L’esperimento avviato dalla Repubblica Ceca con Bitcoin in tesoreria potrebbe innescare una nuova fase di interesse tra i paesi dell’Unione Europea, secondo un advisor di Coinbase.
Summary
L’analisi di John D’Agostino su Coinbase e l’Europa
In una recente intervista, John D’Agostino, Senior Advisor di Coinbase, ha anticipato che altri Stati membri dell’Unione Europea sono pronti a seguire la Repubblica Ceca nell’acquisto di Bitcoin per i propri bilanci pubblici.
La mossa di Praga, che ha deciso di allocare una quota delle proprie risorse in asset digitali, viene letta come un segnale politico oltre che tecnico. Secondo D’Agostino, è «solo questione di tempo» prima che altri paesi dell’area euro inseriscano la principale criptovaluta nelle loro attività patrimoniali.
La strategia della Repubblica Ceca sugli asset digitali
Il punto di svolta è arrivato a novembre, quando la Repubblica Ceca ha annunciato l’acquisto di circa 1 milione di dollari in Bitcoin e altre criptovalute, includendo anche stablecoin denominate in dollari statunitensi.
Inoltre, la banca centrale ceca ha chiarito che l’obiettivo principale dell’operazione è «acquisire esperienza con i mercati digitali». L’istituto ha indicato come finalità la capacità di custodire asset, gestire scenari di crisi e verificare il rispetto delle norme antiriciclaggio (AML).
Tuttavia, l’autorità monetaria ha precisato che non intende, almeno per ora, espandere in modo aggressivo le proprie partecipazioni in BTC. L’acquisto è quindi da leggere più come test operativo che come scelta di allocazione massiva.
Perché altri paesi UE potrebbero seguire Praga
Per D’Agostino, il carattere ordinato e “senza frizioni” dell’operazione ceca rappresenta un modello replicabile per altri Stati europei interessati a sperimentare la gestione di asset digitali in un quadro istituzionale.
Inoltre, il fatto che un paese stabile dell’UE stia sperimentando con Bitcoin è considerato un passaggio «significativo» per l’adozione globale della criptovaluta. In contrasto con il caso di El Salvador, Praga non punta a usare BTC come leva speculativa per rilanciare l’economia domestica.
Detto ciò, l’impatto reputazionale è rilevante: nessun governo vuole apparire in ritardo in un settore percepito come strategico. Per questo, secondo l’advisor, è plausibile che l’esempio ceco venga imitato «molto presto» da altri paesi dell’Eurozona.
Dall’Europa all’America Latina: l’interesse globale degli Stati per BTC
A livello mondiale, diversi Stati stanno valutando o avviando politiche di accumulo della principale criptovaluta. Nel 2021, El Salvador ha fatto da apripista riconoscendo Bitcoin come moneta a corso legale e istituendo una riserva specifica.
Quattro anni dopo, gli Stati Uniti si preparano alla creazione di una sorta di riserva strategica in BTC, mentre Cina, Bhutan, Ucraina e Regno Unito vengono indicati come partecipanti a una vera e propria corsa alle risorse digitali.
Nel frattempo, anche paesi come Irlanda, Pakistan, Svezia, Kazakistan e Indonesia stanno muovendo passi graduali verso una maggiore esposizione alle criptovalute, valutando sia aspetti di politica monetaria sia profili di diversificazione delle riserve.
Implicazioni per l’Europa e prospettive future
Nel contesto europeo, l’ipotesi di Bitcoin in tesoreria si intreccia con il nuovo quadro regolamentare sui cripto-asset e con la necessità per le banche centrali di acquisire competenze operative su custodia, sicurezza e gestione dei rischi.
Inoltre, la scelta della Repubblica Ceca fornisce un precedente concreto su come un paese dell’UE possa approcciare gli asset digitali in modo prudente, sperimentale e compatibile con le normative vigenti.
Nel complesso, se altre nazioni dell’Eurozona decideranno di integrare anche in minima parte Bitcoin nei propri bilanci pubblici, il segnale per i mercati sarà rilevante, confermando il progressivo spostamento delle criptovalute dal perimetro speculativo a quello della gestione istituzionale delle riserve.

