Oggi a Milano si è tenuto l’evento Wired Trends dedicato al Money, identificato come quel settore che nel corso del 2018 si è evoluto maggiormente grazie a criptovalute, microtransazioni e app.

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Ad evento concluso, sembra che la parola d’ordine dell’evento, in cui si è parlato anche delle tendenze in vista del 2019, sia stata consapevolezza.

I dati riportati dal primo relatore, il Presidente Nando Pagnoncelli di IPSOS, azienda di Analisi e Ricerche di Mercato, pongono l’Italia al primo posto con il 100% nel tasso Misperception Index, cioè quello scostamento tra la realtà percepita e la realtà effettiva in ambito finanziario ed economico monetario.

L’Italia sarebbe infatti la nazione dove la percezione è più lontana dai fatti, secondo il risultato dell’analisi: in classifica seguono gli USA e al terzo posto la Francia.

Esponenti come Alfonso Fuggetta, CEO di Cefriel, specialisti nella facilitazione del rapporto tra imprese ed università in ambito innovazione tecnologica, e Francesco Leone, Partner e Managing Director di The Boston Consulting Group, si sono invece focalizzati sui concetti di trasformazione e adattamento.

In particolare, alla domanda riguardante il tema blockchain, Foggetta ha affermato che la tecnologia sta attraversando un momento di hype:

“Non ci accorgiamo dell’immaturità della conoscenza che abbiamo sulla blockchain. Stiamo parlando di un modello che cambia profondamente il rapporto tra le aziende. […] Blockchain è da intendere come un fattore di sicurezza e ci vuole fiducia. Serve dunque una nuova cultura d’impresa capace di affidare la propria gestione e sviluppo non più a dei firewall, ma ad un algoritmo. Alcune aziende sono ancora legate alle mentalità dettate dal settore, alcune invece spingono per comprendere la nuova tecnologia, ma ci sono anche aziende che la vedono come una scatola oscura”.

Tony Gherardelli, Responsabile Diffusione Cultura dell’Innovazione di Intesa Sanpaolo Innovation Center, si è invece concentrato sull’innovazione da intendersi come cambiamento culturale e la tecnologia come fattore abilitante.

L’unica domanda in merito a Bitcoin è stata invece rivolta a Massimo Amato, professore di Storia economica e Storia del pensiero economico dell’Università Bocconi di Milano, nonché autore del libro “Per un pugno di Bitcoin” uscito da poco nella seconda edizione dopo aver venduto tutte le copie della prima edizione 2016.

Il professore della Bocconi, ha cosí risposto:

Bitcoin è come un “Tulipano Virtuale”, cioè un asset su cui speculare come se fossero semi di tulipano, sperando in bene, mentre se va male si crede che è possibile ripiantarli cosí che possa nascere una nuova pianta. Ma Bitcoin non è neanche questo”.

Amato continua:

Il problema di Bitcoin è che manca di responsabilità, tanto che l’identità del suo creatore è rimasta anonima, oltre che ha una quantità limitata disponibile, cosa che non è un bene per essere definita moneta. Bitcoin è un meccanismo cieco, un’anatra decapitata, non ci sono responsabili di sistema e questo è pericoloso”.

Infine, Amato ha concluso con ulteriore critica a Bitcoin e ai suoi ideatori, cioè di aver avuto quel dubbio pregio di riconoscere che lebanche fanno schifoe aver creato un sistema per eliminarle invece che riformarle.

Al contrario, Amato ha promosso quelle realtà di monete virtuali complementari per supportare la moneta ufficiale come ideali per risolvere le tematiche internazionali e di costi di transazione, introducendo anche l’innovazione tecnologica come le microtransazioni, citando a questo proposito come esempio solo il circuito commerciale Sardex.

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Stefania Stimolo
Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.