Orientarsi nei pagamenti con le criptovalute: le operazioni possibili
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Orientarsi nei pagamenti con le criptovalute: le operazioni possibili

By Guest post - 17 Ott 2020

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L’evoluzione delle forme di pagamento online sembra essere diventata ormai alla portata di tutti. Non è neanche un mistero che per chi ha bisogno di trovare metodi di pagamento alternativi la prima criptovaluta, Bitcoin è solo una delle alternative possibili. Sia che siate degli investitori, dei giocatori o dei benefattori le ragioni che spingono ad acquistare una criptovaluta possono essere le più varie. 

Basti fare qualche esempio: aggirare gli ostacoli imposti dai governi nazionali sulla fuoriuscita di capitali in paesi dove il cambio valuta è particolarmente sfavorevole, o magari per chi azzarda l’acquisto di farmaci salvavita introvabili sul dark web, ma anche più comunemente, per poter accedere al mercato dell’intrattenimento con gioco online su siti che accettano questo genere di pagamenti perché più anonimo ed a volte più sicuro. Sia che si tratti di casino online, sia che stiate tentando di cambiare il mondo o fare fortuna, le criptovalute sembrano essere una via d’accesso facilitata al denaro per chiunque.

 Per la varietà di questi strumenti oggi disponibili, anche solo giocando, il mondo delle criptovalute può sembrare a volte abbastanza impervio da raggiungere. Ma procediamo con ordine.

Maggiori criptovalute in commercio, che non ti aspetti

Se ci avete mai fatto un pensierino, potreste esservi imbattuti in nomi come Ethereum, Monero, tra le più cliccate, o sempre tra le cosiddette Altcoin: Namecoin, Peercoin, Litecoin che si piazzano come valide alternative alla più datata e diffusa Bitcoin. Per orientarsi, un buon inizio può essere quello di stilare una lista di criptovalute alla portata di chi si affaccia su questo mercato.

Prima di tutto, è importante conoscere la differenza tra le Coins e i Tokens. Per non essere troppo tecnici, basti sapere che ogni criptovaluta ha la sua blockchain. Questo al contrario dei Tokens, che anche se sono sì dei depositi online, lavorano su blockchain preesistenti e sono creati e poi piazzati sul mercato attraverso delle ICO (Initial Coin Offering) delle specie di raccolta fondi per le aziende che cercano di creare nuove criptovalute, applicazioni o servizi nel mercato della moneta digitale.

Ethereum

La prima grossa differenza tra Bitcoin ed Ethereum è che quest’ultimo non è solo una rete di scambio di valore monetario ma rende possibile concludere contratti su un vasto numero di servizi diversi. Per creare Ethereum, secondo per capitalizzazione solo a Bitcoin, con 4.46 miliardi di dollari, il suo programmatore, il russo Vitalik Buterin, ha progettato un codice sorgente con in mente le imprese che hanno la necessità di non avere intermediari.

Namecoin, Peercoin Litecoin

Sono accomunate dal fatto di essere valute alternative, il cui protocollo open-source non è derivato da quello di Bitcoin e possiedono una blockchain differente. I programmatori che pensano agli aggiornamenti e allo sviluppo di queste monete, però, per gli aggiornamenti di protocollo di solito prima copiano il codice sorgente di Bitcoin e successivamente lo adattano ai loro sistemi. Queste cosiddette Hard Fork sono lanciate per miglioramenti come risoluzione di problemi di sicurezza, aggiunta di nuove funzioni, annullare transazioni (in caso di grossi furti), ma anche in caso di scissione di un gruppo di sviluppatori dal progetto di codice originario.

Litecoin

Una nota particolare merita quest’ultima delle valute alternative per alcuni suoi punti di forza. Uno ad esempio è la possibilità di inviare istantaneamente in qualunque paese denaro, allo stesso tempo abbattendo considerevolmente i costi di transazione delle banche tradizionali. Rispetto alla sorella maggiore Bitcoin, vanta una frequenza più alta nella conferma delle transazioni e una migliore conservazione dei dati pur essendo del tutto peer-to-peer. Come la sorella ha la caratteristica di avere un numero massimo di Litecoin che possono essere creati 84 milioni per l’esattezza, il che la tiene al sicuro dal rischio di inflazione.

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