Dopo il crollo di novembre 2018, l’hashrate di Bitcoin ha ripreso a salire, toccando un nuovo record da inizio 2019.

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Infatti, il 19 marzo l’hashrate è tornato sopra i 52 milioni di TH/s, come non accadeva dall’11 novembre scorso. Il picco massimo assoluto di sempre è stato toccato il 27 agosto 2018 con quasi 62 milioni di TH/s, quindi i 52 milioni del 19 marzo non sono poi così tanto distanti.

Questo nuovo incremento denota un nuovo forte interesse dei miner verso il mining, come confermerebbe il fatto che gli ultimi ASIC di Bitmain, gli Z11, sono andati esauriti in fase di pre-vendita in soli 20 minuti dal lancio ufficiale.

Si tratta comunque di macchine per estrarre monete con Proof of Work dotate di Equihash, come Zcash, e non Bitcoin.

Tutto ciò nonostante le difficoltà di Bitmain stessa, che pare non essersi ancora ripresa dal grande inverno crypto del 2018.

Ad esempio, AntPool, di proprietà di Bitmain, è stata scalzata al secondo posto da Poolin per numero di blocchi minati negli ultimi 7 giorni, e Bitmain è scesa al 25%, contro quasi il 50% raggiunto a giugno dello scorso anno.

Il rinnovato interesse nei confronti del mining, ed in particolare verso quello di bitcoin, sembra stridere rispetto alla narrativa mainstream che vorrebbe BTC e le criptovalute in grande crisi.

Infatti è plausibile che l’aumento dell’hashrate implichi in realtà un aumento della fiducia dei miner, ed un’inversione di tendenza rispetto alla “fuga” dal mining di fine 2018, quando l’hashrate si dimezzò in un mese.

È probabile che allora molti miner abbiano deciso di spegnere le macchine onde evitare di minare in perdita, ed ora invece abbiano iniziato a riavviarle perché maggiormente fiduciosi di poter minare con profitto.

Il protocollo di Bitcoin prevede esplicitamente una riduzione di difficoltà per il mining in caso di calo dell’hashrate, ed in questo modo la redditività aumenta di conseguenza. Il sistema, in altre parole, si adatta per trovare sempre un nuovo punto di equilibrio che consente al mining di non fermarsi.