Plastic recycling and the environmental consequence

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Asia at the center of plastic pollution

One of the main continents in the world in which the highest rate of global plastic pollution has been recorded is Asia.

Countries like Thailand, Vietnam, Indonesia and Malaysia, in recent years, have been invaded by real rivers of plastic that have transformed the entire tropical landscape.

In addition, China has also recently announced its intention to ban imports of plastic waste.

Already in 2015, when the first global measurement of plastic waste revealed an average flow of 8.5 million tons per year, China was at the top in the list of 192 coastal countries qualifying itself as the largest polluter of plastics materials. Moreover, among the 19 countries on a Top 20 list, 11 were in Asia.

Behind this concentration of Asian plastic pollution, there aren’t only numbers, but also a clear deviation of culture oriented to the plastic recycling business that, in some way over the years, got out of hand.

plastic recycling

Plastic, unlike other materials such as aluminum, requires a much more complex and limited recycling process. In fact, if aluminum can be recycled countless times, plastic doesn’t.

Furthermore, there are many varieties of plastic used in the production of consumer goods, which are on their side composed of thousands of different formulas, that cannot therefore be combined in the same recycling phase.

These are compositions of resin, color, transparency, weight, shape and inconsistent dimensions that often complicate or exclude recycling.

All this, in the last decade, has not stopped the developing countries in expanding their plastic recycling business, even importing waste from other countries, thus producing the current result of a global pollution center from plastic.

The Malaysian Minister for Energy, Technology, Science, Climate Change, and Environment, Yeo Been Yin, said:

“I hate seeing my country as the dumpsite for the developed world

No developing nation should be the dumping site for the developed world.”

Therefore, if on one hand the developed countries like Europe and USA have well understood the complexity of the recycling of plastic materials, and have chosen the option of exporting their waste as a solution to the problem, on the other hand the developing countries like Asia and Africa, unaware of the consequences, have concentrated on the market and on their own economic growth, reaching the point of accumulating over the years at home the entire global pollution from plastic.

 

The plastic production bans and the new emerging market

At this point, it is clear that the plastic recycling market has contributed to the current result of pollution, with Asia as the protagonist.

It can be deduced that: recycling plastic is not enough anymore.

What the earth is asking us now is to change the chip of our cultures, seeking solutions that are effective for the whole globe, abandoning the idea that the problem is only of a specific part of the world, as today, more than ever, we are aware that the world is one.

Among the countless initiatives that have exploded in these two years, here is the plastic free slogan that has invaded the planet, both by the people and by the institutions, which have planned rigorous measures on this issue.

In fact, last March 29, the European Parliament confirmed the ban on throwaway plastics by 2021.

In particular, the following will be prohibited:

Single-use plastic cutlery (forks, knives, spoons and chopsticks)

Single-use plastic plates

Plastic straws

Cotton bud sticks made of plastic

Plastic balloon sticks

Oxo-degradable plastics and food containers and expanded polystyrene cups

 

plastic spoons

Not only that, in the Mediterranean area, some islands are already preparing themselves by prohibiting the use of plastic for throwaway products on the beaches already for this summer 2019.

For example Tremiti Islands, in the Gargano, formalized the ban as early as May 1st, 2019, but also the Island of Ischia, in the Neapolitan area, with its anti-plastic provision which, in the case of proven non-compliance, provides for a fine of up to 500 euros. And again, some municipalities in Sicily and Tuscany have already prepared ordinances in favor of a plastic free environment.

From this point of view, the plastic market will also be transformed according to the new requirements and directives.

In this regard, EarthBi anticipates the future. The goal of spreading its bioplastic globally makes it a project that can already be implemented for this new and imminent eco-sustainable market.

In fact, considering that to date only 2% of global plastic production (which amounts to about 400 million tons a year) is in bioplastic, the green startup EarthBi is already prepared to support the future global exponential growth of bioplastic demand that will be recorded in the coming years.

This is an unavoidable forecasting data in view of the already established new rules for environmental sustainability and the continuous and surprising growth of global awareness on the issue of pollution and on how to fight it, going over the obstacles of plastic recycling.

 

EarthBi: https://earthbi.io 


Leggi l’articolo in italiano:

 

Il riciclaggio di plastica e la conseguenza ambientale

L’Asia al centro dell’inquinamento da plastica

Uno dei principali continenti al mondo in cui è stato registrato il più alto tasso di inquinamento globale da plastica è l’Asia.  

Paesi come Thailandia, Vietnam, Indonesia e Malesia, negli ultimi anni, sono stati invasi da veri e propri fiumi di plastica che hanno trasformato l’intero panorama tropicale.

Inoltre, la Cina ha anche di recente annunciato di voler vietare le importazioni di rifiuti di materiale plastico.

Già nel 2015, quando la prima misurazione globale dei rifiuti di plastica ha rivelato un flusso medio di 8,5 milioni di tonnellate all’anno, la Cina si trovava al top nell’elenco dei 192 paesi costieri qualificandosi come il più grande inquinatore di materie plastiche. Inoltre, tra i 19 paesi successivi su una lista Top 20, 11 erano in Asia.

Dietro a questa concentrazione di inquinamento da plastica asiatico, però, a parlare non sono solo i numeri, ma anche un’evidente deviazione di cultura orientata al business del riciclaggio della plastica che, in qualche modo negli anni, è sfuggita di mano.

plastic recycling

La plastica, al contrario di altri materiali come l’alluminio, richiede un processo di riciclaggio molto più complesso e limitato. Infatti, se l’alluminio può essere riciclato innumerevoli volte, la plastica no.

Inoltre, esistono tante varietà di plastica utilizzate nella produzione di beni di consumo, a loro volta composti da migliaia di formule diverse, da non poter, quindi, essere accomunate nella stessa fase di riciclaggio.

Si tratta di composizioni di resina, colore, trasparenza, peso, forma e dimensioni inconsistenti che spesso complicano o escludono il riciclaggio.

Tutto questo, nell’ultimo decennio, non ha fermato i paesi in via di sviluppo nell’espansione del proprio business di riciclaggio della plastica, addirittura importando i rifiuti anche dagli altri paesi, producendo così l’attuale risultato di centro dell’inquinamento globale da plastica.

Il Ministro malesiano per l’Energia, Tecnologia, Scienza, Cambiamenti Climatici e Ambiente, Yeo Been Yin, ha dichiarato:

“Odio vedere il mio paese come una discarica per il mondo sviluppato.

Nessuna nazione in via di sviluppo dovrebbe essere la discarica per il mondo sviluppato”.

Dunque, se da un lato i paesi sviluppati come Europa e USA hanno ben compreso la complessità del riciclaggio di materiali plastici, e hanno scelto l’opzione di esportazione dei propri rifiuti come soluzione al problema, dall’altro i paesi in via di sviluppo come Asia e Africa, ignari delle conseguenze, si sono concentrati sul mercato e sulla propria crescita economica, arrivando al punto di accumulare negli anni a casa propria l’intero inquinamento globale da plastica.

 

I divieti alla produzione di plastica ed il nuovo mercato emergente

Arrivati a questo punto, è palese come il mercato del riciclaggio del materiale plastico abbia contribuito al risultato attuale di inquinamento, di cui l’Asia è la protagonista.

Si puó dedurre che: riciclare plastica non basta più.

Quello che la terra ci chiede ora è di cambiare il chip delle nostre culture, cercando soluzioni che siano efficaci per tutto il globo, abbandonando l’idea che il problema sia solo di una parte specifica del mondo, in quanto oggi, più che mai, siamo consapevoli che il mondo è uno.

Tra le innumerevoli iniziative esplose in questi due anni, ecco che la parola d’ordine di plastic free ha invaso il pianeta, sia dal popolo che dalle istituzioni, le quali hanno programmato provvedimenti rigorosi sul tema.

Infatti, lo scorso 29 marzo, il Parlamento Europeo ha confermato il bando dell’utilizzo di plastica per la produzione del monouso a partire dal 2021.

In particolare, saranno vietati:

Posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette)

Piatti di plastica monouso

Cannucce di plastica

Bastoncini di cotone realizzati in plastica

Bastoncini di plastica per palloncini

Contenitori di plastica per alimenti oxo-degradabili e tazze in polistirolo espanso

plastic spoons

Non solo, nel Mediterraneo alcune isole si stanno già preparando vietando l’uso di plastica per il monouso sulle spiagge già per quest’estate 2019.

Un esempio sono le Isole Tremiti, nel Gargano, che ufficializza il divieto già dal primo Maggio 2019, ma anche l’Isola di Ischia, nel napoletano, con il suo provvedimento antiplastica che, in caso di inosservanza accertata prevede una sanzione fino a 500 euro. E ancora, alcuni comuni in Sicilia ed in Toscana hanno già predisposto ordinanze a favore di un ambiente plastic free.

Sotto quest’ottica, anche il mercato della plastica si trasformerà secondo le nuove esigenze e direttive.

EarthBi, a tal proposito, precede il futuro. L’obiettivo di diffondere a livello globale la propria bioplastica, lo rende un progetto già attuabile per questo nuovo ed imminente mercato ecosostenibile.

Infatti, tenendo in considerazione che ad oggi solo il 2% della produzione globale di plastica (che ammonta a circa 400 milioni di tonnellate all’anno) è in bioplastica, la startup green EarthBi è già pronta a sostenere la futura crescita esponenziale globale della domanda di bioplastica che si registrerà nei prossimi anni.

Un dato, questo, di previsione imprescindibile in vista delle nuove norme per la sostenibilità ambientale già affermate e la continua e sorprendente crescita di consapevolezza mondiale sul tema dell’inquinamento e su come combatterlo, superando gli ostacoli del riciclaggio di plastica.

 

EarthBi: https://earthbi.io