Il tribunale di Firenze ha dichiarato il fallimento di Bitgrail e di Francesco Firano mettendo la parola fine all’exchange italiano, a seguito dell’hack subito nel 2018.

Il 9 febbraio 2018, infatti, la piattaforma aveva comunicato la “sparizione” di 17 milioni di Nano (ex Raiblocks), dichiarando di aver depositato denuncia alla Polizia Postale, bloccando l’operatività (già fortemente ridotta da gennaio).

Successivamente, Bitgrail (14.03.2018) aveva proposto una “Bitgrail shares” per ristorare gli utenti dell’80% dei token Nano che erano stati soggetti di hack attraverso un piano di riacquisto, piano poi modificato proponendo la devoluzione del 50% delle fee di trading.

Bitgrail ha quindi provato a riaprire le operazioni il 02.05.2018, ma il tribunale ha provveduto, nelle more dell’udienza prefallimentare, a bloccare il sito nonché a sequestrare il patrimonio della società e della persona fisica.

Dalle sentenze emergono elementi e fatti che gettano ombre sull’intera vicenda dell’hack di Bitgrail, dato che pare che i primi ammanchi risalgano al maggio 2017.

Gli utenti, senza alcuna verifica sulla identità ovvero sull’indirizzo IP, si registravano sulla piattaforma depositando criptovaluta sui conti aperti: ogni sera Bitgrail spostava le criptovalute da tali conti in un conto centralizzato intestato alla piattaforma stessa.

Da tale conto avvenivano poi i prelievi, vale a dire le istruzioni che Bitgrail, a seguito della richiesta dell’utente, inviava al nodo (software sotto il controllo della piattaforma) per soddisfare le richieste.

Dalle Sentenze traspare che il sistema, in caso di richieste reiterate dello stessa operazione, moltiplicava i prelievi degli utenti permettendo l’ammanco.

Il software di Bitgrail non era in grado di verificare e gestire l’esito delle richieste di prelievo da parte degli utenti che venivano rigirate direttamente al nodo Nano, con la conseguenza che tali istruzioni venivano moltiplicate, non avendo il meccanismo di comunicazione le caratteristiche di idempotenza (proprietà di eseguire una sola volta un comando anche se impartito più volte, anche se identico e in rapida successione).

Ad oggi risultano sotto sequestro circa 2.345 bitcoin e 4 milioni di Nano alla società e circa 170 bitcoin e oltre 500.000 euro sequestrati presso terzi.

La Polizia Postale ha ricostruito i movimenti di Bitgrail, indicando i profitti della stessa (per il periodo 01.11.2017 – 30.01.2018) di quasi 2 milioni di euro, di cui i tre quarti per le commissioni sugli scambi e il rimanente per i prelievi effettuati.

Si apre la fase fallimentare con tutte le difficoltà che il giudice e i due curatori dovranno risolvere, più che altro di composizione tra le norme della procedura fallimentare e la natura della criptovaluta.

Le istanze di insinuazione al passivo e le istanze di rivendica dovranno essere effettuate con le forme e le procedure della normativa fallimentare.

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