Il mondo spinge verso la blockchain e probabilmente anche i dati notarili non saranno immuni a questa tecnologia, con un rapporto che diventerà sempre più stretto.

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La Comunità Europea ha stanziato quasi 400 milioni per lo sviluppo della blockchain e il Governo italiano ha introdotto, attraverso un recente decreto, il concetto di blockchain e distributed Ledger technologies nell’ordinamento italiano, conferendo ad essi il potere di dare valore giuridico alle informazioni in essi caricati.

Ma nella pratica, quale potrebbe essere l’incidenza di queste tecnologie nel mercato?

Qualche anno fa un ristoratore milanese aveva scritto un testamento e lo aveva nascosto in un cassetto. Pare che la signora che lo aiutava con le pulizie lo avesse in seguito manipolato, designandosi tra i beneficiari dell’importante eredità. Al decesso del nostro è, ovviamente, insorta una causa tra la donna e i figli del defunto. Una causa che, a distanza di anni, ancora non si è conclusa.

Per tutelarsi da situazione analoghe, sino ad oggi il de cuius poteva unicamente rivolgersi ad un notaio o ad un avvocato, corrispondendo una parcella che in Italia oscilla tra i 700 e i 2000 euro.

La blockchain e i dati notarili

In Italia i notai detengono una sorta di monopolio degli atti che, per legge o per scelta, necessitano di una validazione giuridica. Tuttavia, le parcelle, spesso proibitive, le lungaggini burocratiche e la macchinosità del sistema fanno desistere tanto i privati quanto le aziende dall’utilizzare i loro servizi, anche quando esiste un interesse ad una maggiore tutela.

Attraverso servizi che si avvalgono della blockchain, tuttavia, sarà possibile bypassare queste figure professionali, risparmiando tempo e, soprattutto, denaro.

I notai stessi, un po’ per non restare indietro rispetto alla tecnologia, un po’ per poter offrire servizi alternativi ed intercettare nuovi clienti, hanno sviluppato una “blockchain privata”, un DLT non decentralizzato chiamato “notarchain” attraverso una collaborazione con IBM, già nota per aver sviluppato la famosa blockchain di Carrefour nei mercati globali.

Il problema di questi sistemi privati è che non garantiscono al 100% l’inalterabilità delle informazioni inserite: chi ha il controllo della piattaforma può, di fatto, manipolare tutto ciò che viene archiviato attraverso di essa.

Per avere la certezza dell’immutabilità, un utente che voglia avvalersi di un servizio di notarizzazione alternativo farebbe bene ad utilizzare una blockchain “pura”, ossia una di quelle dove non ci sono utenti privilegiato: un network peer to peer, tra utenti di pari livello, come quella di Bitcoin.

Rapporto Dati Statistici notarili in Italia

Secondo il “Rapporto Dati Statistici Notarili”, in Italia vengono registrati oltre 2.800.000 atti ogni anno. Ma solo il 6% per obbligo di Legge.

Essendo gli atti che devono essere necessariamente redatti da un notaio estremamente limitati nel numero, è evidente che un servizio di notarizzazione digitale su blockchain è potenzialmente d’interesse, grazie alla sua semplicità ed economicità, per ogni privato e per ogni azienda, di ogni settore.

Chi non vorrebbe regolare molteplici aspetti del proprio quotidiano, sia professionale che privato, accedendo ad una tutela che magari prima veniva trascurata a causa dei suoi costi eccessivi?

Si pensi, inoltre, a quali vantaggi in termini di risparmio le Pubbliche Amministrazioni andrebbero incontro adottando questa soluzione, sia per il denaro pubblico che per il risparmio di tempi e carte.

Il 27/11/2018 è stato pubblicato infatti il nuovo Rapporto Dati Statistici Notarili relativo al primo semestre 2018, che comprende la compravendita di beni mobili e immobili, mutui, donazioni, imprese e società.

L’attività è stata condotta del Consiglio Nazionale del Notariato tramite Notartel S.p.a., Società informatica del Notariato, che ha elaborato i dati del 98% dei notai in esercizio.

Nel primo semestre sono state registrate 521.903 compravendite di immobili, 197.452 finanziamenti e garanzie mutui, 112.635 atti societari e dell’impresa, 76.392 atti mobiliari e 561.938 atti di altra tipologia.

Nel complesso i notai italiani hanno registrato, solo nel primo semestre 2018, una quantità di atti pari a 1.470.320. Nel 2017 erano stati 1.395.679, segno che l’esigenza di una tutela giuridica è sempre più manifesta.

La proiezione annua parla, dunque, di oltre 2.800.000 atti registrati.

Ma quali e quanti sono quelli in cui la figura del notaio è ritenuta imprescindibile?

Quando occorre l’atto scritto o l’atto notarile?

Atti da stipulare necessariamente attraverso il notaio:

  • Donazione;
  • Atto costitutivo di un’associazione o fondazione;
  • Atto costitutivo di una società a responsabilità limitata o di una società per azioni;
  • Atto costitutivo di una società cooperativa;
  • Costituzione del fondo patrimoniale;
  • Passaggio dal regime coniugale di separazione dei beni a quello di comunione legale dei beni e viceversa.

Atti per i quali è sufficiente la forma scritta:

  • Contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili (appartamenti, case, terreni, ecc.);
  • Contratti che costituiscono la comunione su beni immobili;
  • Contratti che costituiscono, modificano o trasferiscono i diritti di usufrutto, di superficie, di enfiteusi, di servitù di uso, di abitazione su beni immobili;
  • Contratti di società o di assicurazione con cui venga conferito il godimento di beni immobili per un periodo superiore a 9 anni;
  • Contratti di locazione di immobili;
  • Atti di divisione della proprietà di beni immobili;
  • Contratti delle banche;
  • Contratti sottoscritti dalla Pubblica Amministrazione;
  • Contratti degli intermediari finanziari;
  • Tutte le procure per la conclusione di uno dei predetti contratti;
  • Contratto di lavoro subordinato sportivo, di arruolamento del personale navigante, di formazione e lavoro e di lavoro temporaneo;
  • Periodo di prova all’interno di un contratto di lavoro;
  • Patto di non concorrenza.

Da questo elenco emerge una considerazione importante: gli atti che devono essere necessariamente redatti da un notaio sono estremamente limitati. Per molti è sufficiente la forma scritta, per altri nemmeno questa.

Cioè significa che un servizio di notarizzazione alternativa su blockchain è potenzialmente d’interesse:

  • per ogni utente privato;
  • per ogni azienda;
  • di ogni settore.

Ricapitolando, i notai annualmente realizzano 2.800.000 atti, ma solo circa 175.000 (il 6,25%) sono per obbligo di legge.

Anche volendo escludere  tutti gli atti immobiliari , per i quali è conveniente una consulenza da parte di un professionista qualificato, restano 1.650.000 atti attualmente stipulati da un notaio che potrebbero godere di un beneficio, sia in termini di semplicità che economici, da un servizio alternativo su Blockchain.

Senza contare i milioni di scritture private che non trovano voce in alcuna attuale statistica.