Lo stimolo fiscale varato da Tokyo ridisegna gli equilibri tra valute, debito sovrano e crypto, con il Giappone al centro dei flussi di rischio globali.
Summary
Come cambia l’economia giapponese con il nuovo pacchetto
Il governo di Tokyo ha approvato un piano da 21,3 trilioni di yen, il più ampio dalla fase acuta del COVID-19. L’intervento punta ad allentare le pressioni sui prezzi, sostenere la crescita e rafforzare capacità difensiva e diplomatica.
Una parte rilevante delle risorse sarà destinata a trasferimenti agli enti locali e sussidi energetici. Le famiglie dovrebbero ricevere circa 7.000 yen di benefici in tre mesi, a sostegno del reddito disponibile in una fase di inflazione elevata.
Inoltre, l’esecutivo mira a portare la spesa per la difesa al 2% del PIL entro il 2027, in linea con gli impegni assunti in sede internazionale. Il bilancio supplementare è atteso in approvazione entro fine anno, nonostante la coalizione di governo disponga di soli 231 seggi su 465 alla Camera bassa.
Lo stimolo arriva in un contesto di rallentamento congiunturale. Nel terzo trimestre 2025 il PIL del Giappone è sceso dello 0,4%, pari a una contrazione annualizzata dell’1,8%. L’inflazione resta sopra il target del 2% della Bank of Japan da 43 mesi e ha toccato il 3% nell’ottobre 2025.
Secondo le stime ufficiali, le nuove misure potrebbero aumentare il PIL reale di 24 trilioni di yen, generando un impatto complessivo vicino a 265 miliardi di dollari sull’economia.
Quali pressioni sui rendimenti dei titoli di Stato giapponesi
Il rafforzamento fiscale ha immediatamente riacceso i timori sulla sostenibilità del debito nel lungo periodo e sulle tensioni di mercato. I credit default swap a cinque anni sui JGB hanno toccato 21,73 punti base il 20 novembre, massimo degli ultimi sei mesi.
Contestualmente, il rendimento del bond giapponese a 40 anni è salito al 3,697% subito dopo l’annuncio, per poi crescere ulteriormente al 3,774% giovedì. Ogni aumento di 100 punti base sui rendimenti comporta un aggravio di circa 2,8 trilioni di yen l’anno in oneri di finanziamento per lo Stato.
Nel complesso, questi numeri riportano in primo piano il peso dei conti pubblici. Secondo quanto riferito dal Nikkei, tra gli investitori permane cautela sull’uso ripetuto di misure straordinarie al di fuori di reali emergenze.
Inoltre, il dibattito si intensifica mentre la curva dei rendimenti si sposta verso l’alto e i costi di raccolta di Tokyo aumentano. Il confronto con fasi precedenti evidenzia una sensibilità maggiore del mercato ai segnali di politica fiscale.
Che cosa significa per lo yen e per il carry trade
La valuta nipponica ha reagito con un forte indebolimento dopo l’annuncio del pacchetto, toccando il livello più basso contro il dollaro USA dal gennaio 2025. Questo movimento ha riacceso le ipotesi di possibili interventi sul cambio.
Ad ottobre le esportazioni sono cresciute del 3,6% su base annua, ma il dato non ha dissipato i timori sulla tenuta complessiva dell’economia reale. Il combinato di sostegno fiscale e inflazione elevata è ora il principale riferimento attraverso cui i mercati leggono le prossime mosse di Tokyo.
Questi sviluppi incidono direttamente sullo yen-carry trade, stimato intorno ai 20.000 miliardi di dollari. In questo schema, gli investitori prendono in prestito yen a tassi contenuti per investirli in mercati esteri con rendimenti più elevati.
Tuttavia, un mix di rendimenti in salita e movimenti repentini del cambio può innescare chiusure forzate delle posizioni. I dati storici mostrano una correlazione di 0,55 tra inversioni del carry trade e cali dell’indice S&P 500, con potenziali ricadute sulla volatilità globale.
Perché lo yen debole riaccende l’interesse per le crypto
Le stesse dinamiche che pesano sulla valuta nazionale stanno alimentando i flussi verso gli asset digitali. Un yen più debole tende infatti a spingere parte degli investitori giapponesi verso alternative come Bitcoin, soprattutto quando la liquidità globale aumenta.
Inoltre, la decisione di Tokyo si inserisce in un contesto già caratterizzato da prospettive di possibile allentamento della Federal Reserve, variazioni delle disponibilità di cassa del Tesoro USA e supporto di liquidità dalla Cina. L’insieme di questi fattori, secondo diversi analisti, potrebbe sostenere la domanda crypto fino al 2026.
Detto ciò, l’aumento dei rendimenti a lungo termine introduce anche rischi. In caso di rapido smontaggio delle operazioni in yen, le istituzioni potrebbero essere costrette a liquidare asset, incluse le principali criptovalute, per far fronte alle esigenze di cassa.
Nel complesso, il nuovo stimolo segna un passaggio delicato per il Giappone: da un lato sostiene l’economia domestica, dall’altro amplia il legame tra finanza pubblica, mercati valutari e ciclo degli asset digitali.

