CBOE è la società che gestisce la più grande borsa di opzioni d’America (a Chicago). È nota per essere stata tra la prima a fornire contratti future su bitcoin.

Da tempo si discute della possibilità di emettere sul mercato anche degli ETF su bitcoin, tanto che molti hanno iniziato a ritenere gli ETF il “Sacro Graal” delle criptovalute.

Infatti, gli ETF consentirebbero praticamente a tutti, in sicurezza ed estrema facilità, di investire in criptovalute (bitcoin in primis).

Non bisogna dimenticare che ad oggi, secondo stime recenti, sono 26 milioni gli americani che hanno acquistato bitcoin almeno una volta, pari a circa l’8% della popolazione.

Gli americani che hanno familiarità con queste nuove tecnologie sarebbero però già il 30% (ovvero quasi 100 milioni), con il 19% che si dichiara intenzionato ad acquistare bitcoin nei prossimi 5 anni (60 milioni circa). Certamente gli ETF potrebbero avvicinare nuovi investitori.

Il 23 marzo CBOE ha inviato una lettera ufficiale alla SEC con la quale di fatto chiede di non interferire sul loro sviluppo, perché sarebbero simili ad altri ETF basati su commodity.

La lettera inviata dal presidente della CBOE Chris Concannon è la risposta risposta scritta ad una precedente lettera della SEC di gennaio 2018 in cui la SEC esprimeva dubbi a riguardo, soprattutto in merito alla scarsa liquidità dei mercati delle criptovalute e ai potenziali rischi di manipolazione.

Concannon scrive che “Mentre gli attuali volumi di scambi dei futures su bitcoin di Cboe e CME potrebbero non essere al momento sufficienti per supportare al 100% gli ETP che cercano un’esposizione lunga o corta su bitcoin, Cboe prevede che questi volumi continueranno a crescere e nel prossimo futuro raggiungeranno livelli comparabili a quelli di altri prodotti a termine su merci nel momento in cui furono inclusi negli ETP” (gli ETF sono un prodotto che appartiene alla categoria degli ETP).
Poi aggiunge anche che “Cboe condivide molte delle preoccupazioni sollevate nella precedente lettera, ma riteniamo che la stragrande maggioranza di queste preoccupazioni possa essere affrontata nell’ambito del quadro esistente per i fondi relativi alle materie prime correlati a valutazione, liquidità, custodia, arbitraggio e manipolazione“.

In particolare Concannon fa notare che ci sono già miliardi di dollari scambiati con bitcoin su diversi scambi di criptovalute su base giornaliera.

A dicembre 2017 gli exchange Gemini, Coinbase e Kraken negli Stati Uniti hanno registrato una media combinata del volume nozionale giornaliero di bitcoin di circa 950 milioni di dollari, con diversi giorni in cui sono stati superati i 2 miliardi.

Conclude questo ragionamento dicendo che, a suo modo di vedere, “Il mercato spot è sufficientemente liquido per supportare un ETP su bitcoin“.

Per quanto riguarda la conservazione Concannon dice che non ci sono questioni politiche che giustificano un trattamento differente rispetto ad altri contratti futures su materie prime utilizzati per altri ETP.

Pertanto chi già gestisce questi ETP potrebbe anche gestire nello stesso modo quelli su bitcoin.

Inoltre, Concannon conclude questa lettera dicendo:

Cboe incoraggia la Commissione ad affrontare gli ETP sulle criptovalute in modo olistico, e dalla stessa prospettiva che storicamente ha avvicinato agli ETP relativi alle materie prime: dove l’esposizione all’attività di riferimento sottostante potrebbe ragionevolmente essere inclusa in un portafoglio di investimenti un ETP fornirebbe un veicolo più trasparente e facilmente accessibile per ottenere tale esposizione, e il mercato e l’infrastruttura per il riferimento sottostante l’attività ed i relativi derivati ​​non sollevano preoccupazioni significative in nessuna delle cinque questioni generali sollevate nella precedente lettera, quindi la Commissione non dovrebbe ostacolare tali ETP sul mercato“.