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Governance di Aave: scontro con Aave Labs su commissioni e marchio

Nel protocollo di lending decentralizzato emerge un duro confronto sulla governance di Aave, tra la DAO e Aave Labs, legato a commissioni, marchi e controllo degli asset digitali.

Scontro tra Aave DAO e Aave Labs sulle commissioni CoW Swap

All’interno dell’ecosistema Aave si è aperta una disputa di governance con Aave Labs, incentrata sui flussi di commissioni derivanti dall’integrazione di CoW Swap nel frontend del protocollo.

Secondo analisi on-chain e segnalazioni sui social, le fee generate dagli swap sull’interfaccia Aave sarebbero state indirizzate verso un wallet di Aave Labs e non verso la tesoreria della DAO.

Delegati della comunità hanno definito la struttura attuale una forma di “privatizzazione silenziosa” dei ricavi, con una stima di circa 10 milioni di dollari all’anno sottratti al controllo diretto dei token holder.

Dalla partnership con CoW Swap all’esplosione del caso

Il conflitto è emerso pubblicamente a dicembre, dopo l’annuncio del 4 dicembre di una partnership tra Aave Labs e CoW Swap per migliorare il pricing degli swap e offrire protezione MEV sull’interfaccia del protocollo.

Inoltre, l’11 dicembre un delegato ha pubblicato un’analisi on-chain che mostrava come le commissioni del nuovo contratto CoW Swap affluissero a un indirizzo controllato da Aave Labs invece che alla tesoreria on-chain della DAO.

Un rappresentante di Aave Chan Initiative ha sottolineato che questi ricavi non venivano contabilizzati a favore della comunità, rafforzando le accuse di mancata trasparenza nella gestione delle entrate del frontend.

Le proposte dei delegati: IP, brand e controllo DAO

Il 16 dicembre è stata presentata una proposta di governance che chiede il trasferimento di tutta la proprietà intellettuale di Aave, inclusi codice e asset di brand, sotto il controllo diretto della DAO.

La misura trasformerebbe di fatto Aave Labs in una sorta di sussidiaria posseduta dalla DAO, imponendo anche la restituzione dei ricavi passati generati utilizzando il marchio del protocollo.

Un secondo testo, avanzato da un ex chief technology officer di Aave Labs, sostiene che se la DAO finanzia sviluppo e marketing, allora dovrebbe detenere marchi, domini e account social collegati al progetto.

La posizione di Aave Labs su frontend e ricavi

Aave Labs ha replicato sostenendo che l’accordo con CoW Swap non rappresenta un cambio nascosto delle fee, ma un modello in cui i ricavi del frontend sono da considerarsi una donazione volontaria da parte della società.

Secondo l’azienda, il protocollo on-chain e i relativi smart contract appartengono alla DAO, mentre sito web, hosting, sicurezza e sviluppo dell’interfaccia restano in capo alla struttura centralizzata.

Detto ciò, l’allocazione dei proventi generati tramite l’interfaccia ha alimentato le richieste di maggiore trasparenza e di riallineamento tra interessi societari e comunitari.

Snapshot e contestazioni sul voto di fine anno

Il 23 dicembre Aave Labs ha avviato uno Snapshot proponendo di trasferire a favore dei detentori del token AAVE il controllo di asset di brand, domini, account social, repository GitHub e pacchetti npm.

L’ex CTO ha dichiarato di non aver approvato la procedura di voto, definendo il timing “vergognoso” e invitando gli elettori ad astenersi, poiché le discussioni tra le parti erano ancora in corso.

Inoltre, sono stati sollevati dubbi sul lancio della consultazione nel periodo festivo e sull’aumento di nuove deleghe poco prima dello scatto della fotografia di voto.

Ricavi del frontend e controllo degli asset digitali

Al centro del dibattito vi è il tema dei ricavi frontend di Aave e, più in generale, del controllo su interfacce utente, repository di codice e asset di comunicazione collegati al protocollo.

Le proposte dei delegati mirano a riportare ogni componente strategica, compresi i canali social e le risorse di sviluppo, sotto la supervisione diretta dei detentori del token di governance.

In questo contesto, la governance di Aave viene considerata dalla comunità un possibile banco di prova per definire i confini tra entità centralizzate sviluppatrici e DAO che governano l’infrastruttura.

Movimenti sul token AAVE e performance di mercato

Parallelamente alla disputa, il fondatore della società ha acquistato nelle ultime settimane complessivamente 84.033 AAVE, per un controvalore di circa 12,6 milioni di dollari a un prezzo medio di 176 dollari per token.

Al momento, su questa posizione risulterebbe una perdita non realizzata di circa 2,2 milioni di dollari, a testimonianza della volatilità che caratterizza il token nel contesto attuale.

Oggi AAVE scambia nell’area di 155-160 dollari, contro circa 308 dollari registrati all’inizio del 2025, con un calo di poco inferiore al 50% da inizio anno.

Implicazioni per la governance DeFi e ruolo delle DAO

La controversia tra Aave Labs e DAO solleva interrogativi strutturali sull’assetto proprietario nei protocolli decentralizzati, in particolare su chi detenga effettivamente codice, interfacce e marchio.

Secondo vari analisti di settore, l’esito di questo confronto potrebbe creare un precedente per la governance di altri protocolli DeFi che si affidano a entità centralizzate per lo sviluppo delle loro piattaforme.

Nel complesso, Aave Labs, fondata da Stani Kulechov, continua a operare come entità centralizzata di sviluppo, mentre la Aave DAO rappresenta i token holder che esercitano il voto on-chain sul protocollo.

Le tensioni in casa Aave sulla governance

La vicenda mette in luce le tensioni intrinseche tra struttura societaria e comunità in progetti Web3 maturi, dove il valore del brand e delle interfacce diventa tanto rilevante quanto il codice on-chain.

Detto ciò, l’equilibrio tra diritti di proprietà, incentivi economici e partecipazione dei token holder appare destinato a restare un tema centrale nell’evoluzione delle architetture di governance decentralizzate.

Amelia Tomasicchiohttps://cryptonomist.ch
Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder di Cryptonomist, e di Econique.art. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Amelia è stata anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro "NFT: la guida completa'" edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamato The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.
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