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Per il popolo turco che negli ultimi tempi ha visto depauperati i propri risparmi e ha assistito inerme al crollo del proprio potere d’acquisto, le criptovalute stanno diventando un’alternativa alla divisa nazionale.

Non solo come strumento di investimento ma anche proprio come moneta di scambio.

In 12 mesi la lira turca ha perso circa il 65% del suo valore rispetto al dollaro americano. E un Paese come la Turchia, colpito da un’inflazione galoppante e finito nel mirino delle sanzioni Usa, diventa di riflesso un laboratorio naturale per sperimentare la resilienza del bitcoin come bene rifugio.

È il parere espresso da Anatoliy Knyazev, fondatore del broker Exante, il primo al mondo a offrire un fondo di investimento in bitcoin.

Malgrado l’elevata volatilità che contraddistingue il mercato delle crypto e in particolare del bitcoin, la situazione economica e finanziaria difficile di Ankara potrebbe rafforzare lo status di “oro digitale” della crypto.


Gli esempi di Turchia e Venezuela potrebbero fare scuola

Gli esperti del settore crypto ritengono gli esempi di Turchia e Venezuela, che ha appena tolto cinque zeri al bolivar per associarlo al Petro, criptovaluta la cui stabilità viene garantita dal legame con un barile di petrolio, dimostrano che quando le monete nazionali diventano troppo deboli o rischiose i cittadini non hanno paura di rivolgersi al mondo delle valute digitali.

In Turchia come in Argentina e in Venezuela, la grande sfiducia nei confronti delle banche e nelle monete di stato iperinflazionate spinge il popolo a cercare alternative”, commenta Giovanni Oddi, Chief Operating Officer dell’Exchange di criptovalute DQR.

Il drastico calo di prezzo del bitcoin nel 2018 lo ha reso un investimento con un punto di ingresso interessante. Ma il grande potenziale della crypto non risiede nel fatto che possa essere usata per meri fini speculativi.

La situazione turca sta dimostrando di essere terreno fertile per una moneta decentralizzata come il bitcoin, che, proprio come da progetto del suo creatore, potrebbe prendere il posto della valuta locale e mostrare tutto il suo potenziale come moneta di scambio e non solo come asset speculativo”.

Crollo lira turca: quasi un turco su cinque investe in bitcoin e crypto

In uno Stato in cui la banca centrale impone timide contromisure al crollo della valuta nazionale, senza trovare il coraggio di imporre una stretta monetaria per arginare l’iperinflazione, è quasi naturale che il popolo turco prima o poi si stanchi e preferisca cercare alternative. E il bitcoin e le altre crypto sono tra le prime scelte.

Un sondaggio di ING International condotto in giugno mostra che a marzo il 18% dei turchi ha investito in bitcoin e altre monete digitali, il doppio della media europea. Siccome la lira turca si è ulteriormente indebolita e la paura di un aggravarsi della crisi si è intensificata, è probabile che le cifre si siano gonfiate ancora da allora.

I motivi dell’incremento della domanda di crypto è di conseguenza facilmente spiegabile: “il mix esplosivo di iperinflazione e sfiducia nelle istituzioni”, osserva Knyazev, “crea delle condizioni ideali per una moneta decentralizzata e deflattiva come il bitcoin”.

Non fosse per la volatilità sarebbe il bene rifugio ideale

Rimangono ancora delle barriere da superare, tuttavia. Su un campione di 14.828 persone interpellate, la maggioranza ha espresso timori circa il pericolo che si può correre scommettendo i propri soldi in un mercato volatile come quello delle valute digitali.

Detto questo, l’incremento della popolarità del bitcoin in Turchia, come certificato dai dati diffusi da ING, potrebbe essere la prova di una trasformazione in atto.

L’esempio turco potrebbe essere destinato a fare scuola”, secondo Knyazev: “non solo la percentuale di cittadini che detiene crypto è doppia rispetto alla media Ue, ma gli acquisti di BTC con lira turca sugli exchange locali non si sono fermati nemmeno davanti al sovrapprezzo di circa il 25% rispetto alle piattaforme fuori dal paese”.

Insomma, la criptovaluta in alcuni casi viene ritenuto addirittura l’asset ideale su cui investire i propri risparmi.

Persino un crypto scettico come il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman ha dovuto riconoscerlo: come riserva di valore il Bitcoin potrebbe avere più futuro e un dunque un valore più prezioso dell’oro, bene rifugio per antonomasia.

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Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno da undergraduate presso la UCL di Londra. Giornalista professionista dal 2007, si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Dopo tre anni presso il desk di Reuters a Milano, ha lavorato per diverse testate, contribuendo tra le altre cose a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia e offrendo servizi di vario genere da inviato per Radio Rai e per le agenzie stampa AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento è responsabile della redazione, della linea editoriale e del coordinamento di un importante sito di informazione economica e finanziaria