Il rapporto tra JPMorgan e le criptovalute è stato tormentato fin dal primo minuto.

Tutti ricordano ancora quando Jamie Dimon, CEO di JP Morgan Chase & Co, definì il bitcoin “una truffa”. In poche ore da 5000 dollari vi fu un crollo fino a 3000 circa.

Nessuno ha mai capito bene se alcune mani nascoste, sempre vicine a JPMorgan, abbiamo approfittato dello scivolone per fare man bassa di acquisti.

In ogni caso, Jamie Damon ha avuto modo di ricredersi. Nel frattempo si è però scoperto che la sua società acquistava criptovalute per conto di alcuni clienti.

Ebbene, martedì scorso è stata presentata presso la Corte Federale di Manhattan una querela contro JPMorgan Chase Bank, accusata di addebitare ai propri clienti commissioni non previste sugli acquisti di criptovalute con carte di credito.

Questi acquisti sarebbero avvenuti a fine gennaio 2018.

I querelanti si sono costituiti in una class action nazionale denunciando addebiti di commissioni extra e tassi di interesse eccessivamente elevati sui pagamenti con carta di credito. Inoltre pare che le richieste di rimborso di queste spese siano state rifiutate dai gestori dei circuiti delle carte di credito con cui sono state effettuate.

Uno dei querelanti, Brady Tucker, ha denunciato 143 dollari di commissioni non previste, e 20 dollari di interesse eccessivo per cinque transazioni di criptovaluta tra il 27 gennaio e il 2 febbraio. A quel punto avrebbe chiamato il servizio clienti di Chase Bank per contestare le accuse, ma la società avrebbe rifiutato di rimborsare gli addebiti non previsti.

Inoltre, a quel punto Chase Bank pare abbia bloccato il conto di Tucker insistendo a chiedere il pagamento.

Chase Bank non ha rilasciato commenti sulla querela, ma la portavoce Mary Jane ha dichiarato che la società ha smesso di accettare acquisti di criptovalute con carta di credito il 3 febbraio. Ad oggi comunque gli acquisti di criptovalute non sono stati sospesi, perché i clienti di Chase Bank possono ancora utilizzare le loro carte di debito Chase per acquistarle direttamente dai loro conti correnti.

I querelanti accusano Chase Bank di violare il Lending Act, che impone agli emittenti di carte di credito di notificare per iscritto ai clienti qualsiasi modifica significativa in termini o oneri, e chiedono il pagamento di 1 milione di dollari per danni reali e danni legali.