Con il lancio di Exante, il primo broker a offrire la possibilità di scambiare bitcoin, Anatoliy Knyazev si è fatto un nome nella comunità crypto.

Il matematico e programmatore russo, tra i pionieri del settore, è convinto che i prossimi catalizzatori dell’industria blockchain possano essere la nascita di giurisdizioni “amichevoli” e la delocalizzazione delle imprese di criptovalute.

È evidente che gli operatori di mercato sono attivamente alla ricerca di tali opportunità, come indica l’esempio di Binance che si sposta a Malta. Sono tutti segnali di un fermento generale in cui risiedono i semi per l’immissione di nuova liquidità e, a seguire, di un rinnovato interesse da parte del pubblico”.

Proprio Malta, all’avanguardia rispetto ad altre nazioni europee, potrebbe diventare l’hub principale del settore, attirando i player principali grazie alle sue attività di promozione e norme favorevoli.

Exante ha fatto da apripista nella regione, dove ha lanciato un hedge fund in bitcoin nel 2012, “un’epoca in cui questa era ancora considerata un’area off limits per la finanza tradizionale”.

Sempre in ambito di finanza tradizionale, il fatto che ricchi e popolari investitori come George Soros e la famiglia Rockefeller abbiano deciso di puntare sul settore delle crypto, è secondo l’imprenditore russo un riconoscimento importante da parte delle istituzioni, destinato ad accelerare la “transizione verso dei mercati regolamentati, con l’integrazione delle criptovalute nei prodotti di investimento e nelle banche commerciali”.

È notizia di questi giorni che dopo Binance e OKEX, anche l’azienda tedesca Neufund, una piattaforma di fundraising fondi azionari che si basa sulla tecnologia blockchain di Ethereum, si installerà a Malta.

Nell’isola il gruppo di Berlino avrà un ufficio satellite in cui sarà impiegato personale specializzato nello sviluppo di RegTech oltre che di blockchain.

Può dirci di più sul suo fondo di venture capital, Exantech e come si è sviluppato dopo i primi mesi di attività?

Exantech è espressione della volontà di Exante di supportare nuovi progetti e prospettive, sfruttando l’esperienza che abbiamo accumulato negli anni nello sviluppo di soluzioni fintech.

Nei nostri primi sei mesi di attività abbiamo investito in progetti come Comino (una linea di prodotti e servizi per il mining) e STASIS (uno stable coin agganciato all’euro, che debutterà a maggio).

STASIS ha raggiunto un accordo con l’Astana International Financial Centre del Kazakistan e sta lavorando attivamente in questa direzione con il governo maltese. Comino è stato lanciato nell’autunno del 2017; da allora ha prodotto e venduto diverse migliaia di dispositivi e prevede di realizzarne circa 10.000 entro la fine del 2018.

Al momento Comino dispone solo di hardware adatto al mining “casalingo”, pensato per quindi i clienti retail, ma l’azienda ha in programma di produrre soluzioni per il mining con raffreddamento a liquido su scala industriale.

Agli investimenti in startup Exantech affianca il lavoro dei suoi laboratori, che producono le proprie soluzioni blockchain e prendono parte a progetti open source.

Exante, il broker di investimenti che ha co-fondato, ha base a Malta, proprio dove Binance, il primo exchange al mondo per volume di scambi, ha annunciato recentemente l’apertura di un nuovo ufficio. Pensa che l’isola possa diventare davvero un polo d’attrazione per i grandi nomi del settore?

Certamente. Questa è stata la nostra posizione per molti anni. Infatti è stata una delle ragioni per cui abbiamo scelto di aprire qui la nostra sede centrale.

Nei confronti di questo fenomeno il governo maltese ha tradizionalmente adottato un approccio proattivo ed è all’avanguardia rispetto alle altre nazioni europee.

A questo proposito ci fa ben sperare la notizia dell’istituzione della Malta Digital Innovation Authority (MDIA), che è stata pensata sia per regolamentare le imprese blockchain sia per promuovere Malta come destinazione per le società che operano in questo campo.

E con Exante possiamo dire di aver rivestito un ruolo di apripista in questo spazio, grazie a un hedge fund in bitcoin che abbiamo lanciato nel 2012, un’epoca in cui questa era ancora considerata un’area off limits per la finanza tradizionale.

Cosa ne pensa dell’ingresso di George Soros o della famiglia Rockefeller nel campo degli investimenti legati alle criptovalute, rispettivamente con Soros Fund Management e Venrock? C’è chi dice che arrivano gli “squali?

Sì, sono davvero squali. E la gente li chiama così per un motivo. Per diventare uno squalo nel mondo degli investimenti bisogna essere in grado di identificare le grandi opportunità ignorate dagli altri.

L’unicità della situazione corrente nell’universo delle criptovalute è che questa volta sono gli squali a inseguire i retail sul loro campo da gioco, non il contrario.

L’arrivo di operatori di grandi dimensioni suggerisce il riconoscimento di questo mercato da parte delle istituzioni e aumenterà la transizione verso dei mercati regolamentati, con l’integrazione delle criptovalute nei prodotti di investimento e nelle banche commerciali.

Dopo i record messi a segno negli ultimi giorni di dicembre e nei primi giorni di gennaio, il 2018 ha visto un calo generalizzati dei prezzi, del market cap e dei volumi degli scambi per l’intero mercato delle criptovalute. Anche l’interesse generale è diminuito in modo sostanziale. Cosa, a suo parere, potrebbe invertire questa tendenza?

Come detto prima, l’arrivo di grandi operatori è indice della maturità di questo mercato. Gli exchange e altri progetti infrastrutturali hanno raggiunto dimensioni piuttosto significative. Anche loro si rendono conto che a questi livelli ci deve essere qualche regola del gioco, mentre prima nessuno se ne curava davvero.

La nascita di giurisdizioni “amichevoli” e la delocalizzazione delle imprese di criptovalute possono diventare il prossimo potente catalizzatore di crescita per l’intera industria blockchain.

Ed è evidente che gli operatori di mercato sono attivamente alla ricerca di tali opportunità, come appunto l’esempio di Binance che si sposta a Malta.

Sono tutti segnali di un fermento generale in cui risiedono i semi per l’immissione di nuova liquidità e, a seguire, di un rinnovato interesse da parte del pubblico.

Il bisogno di una regolamentazione del mercato delle criptovalute unificata a livello internazionale è stato uno dei temi toccati dai ministri delle Finanze del G20 a marzo, ma alla fine non è stata raggiunta alcuna posizione comune e la prima proposta è stata rinviata a luglio. Pensa che un piano così ambizioso possa trovare degli sbocchi concreti?

Ovviamente per me è difficile prevedere le decisioni del G20, ma non ritengo che alla fine produrranno nulla di radicale (in senso positivo o negativo).

Ma non credo che al momento le decisioni di tale livello rappresentino una priorità per il mercato delle criptovalute.

Invece può avere un’influenza molto più importante la concorrenza tra giurisdizioni di stati diversi che puntano ad attrarre imprese ad altamente tecnologiche, soprattutto se in presenza di flussi di capitali così ingenti.

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Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno da undergraduate presso la UCL di Londra. Giornalista professionista dal 2007, si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Dopo tre anni presso il desk di Reuters a Milano, ha lavorato per diverse testate, contribuendo tra le altre cose a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia e offrendo servizi di vario genere da inviato per Radio Rai e per le agenzie stampa AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento è responsabile della redazione, della linea editoriale e del coordinamento di un importante sito di informazione economica e finanziaria