Cresce la paura per la Brexit e per la sterlina. I timori si focalizzano sull’impatto che la Brexit avrebbe sui sistemi di pagamento, soprattutto in considerazione del fatto che la Gran Bretagna è per lo più una potenza dei servizi finanziari.

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Non solo sterline

Per questo motivo sta aumentando il numero dei rivenditori che offre la possibilità di pagamenti con valute alternative alla sterlina. Analizzando 250 tra i più grandi rivenditori del Regno Unito si è scoperto un aumento di coloro che accettano in pagamento valute internazionali. Dollaro ed euro in primis.

Ma non è escluso nemmeno lo yen (+1%). La conferma arriva da uno studio di Visualsoft, società di monitoraggio e analisi dei flussi di e-commerce. I numeri parlano chiaro. Come detto, dei 250 rivenditori esaminati l’81% accetta pagamenti in divise internazionali, un livello in crescita del 62% rispetto a quanto rilevato nel 2017.

I nuovi protagonisti dei metodi di pagamento

A quanto pare ad essere diversificato non è solo la valuta ma anche il metodo di pagamento ed ancora di più gli istituti di credito usati.

In quest’ultimo caso si è visto, ad esempio, un aumento dei prodotti finanziari offerti da istituti di credito come Klarna, nome fino a qualche tempo fa praticamente sconosciuto ai più.

Ma si tratta pur sempre di una piccola parte. Infatti, la stragrande maggioranza si muove ancora su carta di credito e di debito. Anche gli stessi rivenditori, per la precisione il 23% del totale degli intervistati, non offrono alternative alla carta di credito.

Ancora qualche diffidenza

Un problema non indifferente come ha fatto notare Dale Higginbottom, responsabile CRO di Visualsoft:

“Le cifre confermano l’adozione di nuovi metodi di pagamento in vista di una serie di incertezze derivanti dalla Brexit. “Ma, allo stesso tempo, notiamo che fino a un quarto dei consumatori abbandona le transazioni cash perché il rivenditore non fornisce il metodo di pagamento richiesto”. Offrire una vasta gamma di opzioni è un modo importante per i rivenditori , opzione che permette loro di massimizzare il potenziale di vendita, ma troppi non lo fanno ancora.”  

Finanza in metamorfosi

Ma se da un lato si guarda con timore all’avvicinarsi del 29 marzo, deadline entro la quale, a meno di clamorose sorprese, Londra dovrà dire addio all’UE, dall’altro alcuni pensano che la Brexit potrebbe offrire molte opportunità per le startup finanziarie, in particolare quelle che si concentrano sulla cosiddetta “Reg Tech”.

La finanza cambia, con l’arrivo delle nuove tecnologie ,ma anche di nuove valute come le crypto e nuovi metodi di pagamento e anche di nuovi metodi di raccolta fondi come il crowdfunding e le ICO. Da qui la necessità di imporre regole da parte delle agenzie governative per il controllo dei flussi di capitali. Lo scopo è quello di potenziare le norme anti-riciclaggio e prevenire le frodi.

Sebbene ultimamente la Brexit ha causato la sospensione di un progetto blockchain, le crypto potrebbero essere una soluzione alle problematiche di metodo di pagamento causate dalla frattura inglese.

Infatti, non solo potrebbe essere utile per investire e prevenire eventuali crolli del valore della sterlina, ma anche per accettare pagamenti in altre valute internazionali oltre al dollaro e all’euro, che siano extra territoriali.

Secondo una ricerca di YouGov, un inglese su cinque pensa che bitcoin diventerà di uso comune come il cash o l’uso di carte di debito e credito, sottolineando quindi come un buon numero di abitanti degli UK già conoscono ed usano le crypto.

Certo è che sono tutte previsioni e tutte contrastanti: non è detto che la sterlina crolli, potrebbe anche aumentare di valore.

Boom del Reg Tech

Con l’avvento della blockchain si è presentata anche la necessità di regolamentare il settore della contrattualizzazione. Si tratta di problematiche complesse che purtroppo le aziende si trovano a dover affrontare sempre più spesso e davanti alle quali ci si trova altrettanto spesso impreparati.

Da qui la RegTech, ovvero aziende (spesso startup) che analizzano ed offrono tecnologie dedicate alle imprese con l’obiettivo di permettergli di essere in regola con le diverse normative vigenti, ottimizzandone la produttività.

Brexit e sterlina: un legame particolare

Un caso eclatante che lega Brexit e sterlina si è verificato proprio durante la notte del famoso referendum, lo stesso che a suo tempo, decretò l’addio di Londra all’Unione Europea.

Ebbene, in quell’occasione, l’effetto Brexit non spaventò bitcoin, che iniziò a salire: dai 625 dollari registrati 24 ore prima (si parla del 22 giugno 2016) arrivò a quotare 680. Un comportamento anomalo vista la volatilità del settore.

Ancora di più se si guardava alla sterlina (che in contemporanea toccava i minimi dal 1985) e all’oro (in poderoso rialzo perché bene rifugio per eccellenza).