Ci sono stati diversi tentativi di creazione di moneta digitale prima dell’invenzione di bitcoin che ormai tutti conosciamo.

Read this article in the English version here.

La creazione di Bitcoin non è stata un evento unico frutto della genialità di una singola persona, quanto piuttosto il risultato di un cammino che prese l’avvio con la diffusione delle tecnologie digitali e che cercava, in un processo di prove ed errori, di giungere ad una soluzione che fosse in grado di bilanciare efficienza, sicurezza e decentralizzazione.

Da questo punto di vista Bitcoin non appare più come una sorta di “Big Bang”, ma come un processo darwiniano di lenta selezione, partito da molto lontano.

Cerchiamo di analizzare quindi cosa succedeva con la moneta digitale prima di bitcoin e quali erano stati i tentativi che l’hanno preceduto.

La benzina

Prima della diffusione dei POS, qualcuno si era già trovato nella necessità di risolvere il problema di fornire un pagamento sicuro ed elettronico. Nell’Olanda di fine anni ‘80, dove i distributori di carburante notturni erano spesso vittime di rapine, un gruppo di gestori si associò e creò un sistema di carte prepagate, rappresentative di denaro, che potevano essere spese da parte dei clienti abituali per poter rifornirsi di carburante.

Il servizio era ovviamente centralizzato, ma veniva incontro alla necessità di effettuare pagamenti sicuri, verificabili, istantanei e senza l’intermediazione creditizia.

DigiCash

Nello stesso periodo David Chaum studiò il settore e creò DigiCash. La sua creazione prevedeva una valuta tokenizzata il cui trasferimento poteva avvenire da persona a persona con una similarità molto grande con Bitcoin.

Per evitare che passassero delle informazioni indesiderate egli utilizzò un sistema che definì la “Blinding Formula”, che da un lato confermava la legittimità e l’esistenza del token, ma dall’altra ne impediva la tracciabilità, da cui il termine utilizzato di Blinded cash. Se oggi non paghiamo in DigiCash è perché Chaum fu molto avido e rifiutò un’offerta da 100 milioni da Microsoft. DigiCash fallì poi nel 1999.

eGold

eGold nasce con l’idea di emettere un sistema di pagamento basato su carte di credito con backing in oro. Il prezioso metallo veniva dematerializzato e rappresentato in una carta.

Purtroppo il problema presentò dei gravi problemi di sicurezza e la società fallì nei primi anni 2000. Non c’era la blockchain e questo condusse a numerose truffe.

Wei Dai e B-Money

A fine anni novanta lo sviluppatore Wei Dai cercò di superare i limiti posti da Paypal tramite l’idea di B-Money, un sistema di pagamento che doveva essere distribuito, digitale ed anonimo.

Questo avveniva attraverso due canali di trasmissione, uno anonimo ed uno pubblico, la cui sincronicità verificava la transazione. Wei Dai non attrasse sufficiente attenzione dagli investitori, ma ebbe l’onore di essere citato da Satoshi Nakamoto.

Nick Szabo e BitGold

Nick Szabo cercò di lanciare BitGold, una valuta digitale decentralizzata in cui per la prima volta si poneva l’accento sulla distribuzione comunitaria della gestione della valuta e sulla creazione di un algoritmo Proof of Work per limitarne la produzione ed evitare fenomeni inflazionistici.

Szabo non ebbe però fortuna nell’attrarre attenzione sulla sua creazione.

HashCash

Un altro esperimento di moneta digitale prima del bitcoin, basato su un primo tentativo di Proof of Work fu HashCash.

Si trattava di una valuta digitale, che per un certo tempo ebbe anche successo, che si poneva come obiettivo anche la capacità di resistere ad una serie di accatti hacker fra cui quelli DDOS. L’uso di una forma di PoW doveva anche limitarne la distribuzione ed aveva molte possibilità potenziali poi sfruttate da BTC e da altre criptovalute.

Ciò che portò alla decadenza HashCash fu il superamento dell’algoritmo PoW da parte della capacità di elaborazione dei processori, che ne portò all’iperinflazione.