Secondo un recente report sulle banche, il 31% degli operatori dei servizi finanziari si aspetta che gli istituti di credito aggiungano le criptovalute ai loro bilanci nei prossimi cinque anni.

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Lo rivela un sondaggio contenuto nel report “Digital Transformation in Financial Services”, redatto da DLA Piper per fare il punto della situazione su cinque punti caldi del settore fintech: l’evoluzione della rivoluzione in atto, le collaborazioni e gli investimenti, la regolamentazione, le criptovalute e la sicurezza informatica.

Il report è basato su un’indagine approfondita condotta tramite interviste con organizzazioni di tutto il mondo del panorama dei servizi finanziari, comprese le principali banche retail, le banche d’investimento, società fintech, venture capitalist, asset manager, assicurazioni, gestori di fondi, istituzioni finanziarie e regolatori.

Nella sezione dedicata alle criptovalute, la quarta, sono riportati i risultati di diversi sondaggi, tra cui in particolare uno con il quale è stato chiesto agli intervistati se si aspettavano che le banche, compresa quelle centrale del paese di residenza, avrebbero aggiunto criptovalute ai loro bilanci nei prossimi anni.

Cioè, in altri termini, se ritenevano che le istituzioni bancarie tradizionali, comprese le banche centrali, avrebbero acquistato criptovalute.

Nei risultati del sondaggio si legge che:

  • il 25% ha risposto di no, le banche non acquisteranno criptovalute;
  • il 31%, quasi un terzo degli intervistati, ha risposto di sì nei prossimi 5 anni,
  • il 4% circa ha risposto che si aspetta che ciò accada entro il prossimo anno;
  • il 13% ritiene che le banche potrebbero acquistare criptovalute, tra più di cinque anni.

Agli stessi intervistati è anche stato chiesto se ritenevano probabile che le stesse istituzioni bancarie emettano in futuro una loro criptovaluta, ed i risultati sono stati abbastanza simili:

  • il 26% ha risposto di no,
  • il 18% ha risposto che lo crede possibile entro i prossimi cinque anni;
  • il 22% invece lo ritiene sì possibile, ma tra più di cinque anni,
  • il 34% non ha dato una risposta.

Per quanto riguarda invece le problematiche che ostacolano la diffusione delle criptovalute il 27% ritiene che quella più importante sia la mancanza di fiducia dei consumatori nei confronti di questi nuovi strumenti finanziari, seguita dai problemi di sicurezza (21%), la mancanza di regolamentazione (13%), e le procedure AML e KYC (13%).

Secondo il report, tuttavia, il principio base della tecnologia dei registri distribuiti è che il requisito della fiducia è insito nel sistema stesso. Visto che quasi il 50% degli intervistati vede nella fiducia e nella sicurezza gli ostacoli principali alla diffusione di queste tecnologie, si potrebbe immaginare che:

“una maggiore educazione nel funzionamento della tecnologia dei registri distribuiti e delle criptovalute – insieme ad una maggiore chiarezza normativa, o il connubio di queste tecnologie con brand che ispirano fiducia – potrebbe essere un grande motore per la crescita nei prossimi anni”.