Nell’ultima proposta normativa della Federal Reserve emerge un cambio di rotta sulle banche e criptovalute, con l’obiettivo di ampliare l’accesso ai servizi finanziari per le imprese del settore digitale.
Summary
La proposta della Fed per porre fine al debanking delle aziende crypto
La Federal Reserve degli Stati Uniti ha avviato un passaggio chiave per migliorare l’accesso ai servizi bancari da parte delle società crypto. L’istituto centrale ha aperto un periodo di consultazione pubblica di 60 giorni su una proposta che vieterebbe alle banche di usare il cosiddetto “reputation risk” come motivo per negare conti o servizi alle imprese del settore.
La nuova regola punta a rimuovere uno dei principali ostacoli che, negli ultimi anni, ha limitato l’accesso al sistema bancario tradizionale per molte aziende attive negli asset digitali. Inoltre, il cambio di impostazione viene letto come un primo passo concreto verso una normalizzazione dei rapporti tra finanza tradizionale e industria crypto.
Come cambiano i criteri di vigilanza sulle banche
Nell’annuncio ufficiale, la Federal Reserve ha spiegato che intende raccogliere commenti dal pubblico prima di finalizzare la norma. La proposta interviene sui criteri di supervisione, chiarendo che le decisioni delle banche sui clienti dovranno basarsi solo su rischi finanziari misurabili, e non su valutazioni reputazionali generiche.
Questa mossa viene interpretata da molti operatori come un tentativo di chiudere quella che nel settore è stata definita “Operation Chokepoint 2.0”, ovvero una pressione informale sugli intermediari a limitare i rapporti con soggetti considerati controversi, tra cui le imprese crypto. Tuttavia, la nuova impostazione non elimina gli obblighi di gestione prudenziale del rischio, ma ne ridefinisce i confini.
Già lo scorso anno, la Fed aveva iniziato a orientarsi in questa direzione, invitando i supervisori a non spingere le banche alla chiusura di conti soltanto per motivi reputazionali. In quell’occasione, era stato ribadito che gli istituti devono valutare la clientela sulla base di rischi oggettivi, quali solidità finanziaria, conformità normativa e profilo operativo.
Reazioni politiche e istituzionali alla svolta regolatoria
La senatrice statunitense Cynthia Lummis, da tempo favorevole a un quadro normativo più chiaro per gli asset digitali, ha accolto positivamente la proposta della Federal Reserve, definendo il cambiamento atteso da anni. Secondo la sua posizione, le autorità non dovrebbero ostacolare in modo ingiustificato l’accesso ai servizi bancari per le società che operano in regola nel settore delle valute digitali.
Detto ciò, il periodo di consultazione di 60 giorni darà spazio a contributi sia da parte dell’industria crypto sia da parte del settore bancario, che potrà esprimere eventuali criticità operative. Nel complesso, l’esito del processo determinerà quanto velocemente le nuove regole potranno tradursi in un effettivo allentamento delle pratiche di debanking.
Perché la Fed interviene ora su banche e criptovalute
Il cambio di linea arriva in una fase in cui gli asset digitali risultano sempre più intrecciati con il sistema finanziario globale. L’approvazione, negli Stati Uniti, degli ETF spot su Bitcoin ha aperto la porta all’ingresso nel mercato crypto di grandi gestori patrimoniali come BlackRock, Fidelity e Franklin Templeton.
Questi operatori istituzionali si appoggiano in misura rilevante all’infrastruttura bancaria per attività come custodia, regolamento delle operazioni e gestione dei flussi dei fondi. Inoltre, la rimozione del concetto di “reputation risk” dalla vigilanza prudenziale sulle relazioni bancarie riduce l’incertezza per gli istituti che intendono lavorare con soggetti legati agli asset digitali.
Nel complesso, la proposta della Fed si inserisce in un percorso di graduale integrazione tra finanza tradizionale e mercato crypto, in cui le banche cercano di definire modelli di business compatibili con le regole prudenziali.
Impatto della nuova impostazione per le aziende crypto
Per molti operatori del settore, uno dei principali problemi degli ultimi anni è stato mantenere relazioni stabili con gli istituti bancari. Alcune banche hanno chiuso conti o rifiutato nuovi rapporti con aziende crypto, richiamando incertezze regolamentari e timori reputazionali.
In parallelo, diversi grandi gruppi finanziari globali hanno iniziato a sviluppare servizi legati agli asset digitali. BNY Mellon offre oggi servizi di custodia crypto per clientela istituzionale, mentre Standard Chartered ha lanciato la piattaforma Zodia Custody dedicata alla custodia di asset digitali.
Negli Stati Uniti, banche come JPMorgan e Goldman Sachs hanno ampliato le proprie iniziative in ambito blockchain e servizi collegati alle criptovalute, a conferma di un interesse istituzionale crescente. Tuttavia, anche istituti come HSBC e Citi stanno lavorando allo sviluppo di infrastrutture per i digital asset, in contrasto con il comportamento più prudente di molte banche di medie dimensioni.
Verso una maggiore integrazione tra sistema bancario e industria crypto
Se la nuova regola verrà approvata al termine del periodo di consultazione, le imprese attive negli asset digitali potrebbero trovare più semplice aprire e mantenere conti bancari, con una riduzione delle chiusure unilaterali legate a timori di immagine. Inoltre, una maggiore chiarezza sui criteri di rischio potrebbe rafforzare la fiducia degli investitori e facilitare la pianificazione di lungo periodo.
Nel medio termine, questo approccio potrebbe sostenere l’adozione istituzionale degli asset digitali, favorendo una crescita più ordinata del settore. In definitiva, l’iniziativa della Federal Reserve rappresenta un segnale di apertura verso una regolamentazione in cui l’accesso bancario non dipende più da valutazioni reputazionali generiche, ma da criteri di rischio verificabili e trasparenti.

