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Mining in Russia: boom di farm, investimenti e controlli con l’AI

Nell’ultimo anno il mining in Russia ha vissuto un’espansione accelerata, sospinta dalla legalizzazione dell’attività nel 2024 e dall’arrivo di nuovi capitali istituzionali.

Russia, numero di farm di mining in forte crescita

Il numero di farm di criptovalute attive nel Paese è aumentato del 44% nel 2025, secondo dati di settore. L’incremento segue il riconoscimento del mining come attività d’impresa legittima, approvato da Mosca nel 2024, che ha attirato nuovi investimenti. Tuttavia, alcune stime indicano che anche le operazioni illegali stanno contribuendo al balzo.

Nel complesso, l’inasprimento dei controlli non ha fermato la crescita del settore. La spinta deriva da un mix di capitali regolamentati e attività non dichiarate, che continua a sollevare interrogativi su impatti energetici e fiscali.

Come l’AI individua le farm di mining sul territorio

Il conteggio ufficiale indica che le 196.900 farm che minano criptovalute come Bitcoin risultano attive nonostante il divieto imposto in circa una dozzina di regioni russe, colpite da carenze energetiche attribuite al boom del mining. Per confronto, a fine 2024 le strutture erano 136.600, pari a un incremento annuo di appena il 7%.

Questa accelerazione è emersa grazie a EnergyTool, una piattaforma sviluppata dalla compagnia di telecomunicazioni russa MTS. Il sistema rileva gli impianti di mining monitorando in tempo reale i consumi elettrici e identificando schemi anomali di utilizzo.

In pratica, EnergyTool analizza i dati provenienti dai sistemi di misurazione automatizzati, sfruttando algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning per riconoscere carichi insoliti, manomissioni dei contatori e allacciamenti non autorizzati alla rete.

La soluzione, operativa già da alcuni anni, ha ottenuto un brevetto nel gennaio 2025. Inoltre, viene considerata dalle autorità uno strumento chiave per contrastare le attività nascoste e migliorare la trasparenza del settore.

Le regioni con più attività di mining

Secondo l’analisi di MTS, le tre aree con il maggior numero di nuove farm sono le regioni siberiane di Irkutsk e Novosibirsk e la Repubblica di Bashkortostan (Bashkiria). Irkutsk mantiene la reputazione di capitale del mining russo, grazie soprattutto alle tariffe elettriche relativamente basse.

La concentrazione di attività, legali e illegali, ha però spinto le autorità regionali a introdurre un divieto permanente di mining nel sud di Irkutsk. Più di 10 regioni russe hanno già vietato l’attività fino al 2031, nel tentativo di alleggerire la pressione sulla rete.

Nel frattempo, la Repubblica di Khakassia ha superato Irkutsk come area più redditizia per l’estrazione di criptovalute, seguita dalle regioni di Tyumen e Murmansk. Tuttavia, la convenienza varia in base a costi dell’energia e politiche locali.

All’estremo opposto, il numero più basso di nuove farm individuate è stato registrato nelle regioni di Volgograd, Ivanovo e Sverdlovsk, nella Repubblica di Chuvashia, nel Circondario autonomo Jamalo-Nenec, nel Territorio dell’Altaj e nelle aree che compongono la regione del Terreno Nero Centrale.

Effetti della legalizzazione e ingresso dei capitali

Secondo lo studio di MTS, la legalizzazione del mining, prima attività crypto regolamentata in Russia, è il principale fattore dietro la rapida espansione del comparto. L’inquadramento normativo ha reso il settore più attraente per capitali strutturati.

Sergey Bezdelov, presidente dell’Associazione russa del mining industriale, collega direttamente il balzo alla nuova cornice regolatoria. A suo avviso, dallo stato di regolazione di agosto 2024 gli investitori istituzionali hanno finalmente iniziato a entrare nel mercato.

La crescita, sostiene Bezdelov, è dovuta sia all’emersione di attività prima sommerse sia a nuovi progetti avviati da soggetti professionali. Detto ciò, resta difficile misurare con precisione l’ampiezza delle operazioni che restano nell’ombra.

Per operare legalmente, società e imprenditori individuali devono registrarsi presso il Servizio fiscale federale (FNS) e versare le relative imposte. Tuttavia, le registrazioni effettive sarebbero intorno al 30%, secondo una stima citata da funzionari russi.

Il nodo del mining illegale e i controlli sui consumi energetici

Il problema centrale, secondo diverse fonti, è il peso del mining illegale rispetto al segmento conforme. In questo quadro, la crescita del settore impone di monitorare con attenzione il consumo di energia e le distorsioni sulla rete.

Le autorità hanno proposto di criminalizzare le attività non autorizzate e di valutare un’amnistia per le imprese che operano nella cosiddetta zona grigia. Inoltre, vengono utilizzati strumenti sempre più sofisticati per incrociare dati sui consumi elettrici e traffico internet.

In particolare, sistemi di misurazione intelligenti e il supporto delle società di telecomunicazioni consentono di individuare cluster di alto consumo non giustificati da attività industriali dichiarate. Ciò rende più difficile, ma non impossibile, occultare grandi farm.

Nonostante il rafforzamento dei controlli, la crescente rilevanza economica del settore è stata riconosciuta sia dalla Banca di Russia sia dal Cremlino, soprattutto nel contesto delle sanzioni occidentali che colpiscono il Paese.

Capitale in ingresso e divergenze sulle cause della crescita

Ad oggi resta irrisolto il quesito se siano le attività in regola o quelle clandestine a contribuire maggiormente al peso economico del comparto. Proprio qui si concentra il dibattito tra operatori e istituzioni.

In questo contesto, diversi analisti sottolineano che il mining in Russia è diventato un canale significativo per l’afflusso di capitali, con effetti potenzialmente rilevanti sulla bilancia energetica e sulle entrate fiscali future.

Anton Gontarev, direttore commerciale di Intelion Data Systems, importante operatore del settore, concorda con Bezdelov nel ritenere che il trend positivo sia dovuto soprattutto all’ingresso di capitali consistenti in uno spazio ormai regolamentato.

Al contrario, un rappresentante della compagnia energetica russa EN+ attribuisce l’aumento del numero di farm principalmente alla crescita del mining non autorizzato. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un’industria in piena espansione, ma ancora sospesa tra legalità formale e persistente area grigia.

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