Bitcoin non è anonimo, parola di Andreas Antonopoulos. Il noto esperto di sicurezza e guru di Bitcoin, durante una sessione di Q&A, è ha parlato dell’anonimato della criptovaluta, affermando:

“Molta gente pensa che Bitcoin sia anonimo. Non è anonimo, ma vagamente pseudo-anonimo, il che vuol dire che se fai un grosso sforzo dal punto di vista della sicurezza operativa e sei molto attento puoi rimanere anonimo per un periodo di tempo limitato, e questa non è una buona notizia”.

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Il tema della riservatezza delle transazioni è molto importante e lo stesso Antonopoulos afferma, giustamente, che questo tema può addirittura portare alla fine della civiltà.

I precedenti sul tema sono per lo meno inquietanti:

“ Infatti l’idea di una sorveglianza di tutte le forme di denaro è relativamente recente. L’idea è nata nel 1971 con il “Bank Secrecy Act” firmato dal Presidente Nixon, che ritengo essere il peggior presidente di sempre. Questo sogno è iniziato nel 1971 ed è finito nel 2009, non in modo definitivo, ma abbiamo iniziato a mettere il primo chiodo alla bara”.

Certo è che “Tricky Dick”, come era conosciuto Richard Nixon all’epoca, ha compiuto nel suo mandato atti estremamente dubbi, come ad esempio lo spionaggio dei democratici che ha portato allo scandalo Watergate.

Antonopoulos Bitcoin non è anonimo

Forse, ritenerlo l’origine di tutti i mali è eccessivo, ma sicuramente l’epoca moderna è stata contraddistinta da questo desiderio di controllo assoluto sulle persone. Secondo Antonopoulos il mondo ha bisogno di una tecnologia molto più sicura per quanto riguarda la riservatezza delle transazioni e l’evoluzione della conoscenza sta iniziando a fornire risultati:

“Quindi penso che questa sia la nostra maggiore priorità con Bitcoin. Esistono tecnologie che sono a prova di proiettile, con transazioni confidenziali e se noi le applichiamo bene sul primo livello, le possiamo applicare anche meglio sul secondo livello”.

Nel 2017 la chiusura di Bitmixer, il più grande “mescolatore” di hash di transazioni di bitcoin, chiuse affermando che la valuta virtuale non era sicura e che poteva essere tracciata perfino dopo il transito in un mixer che, mescolando le tracce, avrebbe dovuto renderle anonime.

Già da anni vi era la sicurezza che le agenzie federali fossero in grado di tracciare BTC, anche se con un un certo sforzo e non in modo immediato, ma raccogliendo diversi frammenti informativi.

Eppure una società libera ha necessità di una valuta virtuale anonima, almeno sino ad un certo grado, perché l’anonimia protegge la libertà: un caso evidente e recente è quello del pugile dei gilet gialli francesi Christophe Dettinger.

Una raccolta fondi per aiutare la sua famiglia è stata chiusa dalle autorità che hanno minacciato perfino di perseguire chi avesse fatto le relative donazioni. Non può esistere una società libera se non è anonima, almeno sino ad un certo livello la cui determinazione è un elemento delicato nella definizione della società stessa.

Attualmente esistono soluzioni ancora più sicure come Grin che, utilizzando il protocollo MimbleWimble, è totalmente anonima.