Diar ha appena pubblicato un report sull’andamento del mining di bitcoin nel 2018, con attenzione particolare all’andamento dei pool.

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Prima di tutto, bisogna notare che l’attività di mining di BTC ha visto un calo vertiginoso nella redditività, essendo passata da 1,2 miliardi di dollari nel gennaio 2018 ai 210 milioni nel dicembre dello stesso anno, con un significativo calo dell’83%, anche se comunque la profittabilità totale si è mantenuta sui 5,8 miliardi.

Un’evoluzione del genere ha ovviamente portato ad una ridefinizione dell’hash power durante l’anno, con un picco raggiunto quando il valore di BTC era ancora superiore a 6mila dollari ed un suo successivo precipitare sino a fine novembre, segno che, a quelle condizioni, si era raggiunta la profittabilità minima.

L’aumento sensibile dei prezzi avvenuto a dicembre 2018 ha portato comunque ad un incremento nell’attività di mining, segno che i minatori non sono scomparsi, ma semplicemente sono “Entrati in letargo”, attendendo un’evoluzione positiva del prezzo.

Questo indica che la capacità di mining di bitcoin è flessibile e modellabile a seconda del prezzo e che una volta entrati sul mercato ed effettuato l’investimento nelle macchine ASIC i minatori, in caso di riduzioni del prezzo, le spengono, non le demoliscono.

Interessante è anche l’andamento dei mining pool e la loro evoluzione durante l’esercizio trascorso.

Si è assistito ad un progressivo calo del peso dei pool tradizionali di bitcoin, come BTC.com e Antpool, a vantaggio dei miner che non svelano i proprio dati, gli anonimi.

Questi miner anonimi potrebbero essere sia singoli miner indipendenti, sia parte dei pool maggiori, ma che mantengono i propri dati riservati.

I miner anonimi sono passati dall’essere meno del 10% nel gennaio 2018 a superare attualmente il 20%.

Bitmain, che controlla BTC.com, Antpool e ViaBTC, ha iniziato il 2018 controllando il 53% dell’hashing power, per terminare l’anno con meno del 40%.