Derivatives

I derivatives, o in italiano derivati, sono un qualcosa di cui ognuno di noi ne ha sentito parlare almeno una volta nella sua vita. Il suo utilizzo deriva da ben prima dell’invenzione delle crypto, tanto che i primi mercati organizzati per lo scambio dei derivati risale al 1600-1700 con forme più primitive di contratti a termine.

Nello specifico un derivato è un prodotto finanziario il cui valore dipende dal valore del suo asset sottostante, che può essere un indice, una materia prima, un tasso d’interesse, una valuta etc. 

La diffusione di questi strumenti ebbe inizio negli anni ‘70 quando, a causa delle forti oscillazioni sul prezzo del petrolio, ci fu una grande esigenza di copertura da questo rischio di mercato. 

Nel 2006, negli Stati Uniti scoppia una delle più grandi crisi mondiali della storia il cui effetto fu sentito per circa 6 anni, dal 2007 al 2013. Stiamo parlando della grande recessione innescata dalla crisi dei mutui subprime correlati al mercato immobiliare. 

Una cattiva gestione e regolamentazione degli istituti finanziari portò ad un’enorme speculazione sul mercato di titoli derivati, i CDO (Collateralized Debt Obligation), che non erano altro che titoli tossici.

I sottostanti di questi derivati erano costituiti dagli ABS (Asset-Backed Security) che a loro volta erano costituiti da centinaia, migliaia di crediti insolventi, i mutui subprime appunto; bastò una scintilla per far scoppiare l’immensa bolla immobiliare. 

Siamo quasi alla fine del 2008, 31 ottobre precisamente, data della pubblicazione di quello che per alcuni di voi diventerà la Bibbia dei giorni nostri: il white paper del Bitcoin, o come alcuni lo chiamano, il manifesto di Satoshi Nakamoto.   

Qualcuno pensò bene a come ovviare al problema di un intero sistema governato da autorità centrali, che avevano come unico scopo quello di lucrare su ogni cosa, pensando solamente al loro interesse personale anziché al benessere pubblico. 

Arriviamo quindi ai giorni nostri. Per chi ha conosciuto l’idea dei derivati legati al mercato della finanza decentralizzata, settore ancora di nicchia, noterà da subito la grande differenza che sta dietro al concetto stesso.  

Per capirlo a fondo andiamo quindi ad analizzare due diversi casi d’uso che hanno portato a quest’evoluzione di pensiero. 

Il primo è Synthetix, un protocollo decentralizzato sviluppato sulla blockchain di Ethereum per la creazione e l’emissione di asset sintetici. Rispetto agli altri due, questo è quello che più si avvicina alla tradizionale concezione del derivato, adattata ovviamente all’utilizzo in blockchain. 

All’interno della piattaforma si può decidere di investire su diversi asset, come valute fiat, indici, azioni ed anche crypto a seconda della prospettiva positiva o negativa che si ha su quel mercato. 

Per creare un asset sintetico, chiamato Synth, basta comprare una certa somma di SNX, il token nativo della piattaforma che sta per Synthetix Network Token.

Il valore dei diversi SNX equivale ed è influenzato dall’asset sottostante il cui valore deriva dalle performance che questo ha nel mondo reale; in questo modo non si fa altro che trasferire asset reali nel mondo blockchain. 

Il secondo progetto è Augur, una piattaforma decentralizzata peer-to-peer nata per favorire la previsione di risultati relativi a diversi eventi di qualsiasi natura. 

Ogni utente partecipante alla piattaforma può indire una votazione su quello che sarà il risultato futuro di un certo evento attraverso la creazione di un “mercato”. 

Il “mercato” quindi è la rappresentazione dei possibili esiti e il suo valore deriva da quante e con quale somma complessiva gli utenti comprano quote di partecipazione del suddetto. 

Visto quindi che ogni votazione può avere un fondo di casualità, piccolo o grande che sia, proprio per il fatto che è lasciata a completa discrezione dell’utente, la previsione legata a qualsiasi tipologia di evento non sarà mai accurata ma anzi, il più delle volte con un’alta probabilità di fallimento. 

Come possiamo vedere i due utilizzi sono ben diversi e con finalità opposte ma una cosa di sicuro li accomuna: non sono e non saranno mai pienamente gestiti da un’autorità centrale, ma saranno sempre controllati da tutti i partecipanti della rete con equivalenti poteri decisionali.