La relazione tra arte e crypto va a gonfie vele. Ci sono musei che comprano opere d’arte pagando in bitcoin, come fa da qualche anno l’Austrian Museum of Applied Arts; e la London Gallery vende le opere di artisti contemporanei in cambio di bitcoin, ether e dash.

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Ma c’è da registrare anche un altro fenomeno: la nascita dei crypto artist, artisti che usano la loro arte per divulgare i vantaggi delle criptovalute e della blockchain.

Il papà dei crypto artist è un ragazzo californiano di nome Peter, che nasconde la sua reale identità dietro lo pseudonimo di Cryptograffiti. La sua arte è varia: realizza quadri, esposizioni di street art, ed è anche designer di t-shirt e creatore di sticker originali.

Ha iniziato a fare “crypto arte” nel 2013 e non si è mai fermato. Una sua opera può costare decine di migliaia di dollari. Ecco qualche curiosità su di lui.

Chi è Cryptograffiti

Non ama le interviste, abbiamo provato a raggiungerlo, ma ha cortesemente declinato. Eppure sa come far parlare il mondo della sua arte: hanno scritto di lui Bloomberg, New York Times, Forbes, The Wall Street Journal, solo per citarne alcuni.

Nel 2011 si avvicina per caso al mondo delle crypto. Deve fare un regalo a un amico ingegnere appassionato di bitcoin ed aerei, che lo ha aiutato in un progetto. Per ringraziarlo, realizza un primo disegno su una t-shirt: un bitcoin “volante” con un’elica in cima.

All’epoca sa poco o nulla di bitcoin, ma inizia a informarsi. Va sui forum, si mette in contatto con altri membri della community e si interroga su come dare il suo contributo.

Nel 2013 l’idea che gli cambia la vita: creare crypto art capace di veicolare un messaggio politico. Lo fa in modo innovativo, usando per i suoi quadri pezzi di quel mondo che le crypto e la blockchain stanno mandando in frantumi, come le carte di credito usate allo stesso modo delle tessere di un mosaico.

Il suo nome inizia a circolare nella community grazie al suo primo capolavoro: un ritratto di Satoshi Nakamoto, realizzato proprio con carte di credito frantumate e legno. Lo vende per 17 bitcoin, a un valore di circa 78mila dollari.

A questo, sono seguite altre opere molto apprezzate, come “Currency State of Mind”  “Global Disruption”.

Fino all’ultima, “Terrible Store of Value”, che ritrae Jamie Dimon, il Presidente e CEO di JP Morgan Chase & Co, da sempre critico nei confronti delle crypto. L’opera presenta un Dimon “disintegrato”, per mettere in risalto la perdita di fiducia nei confronti del sistema bancario. L’opera è stata venduta per 33mila dollari, pagati in criptomonete.

 

“La mia arte ha lo scopo di diffondere la consapevolezza della tecnologia. Anche le maglie le concepisco come dei mini tabelloni per trasmettere messaggi. Per farlo, è importante mettere un po’ di humor, un’arma fondamentale in un fenomeno rivoluzionario come blockchain e crypto”, spiega in una sua intervista a Bitcoinist.

L’ondata dei crypto artist

L’esempio di Cryptograffiti ha ispirato anche altri crypto artisti, come Kevin Abosch, l’irlandese autore di Yellow Lambo, un’installazione composta da 42 caratteri alfanumerici in un neon giallo che rappresentano il “contract address” di un token chiamato Ylambo, che l’artista stesso ha creato. L’opera è stata comprata per ben 400mila dollari, dal venture capitalist ex Skype, Michael Jackson.

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Giancarlo Donadio
Giancarlo inizia a scrivere di business con Millionaire. Con la rivista di Milano collabora alla realizzazione di "Startup. Sogna, credici, realizza. Dall'idea al successo” per Hoepli. Dal 2016 collabora con Startupitalia! dove si specializza su fintech, blockchain, criptovalute, all'interno della rubrica SmartMoney. Oggi è cofondatore di Pandant, web agency focalizzata su content marketing e personal branding