L’indice Crypto Fear di Bitcoin è sceso a quota 10, il livello più basso degli ultimi tre anni, mentre il mercato delle criptovalute affronta una fase di forte avversione al rischio.
Summary
Perché l’indice crypto fear è ai minimi storici?
Secondo l’analista JA Maartun di CryptoQuant, il celebre indicatore di sentiment Fear & Greed Index è calato a 10, territorio definito “Extreme Fear”. Si tratta della lettura più bassa dal luglio 2022, segnale di un aumento marcato “dell’ansia” tra gli investitori.
Questo peggioramento del clima di fiducia arriva mentre il mercato globale delle criptovalute entra in una fase di risk-off più profonda. Inoltre, il principale asset digitale resta stabilmente sotto una soglia psicologica chiave da diversi giorni.
Come si sta muovendo Bitcoin sotto i 100.000 dollari?
Bitcoin è rimasto per il terzo giorno consecutivo sotto i 100.000 dollari, dopo essere sceso nuovamente sotto questa barriera psicologica il 13 novembre 2025. La pressione ribassista di metà novembre ha così trovato ulteriore conferma.
Al momento della stesura, il prezzo di BTC si aggirava intorno a 95.560 dollari, in calo dello 0,51% nelle ultime 24 ore e di quasi il 10% su base settimanale. Tuttavia, la correzione affonda le radici nel mese precedente e si è estesa a novembre.
Nel corso del fine settimana, la criptovaluta di riferimento ha toccato un minimo locale vicino a 92.900 dollari, accelerando la fase di debolezza e alimentando ulteriormente la pressione sulle posizioni rialziste.
Quali effetti sui principali altcoin?
La fragilità di BTC ha avuto un impatto diretto anche sulle maggiori altcoin. Negli ultimi sette giorni, Ethereum ha perso oltre l’11%, scendendo intorno a 3.188 dollari, mentre Solana ha registrato un calo più marcato pari al 15%, con prezzi in area 141,21 dollari.
Inoltre, XRP ha subito una flessione del 9,14%, portandosi a circa 2,26 dollari. Nel complesso, il movimento correttivo su larga scala evidenzia un diffuso ridimensionamento dell’appetito per il rischio nel comparto degli asset digitali, in contrasto con le fasi rialziste viste nei mesi precedenti.
Quanto pesano le liquidazioni nei derivati crypto?
La forte volatilità ha innescato una ondata di liquidazioni forzate sulle piattaforme di derivati. Secondo i dati di CoinGlass, nelle ultime 24 ore i trader hanno subito liquidazioni per 616,94 milioni di dollari.
Le posizioni long sono state le più colpite, con chiusure forzate pari a 397,17 milioni di dollari, mentre gli short hanno rappresentato 219,77 milioni di dollari. Inoltre, la singola liquidazione più rilevante ha riguardato un ordine da 30,60 milioni di dollari sul perpetual BTCUSD della piattaforma Hyperliquid.
Il mercato è davvero entrato in una fase ribassista?
Nonostante i ribassi di prezzo e il crollo dell’indice paura e avidità crypto, il CEO di CryptoQuant Ki Young Ju ritiene che non sia ancora confermato un bear market strutturale. A suo avviso, i flussi in entrata continuano a sostenere la rete di Bitcoin.
All’inizio del mese, Ju ha evidenziato su X (ex Twitter) che la realized capitalization di BTC ha raggiunto un massimo storico di 1,1 trilioni di dollari. Questo valore, che misura il capitale effettivamente entrato nell’asset, indicherebbe un afflusso tuttora consistente verso la principale criptovaluta.
Detto ciò, l’analista ha riconosciuto che i primi grandi detentori stanno vendendo una parte delle loro posizioni. Ju ritiene che la pressione sul mercato potrebbe attenuarsi se il ritmo di queste vendite rallentasse e se il contesto macroeconomico globale mostrasse segnali di miglioramento.
Cosa può indicare un indice crypto fear BTC così basso per i prossimi mesi?
Storicamente, letture molto basse dell’fear index Bitcoin hanno spesso coinciso con fasi di eccessivo pessimismo, talvolta seguite da rimbalzi di prezzo. Tuttavia, non esiste alcuna garanzia che lo schema si ripeta, soprattutto in presenza di condizioni macro incerte.
Per molti operatori, la combinazione di pressione sulle quotazioni, liquidazioni elevate sui derivati e sentiment estremamente negativo impone cautela. Nel complesso, l’evoluzione dei flussi on-chain, le mosse degli investitori istituzionali e le decisioni di politica monetaria resteranno fattori chiave da monitorare nei prossimi mesi.

