Ormai un mese fa Giacomo Zucco tenne per Cryptonomist una diretta YouTube in cui rispose a molte domande dei lettori, ma non a tutte, per cui in questo articolo il founder di BlockchainLab ha spiegato la propria teoria riguardante oro digitale e argento digitale, ovvero alla quasi “faida” Bitcoin vs Litecoin.

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Se bitcoin sarà l’oro digitale, potrà esistere secondo te anche un “argento” digitale?

A mio parere è improbabile che esista, per Bitcoin, un analogo digitale di ciò che l’argento fisico è stato per l’oro fisico a livello monetario. Nella domanda si cita Litecoin, uno dei tanti cloni centralizzati di Bitcoin, ma credo che sia più probabile che si usi direttamente sottomultipli di Bitcoin come unità di conto per piccole transazioni. Insomma: il satoshi è l’argento digitale dell’oro digitale bitcoin.

Questo perché l’argento fisico è stato utile come moneta alternativa soprattutto quando esisteva un trade-off, un’opposizione diretta, una scelta, un sacrificio necessario tra due caratteristiche: trasferibilità e divisibilità.

Se io muovo dell’oro fisico, l’oro ha ottima trasferibilità, perché posso spostare l’intera ricchezza generazionale di una famiglia con pochi forzieri. Ma l’oro fisico ha una pessima divisibilità: non posso pagare una pizza in oro, perché una singola moneta d’oro coniata vale molto più di una pizza, per cui dovrei cominciare a spezzare in due le monete d’oro. Se volessi pagare un caffè dovrei utilizzare della polvere d’oro e non sarebbe pratico.

Viceversa, l’argento fisico ha un’ottima divisibilità, perché il suo valore di mercato per unità di volume è tale che, con monete molto facili da verificare e scambiare (a differenza della polvere d’oro) io posso pagare piccole cifre. In passato questa funzione è stata estremizzata con metalli anche meno “densi di valore”, come rame o bronzo. Ma questi metalli sono invece pessimi quanto a trasferibilità, nel senso che se volessi spostare risparmi multigenerazionali in argento fisico servirebbero diversi camion.

Nei secoli in cui metalli preziosi come oro e argento hanno rappresentato la forma dominante di moneta in tutto il mondo (ovvero per la maggior parte della storia umana, almeno quella in cui si è usato denaro), il motivo per cui esistevano entrambi è che bisognava scegliere tra trasferibilità e divisibilità. Dovendo scegliere, a seconda dei casi d’uso, anche se il grosso del valore della ricchezza umana è sempre stato “storato” in oro, che era il deposito dominante, nella vita di tutti i giorni le transazioni avvenivano in argento.

Quando si è passati alla moneta rappresentativa (non intendo qui la moneta fiat emessa in monopolio e corso forzoso dallo Stato, che è una distorsione molto più recente, intendo “l’oro cartaceo” sul libero mercato, documenti che rappresentavano titoli convertibili al portatore in oro fisico) il problema della divisibilità è scomparso, perché in effetti posso passare un foglio di carta che rappresenta 1/100 di una moneta d’oro e pagare la mia pizza, piuttosto che 1/1000 di lingotto d’oro e pagare il mio caffè. Quindi non ho più il problema di divisibilità. Anche la trasportabilità migliora: posso “nascondere” la ricchezza di generazioni in un indumento intimo mentre attraverso una frontiera. L’utilità monetaria di argento, bronzo e rame si è sostanzialmente azzerata: in assenza di trade-off importanti, la moneta con liquidità maggiore ha “mangiato” le altre.

Chiaramente per ogni vantaggio ci sono anche svantaggi: l’oro rappresentativo risolve il problema di contrasto tra divisibilità e trasferibilità, ma è un tipo di moneta basato sulla fiducia e non più sulla verifica diretta del sottostante. Ecco, Bitcoin è invece una moneta basata sulla verifica diretta del sottostante, come l’oro fisico. Bitcoin non somiglia all’oro cartaceo, somiglia di più all’oro fisico, perché è direttamente verificabile senza affidarsi a una terza parte.

Però anche il bitcoin ha un suo limite di divisibilità, a ben vedere. Trasferire bitcoin “onchain”, cioè sul livello di base, implica un limite di divisibilità che è sostanzialmente quello delle fee medie. Spostare bitcoin “onchain” per un valore inferiore a quello delle fee non conviene. Bitcoin non è davvero “perfettamente divisibile”, quindi, ma con Lightning Network questa divisibilità migliora moltissimo, coprendo tutti i casi d’uso per ora immaginabili, perché invece di avere necessità di spostare centinaia di migliaia di satoshi insieme posso spostare solo dei satoshi. Addirittura su LN io posso spostare quantità inferiori al satoshi, anche se la cosa cambia un pochino il modello di sicurezza, introducendo qualche rischio, specie nel routing di pagamenti: queste piccole quantità hanno una componente di fiducia, perché non si può fare enforcement “onchain” dello stato di un canale LN che ha soltanto trasferito delle frazioni di satoshi. Se su cifre minuscole, in quanto tali non particolarmente “critiche” ci spostiamo verso modelli fiduciari, più simili all’oro “cartaceo” che a quello fisico, il trade-off tra divisibilità e trasferibilità continua ovviamente ad essere completamente risolto. Sarebbe molto pericoloso usare simili modelli per il nostro intero patrimonio, ma se li usiamo per pagare un caffè non si corrono rischi particolari.

Quindi questa narrativa di “Litecoin come argento” non è sostenibile da un punto di vista economico. Peraltro se mai servisse un argento digitale per migliorare la divisibilità dell’oro digitale, perchè dovrebbe essere proprio Litecoin e non Namecoin, o Bicash o Dogecoin? Mentre Bitcoin ha una dominanza di mercato oggettiva e stabile, sia dal punto di vista di market cap che di sviluppo, infrastruttura, software, rilevanza storica, che lo rende chiaramente un “punto focale” a livello di teorie dei giochi rispetto a tutte le altre alternative, Litecoin no. È vero che Litecoin è il primo clone di Bitcoin promosso come argento digitale, ma perché non usare Bitcoin Gold come argento digitale, anche se si chiama Gold? Non c’è nessuna ragione specifica per puntare su Litecoin.

Peraltro va fatta notare una tipica contraddizione di chi pensa che si possa tipicamente usare bitcoin come riserva di valore, e qualche altcoin meno “densa di valore” come alternativa puramente transazionale. La cosa non ha molto senso. Prendiamo il caso (realistico) in cui le riserve di valore mie e del commerciante che voglio pagare siano detenute in bitcoin e non in qualche clone. Ovvero che la funzione di store of value, per entrambe le parti, la svolga bitcoin. Ora devo pagare il commerciante, una cifra piccola. Supponiamo che bitcoin non sia abbastanza divisibile a causa delle fee di transazione “onchain” (in realtà sappiamo che non è così: posso evitarle semplicemente con Lightning Network e sistemi analoghi). Come faccio per pagare invece in Litecoin. Beh, siccome la mia ricchezza, per assunzione del nostro scenario, è conservata in bitcoin, devo muovere i miei bitcoin dal mio portafogli privato a un exchange…e allora sono da capo, perché dovrò pagare le stesse fee. Anzi, molto più del doppio: io devo muovere i miei bitcoin sull’exchange, pagando la mia fee di transazione, poi devo pagare la fee di mercato per cambiare da Bitcoin a Litecoin, e poi pagare la fee di transazione Litecoin (inferiore ma non nulla). E questo paradosso si raddoppia anche nel caso del commerciante, che per la nostra assunzione sulla funzione di store of value dovrà muovere litecoin su un exchange (pagando le fee di transazione inferiori ma non nulle), poi cambiare in bitcoin (pagando le fee di mercato) e poi portare i bitcoin comprati in file storage (pagando una fee Bitcoin). I costi sono molto più che raddoppiati! A meno ovviamente che non assumiamo che sia io che il commerciante spostiamo entrambi una cifra rilevante di bitcoin dal nostro cold storage a un exchange, e la lasciamo lì per molto tempo, pronta a essere in seguito usata per comprare e vendere piccole quantità di litecoin. Ma c’è un grosso problema: in questo scenario (peraltro pericoloso e assolutamente sconsigliabile dal punto di vista della sicurezza) non ci serve assolutamente cambiare in litecoin: se entrambi stiamo facendo uso di piattaforme centralizzate basate sulla fiducia, con i rischi che ne conseguono, possiamo semplicemente girarci “bitcoin rappresentativi” senza mai toccare la blockchain.

Insomma, per molti motivi l’idea di Litecoin come “argento digitale dell’oro digitale Bitcoin” non ha alcun senso economico.