Katrien Steenmans è una ricercatrice del King’s College di Londra. Phillip Taylor, invece, è un ricercatore all’Università di Warwick. La prima si occupa del ciclo dei rifiuti, il secondo di informatica.

Qualche giorno fa in un lungo articolo su The Conversation hanno illustrato alcune idee su come la blockchain potrebbe aiutare a risolvere il problema dei rifiuti nel mondo.

Plastic Bank

La prima idea è quella di Plastic Bank, un’impresa canadese che si occupa di riciclaggio di rifiuti. La loro iniziativa mira a ridurre i rifiuti di plastica nei Paesi in via di sviluppo, come Haiti, Perù, Colombia e Filippine.

Si tratta di premiare con dei token digitali basati su blockchain le persone che portano rifiuti di plastica in appositi centri di raccolta.

Infatti, molto spesso in questi Paesi i rifiuti in plastica vengono gettati all’aperto, abbandonati e finiscono per defluire nei fiumi e quindi nei mari. In questo modo, invece, verrebbero raccolti per essere riciclati i cambio di token con cui acquistare cibo o altri beni nei negozi che utilizzano l‘app Plastic Bank, realizzata in collaborazione con IBM.

Stazioni ferroviarie francesi

La seconda idea è delle ferrovie francesi. La gestione dei rifiuti nelle stazioni francesi è spesso caotica, ad esempio la stazione centrale di Lione produce addirittura 360 tonnellate di rifiuti ogni anno.

Il nuovo sistema sviluppato da una controllata di SNCF utilizza la blockchain per raccogliere informazioni dettagliate: ogni cestino della stazione aggiorna continuamente via bluetooth le quantità di rifiuti depositati, mentre chi gestisce la raccolta registra come vengono spostati.

In questo modo i gestori delle stazioni possono vedere come operano i fornitori del servizio di raccolta. Durante un progetto pilota sono stati risparmiati quasi 2.000 euro in un mese.

Altri progetti allo studio immaginano invece la creazione di un sistema di quote negoziabili basato su blockchain simile a quello delle quote di carbonio. L’utilizzo di blockchain potrebbe aiutare a tenere traccia di quanti rifiuti stanno producendo le aziende, e potrebbe anche aiutare a facilitare il trading delle quote.

Dalla raccolta alla produzione

Ma i due ricercatori suggeriscono anche che con la blockchain si potrebbe affrontare il problema alla radice: al posto che affrontarlo quando i rifiuti sono già stati prodotti, ed abbandonati, lo si potrebbe affrontare già a monte, durante il processo produttivo stesso.

Ad esempio, tracciando i prodotti con un sistema basato su blockchain, dopo che sono stati immessi sul mercato (e prima che diventino in rifiuti): ogni prodotto potrebbe essere registrato come una transazione da memorizzare in un blocco sulla blockchain, identificando il prodotto e il produttore.

Ogni volta che il prodotto passerà di mano, ovvero dal produttore al venditore, poi al consumatore, e poi alla discarica, il passaggio verrebbe registrato in una nuova transazione sulla blockchain, grazie ad un QR code stampato su ciascun prodotto.

A quel punto se il prodotto non avesse seguito il percorso corretto, fino al centro di raccolta preposto al riciclo o allo stoccaggio dei rifiuti, e finisse disperso nell’ambiente, dal QR code si potrebbe risalire al responsabile dell’abbandono.

Ovviamente un sistema del genere non sarebbe facile nè da realizzare, nè da gestire, ma il punto è che grazie a blockchain finalmente è possibile immaginare anche soluzioni come questa, fino a poco tempo fa assolutamente impensabili.

I due ricercatori aggiungono:

Quando si tratta del problema mondiale dei rifiuti è arrivato il momento di pensare fuori dagli schemi. Blockchain sta già iniziando a dare benefici in questo settore ed ha ancora un potenziale molto grande da esprimere. Se potessimo usarli per costruire reti decentralizzate affidabili per tracciare le origini della spazzatura questo potrebbe portare  quella svolta che ci è sfuggita per decenni“.