffa. Nello stesso articolo, France24 ricorda che il Petro è assolutamente vietato negli Stati Uniti. Questo è forse il suo più grande scoglio.

È altamente improbabile che l’approccio venezuelano verso le crypto venga preso come un esempio da manuale per la creazione della valuta digitale nazionale.

Sebbene molti stati si dimostrino prudenti, altri hanno deciso di abbracciare appieno la tecnologia. In molti casi, la valuta digitale della banca centrale (CBDC) è diventata oggetto di infinite voci o speculazioni.

Solo la scorsa settimana è stato rivelato che la Banca d’Inghilterra ha di fatto aderito a un consorzio CBDC guidato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Il Guardian del Regno Unito ha sottolineato che mentre molti paesi scelgono di procedere “da soli”, le banche centrali del Canada, dell’Europa e del Giappone sono pronte ad avviare il progetto insieme.

 

Giorgi Mikhelidze
Giorgi Mikhelidze

Giorgi è un software developer che vive in Georgia con due anni di esperienza nel trading sui mercati finanziari. Ora lavora per aumentare la conoscenza della Blockchain nel suo Paese e cerca di condividere le sue scoperte e ricerche con quanta più gente possibile.

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