Il Governo italiano ha elaborato il cosiddetto “Decreto Semplificazioni 2019” che introduce norme interessanti anche sul profilo giuridico dei dati conservati in blockchain.

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Il testo del decreto è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 ottobre 2018 e contiene diverse novità per promuovere l’innovazione e le nuove tecnologie.

Tra queste, una in particolare è dedicata alla definizione dei registri distribuiti ed un’altra al “sostegno, con un fondo di venture capital con Cassa Depositi e Prestiti, alle startup innovative che investono in questa tecnologia”.

L’obiettivo sarebbe quello di dare piena validità giuridica ai dati conservati nelle blockchain o nei registri distribuiti.

Il decreto nello specifico utilizza la parola “blockchain” per indicare non solo i registri a catena di blocchi, ma tutti i registri distribuiti (DLT).

Il testo specifica che la blockchain avrà “la stessa validità giuridica attribuita a informazioni e dati certificati attraverso l’uso di altre tecnologie”.

Le “tecnologie basate su registri distribuiti” vengono definite come i “protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche” e sono finalizzate alla registrazione e convalida di dati “verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili”.

Quindi, qualora si verifichino queste condizioni, in Italia i dati registrati e convalidati su blockchain pubblica o registri distribuiti saranno considerati dati certificati.

Questo non significa che i dati saranno ritenuti corretti e veritieri, ma che la registrazione delle informazioni, con tanto di data, ora e mittente (anche se pseudo-anonimo), andrà considerata certa e inoppugnabile.

La relazione aggiunge anche alcune ipotesi di possibili applicazioni della certificazione dei dati su blockchain, ad esempio per passaporti e certificati anagrafici, registri aziendali o scolastici, riscossione delle imposte e gestione di identità digitali, ma anche per l’utilizzo di smart contract, tracciabilità di transazioni, contrasto alla contraffazione.

Quando queste nuove norme entreranno in vigore, essendo le blockchain pubbliche già operative, sarà ad esempio possibile dare valore legale alle registrazioni effettuate tramite OpenTimestamps, che serve per dimostrare che alcuni dati esistevano prima di una certa data, grazie ad una registrazione sulla blockchain di Bitcoin.

OpenTimestamps è un progetto open, che consente a chiunque di realizzare il proprio timestamp su blockchain senza autorizzazione e pagando solo le spese della transazione sulla blockchain di Bitcoin.