Microplastics in the Food Chain: the emergency for human health

Share this article:

The invisible plastic impact: from marine life to the human bodies

Environmental pollution due to the release of plastic micro-particles is now also an emergency for human health. Recent studies confirm the presence of microplastics, invisible to the naked eye in food and drink, trying to understand its effects on the human body.

Nations and governments are in a constant state of alarm: microplastics – small plastic particles with a diameter between 330 micrometers and 5 millimeters – have been found in human stools and, therefore, are present in the food chain.

Analysis, Studies and Research that confirm the microplastic presence 

A study published on The Guardian states that on a sample of 8 people from Europe, Japan and Russia all have microplastic stools. Specifically, these are particles with dimensions ranging from 50 to 500 micrometers, in an average quantity of 20 particles per 10 grams of faeces whose most common composition is mainly polypropylene and polyethylene.

This means that if the microplastics are expelled from the human body, they are certainly also ingested.

Here, examining the multiple sources to access the microplastic, which we then take in form of food and drink, it is possible to understand how this material deriving from petroleum is damaging abundantly the entire planet and its inhabitants.

microplastic food drink

Microplastics were found everywhere: in fish, molluscs, but also in all tap water in the world, in the oceans and in flying insects.

Not only that, the plastic particles are also inside products like honey and soft drinks like Pepsi.

According to a study published on Environmental Pollution, for example, it is estimated that an average portion of mussels could contain up to 90 microplastics. This means that a human being could ingest up to 11,000 plastic particles a year just by eating mussels and shellfish.

In addition to the intestines and liver of marine inhabitants, microplastics have also been found directly in the products in close contact with the plastic that over time releases these particles.

These are synthetic microfibre fabrics, cosmetic products containing microgranules, but also common plastic bottles containing water and all beverages.

In fact, it seems that microplastic is served on our table not only in food but also in drinks:

A study conducted by the Department of Geological and Environmental Sciences of the State University of New York at Fredonia, reported that for every liter of water there are on average 10.4 plastic particles. According to the data reported in the test, if a person drinks the recommended amount of water a day, he could drink thousands of microplastics per year.

A further study conducted in Italy by Il Salvagente also states that the soft drinks of famous brands such as Seven Up, Pepsi, San Benedetto, Schweppes, Beltè, Coca-Cola, Fanta, Sprite are contaminated by microplastics. In all the bottles examined, the values ​​of microparticles per liter range from a minimum of 0.89 mpp / l (microparticles per liter) to a maximum of 18.89 mmp / l.

The most common plastic sources are, also in this case, the most commonly used polymers, such as polyethylene, polypropylene, polystyrene, polyamide, polyethylene terephthalate, polyvinyl chloride, acrylic, polymethyl acrylate.

The current solution to microplastic: continuous research and the adoption of sustainable plastic.

It is therefore clear that the human being eats and continually drinks micro-particles of plastic. But what are the consequences?

Plastic poison in the human body is an unidentified danger. The solutions to make human and environmental health immune to this threat is now in the hands of researchers, analysts and scientists.

In fact, governments and nations around the world, in addition to issuing bans on the use and production of plastic for single use and in specific sectors such as cosmetics, invest in research and development to fully understand the causes and consequences of this  established reality .

At the moment, therefore, what each individual must do is to know the real problem of plastic and its microparticles and the impact that this is having on the human being: from the contaminated air that he breathes, to everything that he consumes in his daily life, up to what he eats.

Not only that, a possible action that can already be performed as a solution to this problem is to replace this material in everyday life with other less polluting ones, or with a sustainable plastic like EarthBi bioplastic, based on renewable, biodegradable and compostable resources.

These three characteristics allow the bioplastic material to be the substitute of excellence for new eco-friendly products, able to adapt to the needs that plastic responds to, by saving the planet and, therefore, the health of human beings.

 

EarthBi: https://earthbi.io 

 


Leggi l’articolo in italiano:

Microplastiche nella catena alimentare: l’emergenza per la salute umana

L’impatto della plastica invisibile: dalla fauna marina al corpo umano

L’inquinamento ambientale dovuto al rilascio delle micro-particelle di plastica è ora un’ emergenza anche per la salute umana. Studi recenti confermano la presenza di microplastiche, invisibili ad occhio nudo, nei cibi e bevande cercando di comprenderne gli effetti nel corpo umano. 

Nazioni e Governi sono in un continuo stato d’allarme: le microplastiche –  piccole particelle di plastica con un diametro compreso tra i 330 micrometri e i 5 millimetrisono state ritrovate nelle feci umane e, quindi, sono presenti nella catena alimentare.

Analisi, Studi e Ricerche che confermano la presenza di Microplastica 

Uno studio pubblicato sul The Guardian afferma che su un campione di 8 persone provenienti da Europa, Giappone e Russia tutte possiedono microplastica nelle feci. Nello specifico, si tratta di particelle di dimensioni variabili da 50 a 500 micrometri, in quantità media di 20 particelle per 10 grammi di feci la cui composizione più comune è soprattutto di polipropilene e polietilene.  

Ció significa che se le microplastiche vengono espulse dal corpo umano, vengono sicuramente anche ingerite

Ecco che, esaminando le molteplici fonti da cui poter accedere alla microplastica assumendola poi sotto forma di cibo e bevande, è possibile comprendere quanto questo materiale derivante dal petrolio stia danneggiando abbondantemente l’intero pianeta ed i suoi abitanti.

microplastic food drink

Le microplastiche sono state trovate ovunque: nei pesci, molluschi, ma anche nell’acqua di tutti i rubinetti del mondo, negli oceani e negli insetti volanti. 

Non solo, le particelle plastiche sono anche all’interno di prodotti come il miele e i soft drink come la Pepsi. 

Secondo uno studio pubblicato su Environmental Pollution, ad esempio, si stima che una porzione media di cozze potrebbe contenere fino a 90 microplastiche. Ció significha che un essere umano potrebbe ingerire fino a 11.000 particelle di plastica all’anno solo mangiando cozze e molluschi. 

Oltre che nell’intestino e nel fegato degli abitanti marini, le microplastiche sono state anche ritrovate direttamente nei prodotti a stretto contatto con la plastica che col tempo rilascia tali particelle. 

Si tratta dei tessuti sintetici in microfibra, i prodotti di cosmetica contenenti i microgranuli, ma anche le comuni bottiglie di plastica contenenti l’acqua e tutte le bevande.

Infatti, sembra che la microplastica sia servita sulla nostra tavola non solo nel cibo ma anche nelle bevande:

Uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze Geologiche e Ambientali della State University di New York a Fredonia, ha riportato che per ogni litro d’acqua sono presenti in media 10,4 particelle di plastica. Secondo i dati riportati a fronte del test, se una persona beve la quantità raccomandata di acqua al giorno, potrebbe bere migliaia di microplastiche all’anno.

Un ulteriore studio condotto in Italia da Il Salvagente, afferma anche che i soft drink di marchi famosi come Seven Up, Pepsi, San Benedetto, Schweppes, Beltè, Coca-Cola, Fanta, Sprite sono contaminati da microplastica. In tutte le bottiglie esaminate i valori di microparticelle per litro variano da un minimo di 0.89 mpp/l ( microparticelle per litro) a un massimo di 18,89 mmp/l.

Le fonti plastiche più presenti sono, anche in questo caso, i polimeri più comunemente utilizzati, come polietilene, polipropilene, polistirene, poliammide, polietilentereftalato, polivinilcloruro, acrilico, polimetil acrilato.

La soluzione attuale alla microplastica: continua ricerca e l’adozione di plastica sostenibile

È assodato, dunque, che l’essere umano mangia e beve continuamente micro-particelle di plastica. Ma con quali conseguenze?

Il veleno plastico nel corpo umano è un pericolo non ancora identificato. Le soluzioni per rendere la salute umana ed ambientale immune da questa minaccia è ad oggi nelle mani di ricercatori, analisti e scienziati. 

Governi e Nazioni in tutto il mondo, infatti, oltre a emettere divieti sull’utilizzo e la produzione di plastica per il monouso e nei settori specifici come la cosmetica, investono nella Ricerca e Sviluppo per comprendere a pieno cause e conseguenze di questa ormai accertata realtà.

Al momento, dunque, quello che ogni individuo è chiamato a fare è conoscere il vero problema causato dalla plastica e dalle sue microparticelle ed il suo impatto che lo stesso sta avendo anche sull’essere umano: dall’aria contaminata che respira, a tutto ciò che consuma nella sua vita quotidiana, fino a quello di cui si ciba.

Non solo, una possibile azione da poter già eseguire come soluzione a questo problema è sostituire tale materiale nella vita di tutti i giorni con altri meno inquinanti, oppure con una plastica sostenibile come la bioplastica EarthBi, basata su risorse rinnovabili, biodegradabile e compostabile.

Queste tre caratteristiche permettono al materiale bioplastico di risultare il sostituto d’eccellenza per i nuovi prodotti eco-friendly, in grado di adattarsi alle esigenze cui la plastica risponde salvando il Pianeta e, quindi, la salute dell’essere umano. 

 

EarthBi: https://earthbi.io 

Leave a Comment