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Da quando nel settembre 2017 è stata presa la decisione da parte di Seul di mettere al bando tutte le operazioni di raccolta capitali tramite token launch e ICO, le società della blockchain e delle criptovalute coreane hanno cercato delle piazze più favorevoli per la propria attività. Come risultato, il grosso delle compagnie ha preferito spostarsi a Singapore, dove l’ambiente è più favorevole alle criptovalute.

Per le società sudcoreane è stata una scelta non facile, soprattutto perché i costi di ricollocazione nell’isola tra la Malesia e l’Indonesia sono molto elevati, dai 180 ai 270 mila dollari circa, per creare una società a Singapore e ricevere le consulenze contabili e legali necessarie.

Inoltre la legislazione di Singapore richiede che i token raccolti nelle ICO siano convertiti in denaro Fiat per poter essere utilizzati nelle costituzioni di società o nell’incremento del loro capitale sociale. Si tratta di un’operazione che espone molte NewCo alle bizze delle quotazioni di mercato.

Tra l’altro, spesso le società della Corea del Sud si trasferiscono senza conoscere le normative della città stato.

Intervistato sulla questione il CEO di un Token Launch ha dichiarato, chiedendo l’anonimato: “Quanto parlo con società straniere non capiscono perché le società della Corea del Sud cerchino di fare ICO in altri paesi e non nel proprio, quando poi le società straniere vengono in Corea per incontrare i nostri investitori e le autorità pubbliche cercano di attrarre nuovi investitori”.

Un’evidente contraddizione che è resa più stridente dal fatto che, dopo l’annuncio del divieto di ICO, non è stata né approvata una legge né emesso un regolamento applicativo sulla materia. Insomma un insieme di fatti che rende il comportamento delle autorità di controllo di Seul ancora meno comprensivo.