Il modello Muse Spark arriva dopo 14,3 miliardi di dollari investiti

Nel panorama dell’intelligenza artificiale, il modello Muse Spark segna la prima grande novità di Meta dopo la creazione di una costosa struttura dedicata alla ricerca avanzata.

Meta lancia il suo nuovo modello AI

Meta ha annunciato mercoledì il suo ultimo modello di intelligenza artificiale, il primo sviluppato dopo la costituzione di un team dedicato per competere in modo più diretto con i principali rivali del settore AI.

Il nuovo modello, chiamato Muse Spark, è stato realizzato dai Meta Superintelligence Labs, una divisione formata lo scorso anno con l’ingresso di figure di spicco provenienti da altre società di intelligenza artificiale.

Il ruolo di Alexandr Wang e l’investimento in Scale AI

La struttura è guidata da Alexandr Wang, co-fondatore e CEO di Scale AI. Wang è entrato nel team AI di Meta dopo che la società ha concordato un investimento di 14,3 miliardi di dollari in Scale AI.

Questo investimento sottolinea la strategia aggressiva di Meta nel campo dell’AI, con l’obiettivo di colmare il divario rispetto ai concorrenti che hanno già presentato modelli avanzati negli ultimi mesi.

Dal nome in codice Avacodo alla distribuzione sulle app Meta

Internamente il modello è noto con il nome in codice Avacodo. Attualmente alimenta l’app Meta AI e il sito web dedicato, ed è destinato a essere integrato progressivamente in tutte le principali piattaforme dell’azienda.

Inoltre, nelle prossime fasi di Muse Spark distribuzione, il modello verrà implementato su WhatsApp, Instagram, Facebook, Messenger e sugli occhiali AI di Meta, ampliando così in modo significativo la presenza dell’assistente intelligente nell’ecosistema dell’azienda.

Dichiarazioni di Meta sulle capacità del modello Muse Spark

Meta ha definito il nuovo modello “un primo dato sul nostro percorso”, chiarendo che si tratta solo di una tappa iniziale e che sono già in sviluppo versioni di dimensioni e potenza maggiori.

Secondo l’azienda, questo modello Muse Spark è stato progettato per essere “piccolo e veloce”, ma comunque in grado di ragionare su domande complesse in ambiti come scienza, matematica e salute.

Tuttavia, pur essendo compatto, Meta lo descrive come una base solida su cui costruire la prossima generazione di sistemi di intelligenza artificiale, già in fase di sviluppo all’interno dei Meta Superintelligence Labs.

Strategia di Meta verso la superintelligenza

Negli ultimi anni Meta ha aumentato in modo significativo gli investimenti per restare competitiva nel panorama dell’AI, un contesto in rapida evoluzione e caratterizzato da forti pressioni concorrenziali.

Inoltre, l’azienda ha creato un “superintelligence team” incaricato di lavorare verso l’obiettivo della cosiddetta intelligenza artificiale generale, o AGI, considerata la prossima grande frontiera tecnologica.

Il rilascio di Muse Spark AI arriva dopo l’accoglienza deludente dei modelli Llama presentati lo scorso anno, che non avevano soddisfatto le aspettative del mercato e degli sviluppatori.

Concorrenza: dai Gemini di Google ai GPT di OpenAI

Meta ha puntato con decisione sull’AI per recuperare terreno rispetto ad altri protagonisti del settore, che negli ultimi mesi hanno accelerato in modo significativo.

In contrasto con le difficoltà iniziali di Meta, a novembre Google ha superato diversi rivali con il suo modello Gemini 3, evidenziando capacità avanzate nel coding e nella ricerca scientifica.

Poco dopo, OpenAI ha risposto aggiornando i propri sistemi fino a GPT-5, alzando ulteriormente l’asticella in termini di prestazioni e versatilità dei modelli linguistici di nuova generazione.

Prospettive future per i Meta Superintelligence Labs

Nel complesso, il rilascio di Muse Spark Meta rappresenta per l’azienda un tassello chiave nella corsa globale all’intelligenza artificiale avanzata, ma non il punto di arrivo.

Detto ciò, Meta ha chiarito che si tratta solo di un primo passo lungo una traiettoria che prevede modelli più grandi, con maggiori capacità di ragionamento e una distribuzione sempre più capillare nei propri prodotti consumer.

Resta ora da capire come il mercato e gli sviluppatori risponderanno a questa nuova proposta e se il gruppo riuscirà, grazie a questi investimenti, a colmare il divario rispetto a Google e OpenAI.

Successore di Tim Cook: Apple affida il timone a John Ternus

Dopo quasi 15 anni alla guida del gruppo, Apple ha scelto il successore di Tim Cook: dal 1 settembre sarà John Ternus a diventare il quarto CEO della società, mentre Cook resterà presidente esecutivo con deleghe su policy e rapporti regolatori.

Una transizione ordinata ai vertici di Apple

Tim Cook lascerà il ruolo di amministratore delegato il 1 settembre, chiudendo un mandato durato quasi 15 anni. In questo periodo, il valore di mercato di Apple è salito da 348 miliardi di dollari a circa 4.000 miliardi, mentre i ricavi annui sono cresciuti fino a circa 416 miliardi di dollari.

Il consiglio di amministrazione ha approvato all’unanimità il passaggio di consegne. Inoltre, Arthur Levinson, presidente non esecutivo negli ultimi 15 anni, assumerà il ruolo di lead independent director quando il cambio diventerà effettivo.

Cook resterà in azienda come executive chairman. Il suo incarico sarà concentrato soprattutto sul dialogo con i decisori pubblici e sulle relazioni con i regolatori, mentre Apple affronta azioni di enforcement in più aree geografiche.

In una nota, Cook ha definito Ternus un ingegnere e innovatore con l’integrità necessaria per guidare Apple nel futuro. Tuttavia, solo a marzo aveva liquidato le voci sul suo addio come “una voce”, dicendo di non riuscire a immaginare una vita senza Apple.

Il profilo del successore di Tim Cook

John Ternus, 50 anni, è senior vice president of hardware engineering e supervisiona prodotti che generano circa l’80% dei ricavi di Apple. Con la sua nomina, la società affida il vertice a un manager cresciuto interamente nell’organizzazione tecnica interna.

Ternus è entrato in Apple nel 2001, iniziando dal lavoro sul Cinema Display. Nel tempo ha guidato team coinvolti nello sviluppo di AirPods, iPad e Mac. Inoltre, nel 2020 ha assunto la responsabilità dell’hardware di iPhone, per poi aggiungere anche Apple Watch alla fine del 2022.

Nel 2021 è stato promosso senior vice president of hardware engineering, dopo l’uscita di Dan Riccio verso il programma Vision Pro. Prima di Apple, aveva progettato visori per la realtà virtuale in Virtual Research Systems e studiato ingegneria meccanica alla University of Pennsylvania, dove faceva parte anche della squadra di nuoto.

Negli anni è diventato uno dei volti più riconoscibili degli eventi Apple, presentando novità come iMac, MacBook Pro, iPad Pro e il Mac Pro ridisegnato. Detto ciò, la sua ascesa era già considerata graduale: Bloomberg aveva indicato nel 2024 che era il favorito nella corsa alla successione.

Entro ottobre 2025, le sue responsabilità si sono estese oltre il perimetro tradizionale dell’hardware. Ternus ha infatti iniziato a incidere anche sulla roadmap di prodotto e sulla definizione delle priorità funzionali.

Un ricambio manageriale ampio intorno al nuovo vertice

Ternus assumerà la guida nel mezzo di una profonda ricostruzione del senior management. Jeff Williams, storico chief operating officer, si è ritirato. Inoltre, hanno lasciato l’azienda Kate Adams, Lisa Jackson, John Giannandrea, Alan Dye e Luca Maestri.

Nel nuovo assetto entrano Kevan Parekh come CFO dal 1 gennaio 2025 e Jennifer Newstead come general counsel dal 1 marzo 2026, dopo il suo arrivo da Meta. Per una società che ha sempre valorizzato promozioni interne e lunghe permanenze, il turnover appare particolarmente rilevante.

Cosa lascia in eredità l’era Cook

L’impronta di Cook si misura anzitutto nella scala raggiunta dal business. I ricavi annui di Apple sono passati da 108 miliardi di dollari nell’esercizio 2011 a oltre 416 miliardi nell’esercizio 2025. Nello stesso arco temporale, i servizi sono cresciuti da circa 12,9 miliardi a 85,2 miliardi di dollari.

Apple è stata la prima società quotata a superare 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione nel 2018. Inoltre, è salita a 1.900 miliardi nel 2020 e ha superato brevemente i 4.000 miliardi nel gennaio 2025.

Tra le svolte strategiche più importanti del periodo Cook c’è stata la transizione ad Apple Silicon, avviata nel 2020 con il passaggio dai processori Intel ai chip progettati internamente. Questo cambiamento ha rafforzato l’integrazione tra hardware e software lungo tutta la gamma Mac.

Cook ha anche ampliato Apple Watch fino a trasformarlo in una categoria chiave dei wearable, contribuendo allo sviluppo di AirPods e dell’audio wireless. Inoltre, ha ridisegnato in profondità la catena di approvvigionamento, rendendola una competenza sempre più istituzionale per il gruppo.

Le sfide operative e strategiche per Ternus

Il successore di Tim Cook eredita un’agenda complessa e in gran parte già aperta. L’iniziativa sull’intelligenza artificiale, chiamata Apple Intelligence, resta bloccata in Cina a causa delle regole che impongono filtri e censura dell’output attraverso motori locali.

Anche il rinnovamento di Siri, pensato per introdurre esecuzione di compiti multi-step e capacità contestuali basate su modelli linguistici di grandi dimensioni, avrebbe incontrato difficoltà nei test interni. Alcune funzioni, secondo le indiscrezioni, potrebbero richiedere una ricostruzione tecnica.

In parallelo, Apple starebbe valutando una strategia che coinvolge Google e il modello Gemini. L’idea sarebbe combinare elaborazione on-device orientata alla privacy con modelli esterni per le richieste più complesse.

Anche la roadmap hardware resta molto ambiziosa. Apple starebbe testando occhiali intelligenti in vista di un possibile lancio nel 2027, sviluppando il primo iPhone pieghevole e lavorando alla sostituzione dei modem Qualcomm con chip proprietari. Inoltre, prepara l’ingresso in una nuova categoria per la smart home.

Detto ciò, i vincoli di produzione sono già visibili. Una carenza globale di DRAM legata agli investimenti in infrastrutture AI sta colpendo la produzione dei Mac, con alcuni modelli segnalati come esauriti prima degli aggiornamenti attesi.

Pressioni regolatorie e qualità della piattaforma

Sul fronte della governance della piattaforma, Apple deve gestire sia i regolatori sia gli sviluppatori. L’aumento delle submission sull’App Store, spinto dagli strumenti di coding basati su AI, ha riacceso i controlli e le azioni contro le app di qualità più bassa.

Parallelamente, l’azienda deve adeguarsi agli obblighi europei previsti dal Digital Markets Act, che impongono un’apertura maggiore della piattaforma ai concorrenti. Inoltre, nell’Unione europea proseguono i procedimenti di conformità legati al DMA, compresa una multa riportata per condotte anticoncorrenziali nel music streaming e le dispute sull’interoperabilità delle funzioni AI.

La scelta di mantenere Cook come executive chairman segnala quanto Apple consideri la gestione regolatoria una funzione strategica centrale, e non un semplice presidio legale accessorio.

La reazione del mercato alla nomina

Dopo l’annuncio, le azioni Apple hanno registrato una lieve flessione nell’after-hours. Nel complesso, il mercato sembra leggere il passaggio come ordinato e non traumatico, anche perché la pianificazione della successione era ormai pubblica da tempo.

Wall Street considera Ternus un leader interno già responsabile della maggior parte dei prodotti che generano ricavi. Resta però aperta una domanda decisiva: se un manager formato sull’hardware riuscirà a guidare Apple in una fase dominata da software, intelligenza artificiale e regolazione.

I gemelli Winklevoss su Bitcoin: possibile vendita da 130 milioni di dollari

Nell’ultima settimana i gemelli Winklevoss hanno venduto Bitcoin per un controvalore stimato di 130 milioni di dollari, dopo ingenti movimenti verso i wallet di Gemini.

I trasferimenti di BTC dei gemelli Winklevoss verso Gemini

I cofondatori di Gemini, Cameron e Tyler Winklevoss, avrebbero spostato 1.773 BTC verso hot wallet dell’exchange tra il 4 e il 10 marzo 2026. Secondo i dati di Arkham Intelligence, il valore complessivo dell’operazione è vicino a 130 milioni di dollari, probabilmente finalizzati alla vendita.

I trasferimenti sono avvenuti il 4 marzo tramite Winklevoss Capital, il family office dei fratelli. La società investe in startup early-stage e in diversi asset, tra cui il tesoro in Zcash della canadese Cypherpunk Technologies.

Prezzo di Bitcoin durante i movimenti on-chain

Al momento dei trasferimenti, il Bitcoin scambiava in un range compreso tra 67.000 e 68.000 dollari. Tuttavia, la principale criptovaluta ha poi recuperato terreno: nelle sedute successive ha superato i 70.000 dollari lunedì, con un picco intraday oltre i 71.000 dollari nelle prime ore di martedì, secondo i dati di CoinGecko.

Detto ciò, l’operazione attribuita ai gemelli non sembra aver provocato un impatto duraturo sulla quotazione, che rimane su livelli storicamente elevati rispetto alle medie del 2023 e del 2024.

Le partecipazioni crypto di Winklevoss Capital

Nonostante il presunto alleggerimento, il portafoglio on-chain di Winklevoss Capital detiene ancora oltre 8.700 BTC, per un valore stimato di circa 621 milioni di dollari ai prezzi attuali di mercato. Inoltre, la struttura gestisce anche una quota rilevante di Ethereum, pari a circa 145 milioni di dollari.

In questo contesto, il movimento etichettato come Winklevoss vendono bitcoin rappresenta solo una frazione delle loro complessive partecipazioni in criptovalute. Nel complesso, i fratelli restano esposti in modo significativo al settore, sia come investitori diretti sia tramite iniziative imprenditoriali.

Dalle dispute con Facebook ai primi grandi acquisti di BTC

I gemelli Winklevoss sono diventati noti al grande pubblico per la contesa legale con Mark Zuckerberg sulla nascita di Facebook. La vicenda si concluse nel 2008 con un accordo extragiudiziale da 65 milioni di dollari, che ha fornito una parte del capitale poi destinato agli investimenti in tecnologia e asset digitali.

I primi investimenti in Bitcoin dei fratelli Winklevoss

Successivamente, i due imprenditori sono stati tra i primi investitori di alto profilo su Bitcoin. Secondo diverse ricostruzioni, nel 2013 avrebbero acquistato circa 120.000 BTC quando il prezzo si aggirava intorno ai 10 dollari per unità. All’epoca questa posizione rappresentava circa l’1% dell’intera quantità di BTC in circolazione.

Nel complesso, la storia finanziaria dei gemelli evidenzia una strategia di lungo periodo sul mercato delle criptovalute, in netto contrasto con le dinamiche speculative di breve termine. I movimenti recenti verso Gemini, pur significativi in valore assoluto, vanno quindi letti nel quadro di un portafoglio ancora ampiamente esposto a Bitcoin ed Ethereum.

Il ritorno della stablecoin di Meta: piani, partner e tempi del lancio

Secondo diverse fonti, il colosso guidato da Mark Zuckerberg prepara il ritorno della stablecoin di Meta nella seconda metà dell’anno, puntando su integrazione esterna e nuovo wallet.

Meta prepara il rilancio dei pagamenti in stablecoin

Meta, proprietaria di Facebook, WhatsApp e Instagram, sta lavorando a un nuovo progetto di pagamenti basati su token ancorati al dollaro. L’obiettivo è avviare l’integrazione con un fornitore terzo all’inizio del secondo semestre, secondo tre persone a conoscenza del dossier.

Il gruppo tecnologico statunitense, che conta oltre 3 miliardi di utenti, intende collegare ai propri servizi un vendor esterno per gestire pagamenti garantiti da stablecoin e introdurre un nuovo wallet dedicato. Le fonti hanno parlato in condizione di anonimato perché i piani non sono ancora pubblici.

Vendor esterno e ipotesi Stripe per i pagamenti

Una delle fonti riferisce che Meta ha inviato una richiesta di prodotto (RFP) a società terze per la gestione operativa dei pagamenti in stablecoin. Inoltre, tra i nomi valutati per un progetto pilota viene citata Stripe, che potrebbe svolgere il ruolo di partner tecnico.

Stripe ha acquisito nel 2024 la società specializzata in stablecoin Bridge ed è da tempo partner di Meta. Inoltre, il CEO di Stripe, Patrick Collison, è entrato nel consiglio di amministrazione di Meta nell’aprile 2025, rafforzando il legame strategico tra le due realtà.

Meta, Stripe e Bridge sono state contattate per un commento, ma nessuna delle tre ha risposto prima della pubblicazione. Detto ciò, la scelta di un operatore consolidato nel settore dei pagamenti digitali indica la volontà di ridurre il rischio operativo e regolamentare.

Perché la nuova stablecoin di Meta punta su wallet e social commerce

Il lancio di una nuova stablecoin in dollari aprirebbe a Meta infrastrutture di pagamento proprie, riducendo la dipendenza dai circuiti bancari tradizionali e dai relativi costi. Inoltre, l’integrazione con un nuovo wallet permetterebbe transazioni dirette all’interno delle principali piattaforme social del gruppo.

Una stablecoin di Meta ben integrata potrebbe trasformare Facebook, WhatsApp e Instagram in hub di “social commerce” e rimesse internazionali, con pagamenti tra utenti e aziende gestiti in modo nativo. Tuttavia, questa mossa la metterebbe in concorrenza diretta con altri grandi player che puntano al modello di super app.

In particolare, la strategia di Meta entra in rotta di collisione con i piani di Elon Musk per X (ex Twitter) e con quelli di Telegram, entrambi intenzionati a portare i pagamenti all’interno dei propri ecosistemi. Rispetto al passato, però, l’azienda di Zuckerberg sembra preferire un approccio più prudente e meno centralizzato.

Dal progetto Libra/Diem al nuovo modello con partner esterni

Meta aveva già tentato l’ingresso nel settore nel 2019 con il progetto Libra, successivamente ribattezzato Diem. L’iniziativa, pensata inizialmente come valuta digitale globale sostenuta da un paniere di valute nazionali, si è però scontrata con una forte opposizione regolamentare e con l’onda lunga dello scandalo Cambridge Analytica.

Di fronte alle pressioni dei legislatori statunitensi, l’allora Libra Association ha ridimensionato i piani nel 2020, orientandosi verso una serie di stablecoin ancorate a singole valute, invece che a un’unica moneta globale. Nonostante il riposizionamento, il progetto non è mai arrivato a un lancio effettivo su larga scala.

Alla fine, l’iniziativa è stata chiusa e gli asset sono stati venduti all’inizio del 2022. Questo epilogo ha lasciato una traccia profonda nel modo in cui Meta affronta oggi il tema dei pagamenti digitali. Detto ciò, il nuovo schema basato su un fornitore esterno punta a evitare il confronto frontale con i regolatori che aveva bloccato Libra/Diem.

Cosa è cambiato nel quadro regolamentare USA

Il contesto normativo statunitense nel 2025 è sensibilmente diverso rispetto al periodo in cui nacque Libra. Oggi sono in corso diversi percorsi regolatori dedicati alle criptovalute, inclusa la legge GENIUS Act promossa dal presidente Donald Trump, che ha introdotto per la prima volta una base giuridica specifica per gli emittenti di stablecoin negli Stati Uniti.

Questa cornice normativa ha di fatto aperto il mercato a nuovi token, creando spazio per ulteriori attori istituzionali. Tuttavia, le autorità statunitensi sono ancora nelle fasi iniziali di definizione dettagliata delle regole operative per chi emette e gestisce questi strumenti. Ciò significa che l’incertezza regolamentare non è del tutto superata.

Proprio l’esperienza di Libra e Diem avrebbe portato Meta a privilegiare, questa volta, una struttura a “braccio di ferro” con un provider terzo di pagamenti in stablecoin. Una delle fonti sintetizza così l’approccio: vogliono realizzare il progetto, ma mantenendo una distanza operativa e legale rispetto all’emissione diretta del token.

Implicazioni strategiche per i pagamenti digitali globali

Se portata a termine, l’iniziativa potrebbe ridisegnare il panorama dei pagamenti digitali globali, sfruttando una base utenti superiore a 3 miliardi di persone in oltre 190 paesi. Inoltre, un wallet nativo collegato a WhatsApp potrebbe incidere in modo significativo sulle rimesse transfrontaliere.

In prospettiva, il ritorno della stablecoin di Meta potrebbe accelerare la corsa alla trasformazione delle principali piattaforme social in infrastrutture di pagamento integrate. Nel complesso, la riuscita del progetto dipenderà dall’equilibrio tra innovazione tecnologica, partnership esterne e capacità di muoversi in un quadro regolamentare ancora in evoluzione.

Meta firma maxi accordo sui processori Nvidia per data center e AI

Nel nuovo accordo pluriennale tra Meta e Nvidia, i processori Nvidia diventano protagonisti di una strategia che va oltre le sole GPU e punta all’inferenza su larga scala.

Meta investe miliardi in chip Nvidia tra GPU e CPU standalone

La casa madre di Facebook, Meta, ha siglato un accordo pluriennale con Nvidia che include non solo GPU ma, per la prima volta, anche CPU standalone. L’intesa rappresenta un cambio di rotta strategico per entrambe le società.

Meta si è impegnata ad acquistare milioni di chip Nvidia, tra le attuali GPU Blackwell, le future GPU Rubin e, inediti, i processori standalone Grace e Vera. Nessuna delle due aziende ha comunicato il valore dell’operazione.

Ben Bajarin, CEO e principal analyst della società di consulenza tecnologica Creative Strategies, ha stimato l’accordo in un ordine di grandezza pari a diversi miliardi di dollari. Secondo The Register, potrebbe aggiungere decine di miliardi al fatturato di Nvidia nel corso del contratto.

Già in precedenza il CEO Mark Zuckerberg aveva annunciato l’intenzione di quasi raddoppiare la spesa per infrastrutture di intelligenza artificiale nel 2026, fino a un massimo di 135 miliardi di dollari. Questo nuovo accordo appare coerente con quella traiettoria di investimento aggressivo.

Nvidia punta ai CPU per inferenza, oltre le GPU di training

L’aspetto più significativo dell’intesa non riguarda le GPU, ma la decisione di Meta di adottare su vasta scala CPU Nvidia vendute come prodotti indipendenti. Finora i processori Grace erano proposti quasi esclusivamente come parte dei cosiddetti “Superchip”, moduli che combinano CPU e GPU.

Nel gennaio 2026 Nvidia ha modificato ufficialmente la propria strategia commerciale, iniziando a offrire le CPU separatamente. Il primo cliente reso pubblico in quella fase è stato il neocloud provider CoreWeave, segnando l’avvio di una nuova linea di business.

Il gruppo sta puntando a un mercato in rapida crescita. Negli ultimi anni l’industria dell’AI è stata dominata dall’addestramento di grandi modelli su GPU, ma l’attenzione si sta spostando sempre più verso l’inferenza, cioè l’esecuzione dei modelli già addestrati. Per molte di queste attività, l’uso di GPU risulta eccessivo rispetto alle esigenze effettive.

Bajarin ha spiegato al Financial Times che “eravamo nell’era del training e ora ci stiamo spostando sempre più verso l’era dell’inferenza, che richiede un approccio completamente diverso”. In questo contesto, l’uso di CPU ottimizzate per efficienza diventa centrale.

Caratteristiche tecniche dei processori Nvidia Grace e Vera

Secondo quanto riportato da The Register, Ian Buck, vicepresidente e general manager per Hyperscale e HPC di Nvidia, ha dichiarato che il processore Grace può “offrire 2x le prestazioni per watt” su workload di back end come la gestione di database. Inoltre, ha aggiunto che “Meta ha già avuto modo di provare Vera su alcuni di questi carichi di lavoro, con risultati molto promettenti”.

La CPU Grace integra 72 core Arm Neoverse V2 e utilizza memoria LPDDR5x, una combinazione che, secondo Nvidia, offre vantaggi significativi in termini di banda passante e densità. Queste caratteristiche sono particolarmente rilevanti nei data center, dove consumi e spazio sono vincoli critici.

La prossima generazione, il processore Vera, porta il numero dei core a 88 core Arm custom e introduce il simultaneous multi-threading, cioè la capacità di gestire più thread per core in parallelo. Include inoltre funzionalità di confidential computing, pensate per proteggere i dati durante l’elaborazione, non solo in fase di archiviazione o trasmissione.

Secondo Nvidia, Meta prevede di impiegare Vera per elaborazioni private e funzionalità di AI all’interno del servizio di messaggistica crittografata WhatsApp. Il debutto operativo di questi processori nei sistemi di Meta è atteso per il 2027, a conferma di una pianificazione di lungo periodo.

Processori Nvidia: la strategia standalone e la sfida a Intel e AMD

La scelta di offrire CPU come prodotti standalone porta Nvidia a confrontarsi direttamente con Intel e AMD nel mercato server. Finora, il gruppo era dominante soprattutto nel segmento GPU per il training dei modelli di intelligenza artificiale.

Con questa mossa, Nvidia entra in un’arena in cui Intel e AMD tradizionalmente detengono la maggior parte delle quote, in particolare nei data center general purpose. Tuttavia, la combinazione tra GPU e CPU ottimizzate per AI potrebbe ridefinire gli equilibri competitivi nei prossimi anni.

Nel complesso, la fornitura di CPU Nvidia per inferenza a Meta rappresenta un banco di prova cruciale. Se le prestazioni e l’efficienza energetica rispetteranno le aspettative, altri hyperscaler potrebbero seguire lo stesso percorso, riducendo la dipendenza dai processori x86 convenzionali.

Meta, hyperscaler e strategie diverse sui chip

L’acquisto di CPU standalone da Nvidia colloca Meta su un percorso diverso rispetto alla maggior parte degli altri hyperscaler. Amazon punta sui propri processori Graviton, sviluppati internamente, mentre Google ha scelto le CPU Axion per coprire parte dei propri carichi di lavoro.

Meta, al contrario, preferisce affidarsi a Nvidia pur lavorando in parallelo su chip AI proprietari. Secondo il Financial Times, tuttavia, questa strategia interna avrebbe incontrato “sfide tecniche” e ritardi nel rollout, rallentando la disponibilità di soluzioni completamente in house.

La decisione di Meta sottolinea quanto sia complesso e costoso sviluppare chip proprietari competitivi rispetto a quelli offerti dai principali produttori. In confronto ad aziende come Amazon e Google, l’azienda guidata da Zuckerberg sceglie dunque una combinazione più ibrida tra acquisti esterni e R&D interna.

Concorrenza crescente: chip proprietari e startup specializzate

Anche Nvidia si muove in un contesto sempre più competitivo. Negli ultimi mesi Google, Amazon e Microsoft hanno presentato nuovi chip sviluppati internamente, progettati per ridurre i costi e la dipendenza dai fornitori tradizionali.

Parallelamente, OpenAI ha co-sviluppato un chip con Broadcom e ha concluso un importante accordo con AMD, rafforzando l’ecosistema di alternative alle soluzioni Nvidia. Diverse startup, come Cerebras, stanno inoltre lanciando chip specializzati per l’inferenza che potrebbero erodere la posizione dominante di Nvidia in segmenti specifici.

Nel dicembre scorso, Nvidia ha acquisito talenti da Groq, società attiva nei chip per inferenza, tramite un accordo di licensing. Questa operazione mira a consolidare le competenze interne e a rispondere alle pressioni competitive in un mercato in rapida evoluzione.

Reazioni di mercato e diversificazione dei fornitori

Alla fine dello scorso anno, il titolo Nvidia ha perso circa 4% dopo le indiscrezioni secondo cui Meta stava trattando con Google per l’utilizzo delle Tensor Processing Unit. Finora, però, nessun accordo di questo tipo è stato annunciato pubblicamente.

Meta, peraltro, non è un cliente esclusivo di Nvidia. Secondo The Register, l’azienda gestisce anche una flotta di GPU AMD Instinct ed è stata direttamente coinvolta nella progettazione dei rack Helios di AMD, la cui uscita è prevista entro la fine di quest’anno. Ciò evidenzia una strategia di fornitura diversificata, pensata per ridurre il rischio di dipendere da un solo produttore.

Prospettive future per CPU e GPU nel cloud AI

La scelta di Meta di puntare in modo massiccio sui processori Nvidia indica che l’architettura dei data center per AI si sta evolvendo verso un mix più equilibrato tra GPU per training e CPU ottimizzate per inferenza. Questo approccio potrebbe diventare il modello di riferimento per molti grandi operatori cloud.

Detto ciò, la corsa ai chip proprietari e l’ingresso di nuovi concorrenti rendono il quadro competitivo tutt’altro che stabile. Nei prossimi anni, la capacità di offrire soluzioni efficienti, scalabili e sicure, come le CPU con confidential computing, sarà decisiva per determinare i vincitori nel mercato globale dell’intelligenza artificiale.

Animoca Brands: investimenti Web3, NFT, metaverso e il futuro dei token utility — intervista esclusiva

Animoca Brands è una delle realtà più influenti nel panorama Web3 globale, con oltre 600 investimenti in progetti legati a blockchain, gaming, DeFi e digital ownership.

In questa intervista esclusiva, il team di Cryptonomist ha parlato con un rappresentante dell’azienda per approfondire strategia di investimento, visione sul metaverso, NFT e il ruolo dei token utility nel prossimo ciclo di mercato.

👉 Guarda l’intervista completa: https://youtu.be/CQRib8hCutA

Come Animoca seleziona i progetti in cui investire

Animoca Brands descrive la propria missione come “reimmaginare le economie del futuro”. Ogni investimento viene valutato partendo da una domanda centrale: il progetto sta creando una nuova economia digitale più efficiente, scalabile e sostenibile?

L’azienda guarda innanzitutto alla visione del fondatore. Nei progetti early stage il team è spesso più importante del prodotto stesso. Conta capire:

  • perché il fondatore sta costruendo quel progetto
  • se esiste una missione reale o solo opportunismo
  • la comprensione profonda di tokenomics e blockchain

Un requisito fondamentale è la natura crypto-native del progetto. Animoca evita aziende che “aggiungono Web3 per moda”. La blockchain deve offrire un vantaggio strutturale, non solo marketing.

L’AI non è una categoria, è uno standard

Secondo Animoca, l’intelligenza artificiale non dovrebbe più essere vista come una verticale a sé. L’AI diventerà uno standard competitivo per tutte le aziende.

Le società che combinano AI e token economy hanno un vantaggio strategico: possono costruire sistemi scalabili con incentivi economici integrati. Per questo Animoca guarda con interesse a prodotti consumer di massa che integrano AI, gaming, entertainment e infrastrutture digitali.

Il problema culturale della proprietà digitale

Uno dei temi chiave dell’intervista è la proprietà digitale.

Il problema principale, secondo Animoca, non è tecnologico ma culturale: molte persone non comprendono il concetto di ownership perché manca educazione finanziaria. Senza proprietà non esiste capitalismo, scambio di valore o accumulo di ricchezza.

Nei paesi asiatici, dove la memoria storica della perdita di proprietà è più recente, l’adozione crypto è più rapida. In Europa e in parte negli Stati Uniti, la proprietà viene data per scontata — e quindi sottovalutata.

Crypto e blockchain riportano il concetto di sovranità individuale al centro del sistema economico.

NFT: status symbol della ricchezza digitale

Gli NFT non sono morti — stanno maturando.

Animoca li paragona al mercato dell’arte: il valore cresce insieme alla ricchezza del pubblico che li colleziona. Oggi gli NFT rappresentano status symbol della nuova élite crypto.

Anche se i volumi non sono ai picchi del 2021, il mercato NFT muove ancora circa 300 milioni di dollari al mese. Collezionisti miliardari continuano a comprare asset digitali rari come segno di appartenenza a una comunità.

Finché crescerà la ricchezza nel settore crypto, crescerà anche il valore simbolico degli NFT.

Il metaverso è già qui

Secondo Animoca, il metaverso non è sparito: semplicemente ha cambiato nome.

Viviamo già in spazi virtuali:

  • videogiochi come Roblox e Minecraft
  • social network
  • call Zoom
  • ambienti digitali condivisi

La differenza è che oggi non possediamo questi spazi. Il vero metaverso Web3 introduce diritti di proprietà digitale.

Il calo mediatico del termine è legato soprattutto alla strategia comunicativa di Meta (ex Facebook), non a un fallimento del concetto.

Il futuro: l’anno dei token utility

Animoca ritiene che il prossimo ciclo non sarà una “alt season” generica, ma una selezione naturale di progetti con utilità reale.

Il paragone è con il mercato azionario: non si compra tutto, si scelgono aziende solide. Lo stesso vale per i token.

I meme coin continueranno a esistere, ma il mercato si sposterà verso:

  • utilità concreta
  • adozione reale
  • valore misurabile
  • ecosistemi sostenibili

Animoca punta a costruire e finanziare proprio questi progetti.

In chiusura, l’azienda ha annunciato l’obiettivo di una quotazione pubblica entro fine anno tramite fusione con Currency — un passaggio che potrebbe segnare una nuova fase di maturazione per l’intero settore Web3.

👉 Intervista completa qui: https://youtu.be/CQRib8hCutA

Facebook in crisi

L’azienda di Zuckerberg è soci, inizialmente pensata come piattaforma di servizi per gli iscritti all’università di Harvard ne ha fatta di strada. Ma adesso Facebook, dopo quasi 20 anni, sembra in crisi. 

Da servizio a monopolio

A seguito della decisione di allargarsi e diventare un social network aperto a tutti, il colosso dell’interazione si è allargato a dismisura, complici anche la mancanza di concorrenza all’altezza per almeno un decennio e i grandi introiti delle pubblicità, vera linfa dell’impresa. 

I servizi di geolocalizzazione, comunicazione, chat e tag sono riusciti a rendere il mondo davvero più piccolo e il social blu è riuscito nell’intento di unire i giovani e non solo di tutto il mondo fino a diventare un vero monopolio nel settore. 

A seguito della sua quotazione in borsa il titolo ha galoppato fino al 2021 ma con una corsa che andava sempre più lenta. 

La situazione è cambiata 

L’avvento di Twitter prima, Instagram e Tiktok successivamente, ha cambiato il quadro della situazione.

Facebook di colpo non era più il solo, con una clientela mediamente più grande di età, incapace di attrarre le nuove generazioni. 

Sempre più giovani infatti sono attratti da Instagram (ora di proprietà di Meta) e da Tiktok che pare essere il vero boia del social per eccellenza. 

Le aziende pubblicitarie sono migrate rapidamente verso il social “dei balletti” e degli scatch che sembra catturare molto efficacemente l’attenzione degli utenti. 

Questa congiuntura unita al recente crollo in borsa del 25% del proprio valore a causa di risultati aziendali molto sotto le attese, hanno contribuito ad un crescendo di preoccupazione da parte di mercati e proprietà. L’anno scorso Facebook si è ridenominata Meta, riorganizzandosi anche a livello interno e tracciando una direzione per il futuro molto chiara. 

L’azienda punta tutto sul Metaverso che a detta di tutti gli addetti ai lavori ed investitori è il futuro dell’interazione e di conseguenza del marketing. 

Questo progetto però nonostante gli ingenti investimenti ed i progressi, è ancora in uno stato acerbo e non pronto a inglobare la sete di modernità delle giovani generazioni. 

Da una parte Meta che cerca di rivoluzionarsi ma che ancora non decolla e dall’altra la necessità di migliorare conti e di attrarre utenti, mettono Facebook nel classico stallo alla messicana dei film western in cui qualsiasi mossa potrebbe essere sbagliata e ci si impantana in una perdita di tempo. 

Facebook metaverso
Facebook sta puntando al metaverso

Facebook in crisi: i problemi tecnico-legali

Di recente Facebook ha fatto capire che dovrà effettuare delle scelte. Nello spettro delle ipotesi al vaglio dei soci c’è anche la chiusura parziale (Europa) o totale del social per concentrare le energie su metaverso e acquisizioni. 

Queste ipotesi tuttavia sono legate a stretto filo alle difficoltà dell’azienda per lo scambio di dati dall’America al vecchio continente e viceversa. 

A complicare la situazione è il discorso privacy che sembra essere un problema ostativo per Zuckerberg. 

I quasi tre miliardi di utenti infatti calano di giorno in giorno e sempre più utenti non sono attivi e non sono quindi potenziali clienti di pubblicità. Questo sta avvenendo anche a causa di disservizi crescenti e violazioni di dati da parte della casa madre. 

L’impasse è dovuta alla rimozione dell’Identifier for Advertisers (IDFA) e l’introduzione dell’App Tracking Transparency da parte di Apple. 

Gli utenti di iPhone ora dovranno esplicitamente dare il proprio consenso rendendo più complicati gli accessi e la fruizione e insinuando il dubbio nelle persone. 

A seguito di questa mossa il marketing di Facebook ha subito un tracollo ed ora bisogna reagire ma non sarà facile. 

Solo dalle pubblicità si stima che il colosso quest’anno perderà 10 miliardi per mancati introiti. 

La soluzione 

La strada maestra per ovviare al problema segue due piani che devono procedere all’unisono. 

Il primo prevede una serie di acquisizioni mirate volte ad allargare la platea ad un pubblico più giovane così da differenziare e attrarre nuovi investimenti così come fatto con Instagram e WhatsApp negli anni. 

La seconda prevede uno sviluppo ingente del metaverso così da essere il social di riferimento per questo. 

Anche in questo campo la concorrenza c’è, ma nessuno primeggia sugli altri, e ciò fa ben sperare Zuck e compagni.

FCA contro HTX per HTX pubblicità illegale verso i consumatori UK

Nel Regno Unito l’autorità di vigilanza FCA ha avviato un’azione formale contro l’exchange globale HTX per HTX pubblicità illegale rivolta ai consumatori britannici.

L’azione legale della FCA contro HTX

L’ente di controllo dei mercati del Regno Unito, la Financial Conduct Authority (FCA), ha avviato procedimenti legali contro il crypto exchange globale HTX, in passato noto come Huobi, accusandolo di promuovere in modo illecito servizi su cryptoasset ai clienti nel Regno Unito.

Secondo la FCA, le società che offrono prodotti in criptovalute ai consumatori britannici devono rispettare regole precise pensate per tutelare il pubblico da messaggi pubblicitari scorretti o fuorvianti. Inoltre, la normativa considera reato penale l’advertising di cryptoasset su siti web o social media senza conformarsi a tali requisiti.

Il quadro normativo introdotto nell’ottobre 2023

Le nuove regole per la promozione delle criptovalute sono entrate in vigore nell’ottobre 2023. Da allora, la FCA ha dialogato in modo intenso con gli operatori del settore, e la maggioranza delle società ha reagito in modo positivo, adeguandosi al nuovo regime regolatorio nel Regno Unito.

Tuttavia, l’autorità aveva già diffuso in passato un avvertimento specifico sulle attività di promozione illecita di HTX verso i consumatori britannici. Nonostante questo, la piattaforma ha continuato a pubblicare contenuti riconducibili a promozioni finanziarie in violazione alle nuove regole, sia sul proprio sito sia su diversi social, tra cui TikTok, X, Facebook, Instagram e YouTube.

Struttura opaca e mancata collaborazione con la FCA

La FCA sottolinea che HTX opera con una struttura societaria ritenuta opaca, che nasconde l’identità dei proprietari e dei soggetti che gestiscono il sito web. Inoltre, numerosi tentativi dell’autorità di instaurare un dialogo con l’exchange non hanno ottenuto risposta.

Detto ciò, dopo la notifica dei procedimenti legali, HTX ha adottato alcune misure, tra cui la limitazione dell’apertura di nuovi conti per i clienti con sede nel Regno Unito. Tuttavia, gli utenti britannici già registrati possono ancora effettuare l’accesso e visualizzare promozioni che la FCA considera illecite.

Preoccupazioni sulla persistenza delle violazioni

Secondo l’autorità, HTX non ha fornito alcuna garanzia che tali cambiamenti siano definitivi. La FCA continua quindi a ritenere elevato il rischio di ulteriori violazioni delle regole sulle comunicazioni finanziarie, anche alla luce del comportamento passato dell’exchange.

Nel contesto di questo contenzioso, la questione della HTX pubblicità illegale diventa un caso emblematico di come l’ente britannico intenda far rispettare il quadro regolamentare sulle comunicazioni in materia di criptovalute.

Le dichiarazioni della FCA su HTX

Steve Smart, co-direttore esecutivo per enforcement e market oversight della FCA, ha affermato che le norme in vigore sono pensate per sostenere un mercato delle criptovalute sostenibile e competitivo nel Regno Unito, assicurando che i consumatori dispongano delle informazioni necessarie per decisioni consapevoli.

Inoltre, Smart ha evidenziato come la condotta di HTX contrasti nettamente con quella della maggior parte degli operatori che stanno lavorando per rispettare il regime della FCA. Ha ricordato che si tratta della prima volta in cui l’autorità avvia un’azione di enforcement contro una società crypto che promuove illegalmente i propri prodotti ai consumatori nel Regno Unito.

Secondo il dirigente, la FCA continuerà ad agire nei confronti delle società che ignorano o aggirano le regole, a tutela dell’integrità del mercato e degli investitori.

Blocco di account social e app di HTX nel Regno Unito

Per rafforzare la protezione dei consumatori, la FCA ha chiesto alle principali piattaforme social di bloccare gli account di HTX per gli utenti localizzati nel Regno Unito. Inoltre, ha richiesto la rimozione delle applicazioni dell’exchange dagli store digitali di Google Play e Apple all’interno del Paese.

Queste misure puntano a limitare l’esposizione dei cittadini britannici a eventuali promozioni finanziarie non autorizzate, riducendo così il rischio che investitori al dettaglio siano spinti a operare su una piattaforma che, secondo la FCA, non rispetta il quadro normativo vigente.

HTX nella Warning List della FCA

Attualmente HTX è inserita nella Warning List della FCA, l’elenco delle società considerate non affidabili o non autorizzate a offrire determinati servizi nel Regno Unito. I consumatori che interagiscono con questa piattaforma non possono accedere al Financial Ombudsman Service in caso di reclamo.

Inoltre, chi ha fondi depositati sull’exchange rischia di non recuperare il proprio denaro qualora la società dovesse cessare l’operatività. L’autorità invita pertanto il pubblico a evitare di trattare con questo operatore o con altre entità non autorizzate con caratteristiche simili.

Come i consumatori possono tutelarsi

Per ridurre il rischio di truffe o di servizi non regolamentati, gli utenti sono invitati a consultare la Warning List sul sito ufficiale della FCA, strumento che permette di verificare se un soggetto opera in violazione delle norme.

Inoltre, la pagina dedicata alle promozioni su cryptoasset sul portale della FCA offre indicazioni pratiche su come riconoscere messaggi pubblicitari ingannevoli e su come proteggersi, prima di affidare denaro a piattaforme di scambio o a fornitori di servizi in criptovalute.

Nel complesso, il caso HTX conferma l’orientamento sempre più rigoroso della FCA nel controllo delle comunicazioni finanziarie legate al mondo crypto, con l’obiettivo dichiarato di tutelare il risparmio dei cittadini britannici.

Facebook sta comprando bitcoin?

Da ieri ha iniziato a circolare la voce che Facebook abbia comprato bitcoin. 

Tutto parte da un tweet del CIO di Altana Digital Currency Fund, Alistair Milne, secondo il quale circolano voci riguardo il fatto che oggi Facebook potrebbe annunciare di aver acquistato bitcoin. 

Il tweet, che a quanto pare è l’unica fonte di questa indiscrezione, ha fatto il giro del mondo, e la voce si è diffusa a macchia d’olio. 

Quello che è certo però è solamente che oggi, 28 aprile 2021, su investor.fb.com si terrà l’evento “Facebook Q1 2021 Earnings”, durante il quale la società presenterà i risultati economici finanziari del primo trimestre del 2021. 

In questi giorni un po’ tutte le società quotate in borsa, come Facebook, stanno presentando le loro trimestrali, e secondo le voci riportate da Milne proprio nella prima trimestrale dell’anno del social network co-fondato da Mark Zuckerberg sarebbe incluso un investimento in BTC. 

In pratica sarebbe qualcosa di simile a ciò che ha fatto Tesla, solo che la società fondata da Elon Musk dichiarò praticamente subito alla SEC il suo investimento in bitcoin. Non risulta invece che Facebook abbia mai comunicato alla SEC di aver investito in bitcoin, e visto che è passato ormai quasi un mese dalla fine del primo trimestre 2021, sembrerebbe strano che l’azienda riveli solo oggi, pubblicamente, questo suo investimento. 

Facebook, l’investimento in Bitcoin in attesa di conferme

Pertanto sono molti gli scettici riguardo le indiscrezioni riportate da Milne, anche perché non vi sono conferme di alcun tipo riguardo questa ipotesi. 

Quindi non ci sarebbe nulla di cui stupirsi se oggi Facebook non dichiarasse affatto di aver investito in bitcoin, sebbene d’altro canto non ci sarebbe nulla di cui stupirsi nemmeno se invece confermasse questa ipotesi. 

Facebook è di fatto entrata nel mercato delle criptovalute due anni fa, nel 2019, quando annunciò di stare lavorando ad una stablecoin basata su blockchain (Libra, poi diventata Diem). Questo progetto, pur non essendo una criptovaluta, è per certi versi molto simile ad esempio a Tether o USD Coin, e denota un chiaro interesse dell’azienda nei confronti di queste tecnologie. 

Anzi, dopo aver scoperto che anche lo stesso Elon Musk, ed il CEO di PayPal, Dan Schulman, hanno acquistato bitcoin, è difficile immaginare che uno come Mark Zuckerberg non lo abbia fatto. Da qui sarebbe lecito immaginare anche che potrebbe averlo fatto l’azienda che attualmente dirige. 

Facebook potrebbe diventare un “metaverso”

Durante una recente intervista, il co-fondatore e CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha detto che la società potrebbe trasformarsi in un “metaverso”

Con il termine metaverso ci si riferisce ad uno spazio virtuale collettivo condiviso in cui realtà fisica e virtuale convergono e convivono, in una sorta di realtà aumentata su Internet. 

La parola è composta dal prefisso ” meta “, che significa oltre, e dalla radice “verso“, estratta da universo. 

L’idea descritta da Zuckerberg a dire il vero è decisamente complessa, ed immagina una specie di universo virtuale online, composto ad esempio da molti spazi virtuali 3D persistenti, e che non riguarda un’unica piattaforma o un’unica società (Facebook), volendo invece sorpassare i confini tra le diverse piattaforme, ed i diversi strumenti. 

Il celeberrimo co-fondatore di Facebook ha detto che addirittura la sua idea di metaverso è “una visione che abbraccia molte aziende – l’intero settore”. 

A dire il vero già molti anni fa Facebook aveva in mente di inglobare in qualche l’interno web per diventarne la porta di accesso principale, ma questo progetto è fallito grazie soprattutto all’agguerrita concorrenza, in primis quella di Google. Oggi l’idea viene riproposta in modo differente, ovvero apparentemente non competitivo ma cooperativo. 

Per Zuckerberg questo metaverso sarebbe “il successore di Internet mobile”, e non verrà realizzato da una singola società, ma grazie ad una collaborazione tra diverse società, creatori e sviluppatori. 

Descrive il metaverso come una sorta di Internet talmente calato nella realtà fisica da consentire agli utenti di sentirsene parte, come se ci si fosse fisicamente dentro. D’altronde Facebook lavora da tempo con la realtà virtuale e la realtà aumentata, quindi la visione di Zuckerberg è assolutamente plausibile. 

Per lavorare a questo metaverso la società creerà un team che farà parte proprio del suo gruppo di realtà virtuale, Reality Labs, grazie in particolare a Portal e Oculus. 

Zuckerberg ha dichiarato: 

“E la mia speranza, se lo facciamo bene, penso che nei prossimi cinque anni circa, in questo prossimo capitolo della nostra azienda, penso che passeremo effettivamente dalle persone che ci vedono principalmente come una società di social media a un società metaverso”. 

Una cosa curiosa, a cui però il co-fondatore di Facebook non ha accennato, è che al giorno d’oggi esistono già dei metaversi, seppur in genere ancora limitati ad un’unica piattaforma, ed in genere per regolare gli scambi utilizzano criptovalute. Visto che Facebook sta presumibilmente per rilasciare sul mercato nel prossimo futuro la stablecoin che ha sviluppato insieme ad altre società (Diem), è più che plausibile che questa sarà la moneta nativa di questo metaverso, o comunque una delle monete utilizzate al suo interno.