Si è parlato molto della tecnologia blockchain negli ultimi anni, soprattutto per la sua applicazione nel settore finanziario ma anche nella pubblica amministrazione.

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Satoshi Nakamoto ha dato vita alla tecnologia e l’ha applicata al settore finanziario. La sua principale innovazione è stata bitcoin, una valuta virtuale scambiata su un mercato designato, dove ogni transazione è minata, registrata, etichettata con un hash e i dati sono stati trasmessi su di un registro immutabile.

Semplicemente, c’è stata un’enorme ventata di entusiasmo per questa innovazione che, secondo i più entusiasti, potrebbe trasformare le fondamenta stesse del sistema economico.

In sintesi, chi si schiera a favore di Bitcoin e della blockchain si riferisce a due caratteristiche principali che le strutture economiche classiche non sono state in grado di fornire: una rete decentralizzata, e l’immutabilità dei blocchi registrati, impedendo così di hackerare il sistema.

In passato, il denaro digitale ha significato una rete di computer gestiti da pochi individui, che controllavano ogni singola transazione avvenuta tra le parti. Questo ha portato molti esperti e utenti a percepire il vecchio sistema finanziario, come un sistema di dubbia sicurezza. Al contrario, la blockchain si propone come il sistema che potrebbe distruggere l’economia basata sulla fiducia di oggi, affidando una rete di computer matematicamente incorruttibili.

Tale è l’entusiasmo sul modello innovativo della blockchain che fin da subito si è pensato di implementarla nel settore della pubblica amministrazione.

Nel novembre 2018, l’applicazione della blockchain nel settore della pubblica amministrazione è diventata realtà quando un’elezione locale in Virginia è stata gestita con un sistema di voto blockchain, utilizzando un’applicazione che ha permesso anche ai soldati e ai cittadini statunitensi residenti all’estero di partecipare alle elezioni.

Più recentemente, in un documento pubblicato dalla Deloitte University Press, Jason Killmeyer, Mark White e Bruce Chew affermano come l’espansione del sistema di blockchain nel settore della pubblica amministrazione possa essere utile soprattutto nella gestione dei documenti d’identità e nella registrazione dei terreni, oltre al voto.

Per loro, il fatto che molti esperimenti di blockchain sono già stati – e sono in programma – attuati dai governi di molti Paesi, dall’Asia al Nord America, dall’Africa e dall’Europa, è una prova che la blockchain potrebbe fornire molte delle innovazioni di cui gli attuali sistemi politici hanno bisogno. Il decentramento della registrazione catastale potrebbe eliminare costosi ed inutili livelli di intermediazione e la digitalizzazione delle identità potrebbe fornire un controllo individuale ed esplicito sugli elementi identitari e sui modi in cui sono condivisi.

Tuttavia, se è vero che il sistema blockchain mira alla completa rimozione delle transazioni e delle operazioni basate sulla fiducia, come definiamo l’atto di affidamento di denaro, documenti e di identità, ad un mercato digitale controllato da una network di parti terze?

Questa valida argomentazione è stata avanzata da Bruce Schneier, il quale afferma che il modello blockchain non elimina necessariamente la fiducia. Piuttosto, cambia le istituzioni a cui si affidano i propri soldi e dati.

Mentre la blockchain sembra demolire la necessità di una transazione tradizionale basata su una fiducia di terzi, alcuni sostengono che nel settore pubblico essa si sostituirebbe ad una fiducia piú o meno cieca nella tecnologia. Se da un lato, la tecnologia funziona come una garanzia che le regole che si stabiliscono si applicano per tutti allo stesso modo, alcuni hanno sollevato dubbi sulla equità di chi poi de facto implementare il sistema blockchain nella pubblica amministrazione

Per questo, nonostante i grandi benefici che la tecnologia blockchain potrebbe portare al settore pubblico, aspettiamo ulteriori evoluzioni future che possano garantire maggiore fiducia e privacy ai cittadini.