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Peter Schiff avverte: vendite Bitcoin possibili dopo un post di Trump

Mentre il dibattito politico negli Stati Uniti si intreccia sempre più con i mercati digitali, l’analista Peter Schiff ipotizza che vendite Bitcoin su larga scala possano essere innescate da un singolo post di Donald Trump.

Le nuove critiche di Peter Schiff a Bitcoin

Il noto sostenitore dell’oro Peter Schiff, da anni tra i critici più accesi di Bitcoin, ha riacceso la discussione il 25 febbraio 2025. Su X, l’economista ha sostenuto che un semplice messaggio sui social di Donald Trump potrebbe far precipitare il prezzo della principale criptovaluta.

Secondo Schiff, il mercato delle criptovalute resta fortemente guidato dal sentiment. Le sue nuove dichiarazioni arrivano mentre il prezzo di Bitcoin è risalito in area 66.300 dollari, in prossimità del discorso sullo stato dell’Unione (SOTU) dell’ex presidente.

Lo scenario ipotetico: Trump definisce Bitcoin uno schema Ponzi

Nel suo post, Schiff ha invitato i follower a immaginare un messaggio su Truth Social in cui Trump definisse Bitcoin un “Ponzi”. Un commento di questo tipo, ha suggerito, potrebbe scatenare vendite violente e un crollo improvviso sul mercato.

Schiff descrive da tempo Bitcoin come un asset fragile, simile a una bolla. In questa occasione ha ribadito con forza la sua posizione, sostenendo che la struttura del mercato resti vulnerabile a critiche provenienti da figure molto esposte mediaticamente.

Un mercato dominato dall’hype secondo Schiff

In commenti successivi, l’economista ha sottolineato come i mercati guidati dall’hype possano invertire rapidamente la tendenza. A suo avviso, l’elevata dipendenza dai fattori emotivi rende Bitcoin esposto a cambiamenti di percezione improvvisi.

Schiff continua inoltre a contestare la narrativa del “digital gold”. Molti investitori, afferma, considerano BTC un bene rifugio alternativo all’oro senza cogliere pienamente i rischi di volatilità e di liquidità a cui espone, soprattutto nelle fasi di panico.

Contesto politico e dinamiche di mercato

Le affermazioni di Schiff arrivano in un momento di crescente attenzione verso le posizioni di Trump sulla regolamentazione delle criptovalute. Negli ultimi mesi, il legame tra campagne politiche e asset digitali è diventato un tema centrale nel dibattito statunitense.

Nel frattempo, Bitcoin ha oscillato prevalentemente nella fascia media dei 60.000 dollari, mostrando al tempo stesso volatilità e una certa capacità di tenuta. Tuttavia, per Schiff questa resilienza apparente non basterebbe a escludere scenari di correzione profonda.

Il ruolo dell’adozione istituzionale e delle politiche USA

L’attuale fase del mercato, però, differisce dai precedenti cicli crypto. L’adozione da parte di grandi investitori è cresciuta e i segnali di politica economica degli Stati Uniti nel 2025, inclusa l’ordine sulla Strategic Bitcoin Reserve, hanno contribuito a stabilizzare in parte il sentiment.

Per questo diversi analisti ritengono che l’ecosistema sia oggi meno fragile rispetto al passato. Detto ciò, Schiff continua a prevedere possibili ribassi significativi e ha riproposto avvertimenti simili in numerose occasioni negli ultimi anni.

Reazioni della community crypto alle parole di Schiff

La risposta della community online è stata netta. Molti utenti del settore hanno bollato i commenti di Schiff come timori eccessivi e non più in linea con la maturità raggiunta dal mercato delle criptovalute.

Inoltre, diverse voci hanno ironizzato sull’idea che un solo post sui social possa “uccidere” Bitcoin nel 2026. È stato ricordato come l’asset abbia già superato in passato critiche pesanti, provenienti sia da politici sia da grandi nomi della finanza tradizionale.

Il dibattito sul peso del sentiment nel prezzo di Bitcoin

Una parte più ridotta degli osservatori ha però riconosciuto che il sentiment continua a influire sui movimenti di breve termine. I mercati crypto reagiscono spesso con forza alle notizie politiche, anche quando gli effetti si riassorbono in pochi giorni.

Finora, la discussione è rimasta concentrata soprattutto su piattaforme social e canali specializzati, senza un’ampia eco sui media generalisti. Tuttavia, resta aperto il tema di quanto un singolo evento mediatico possa amplificare le pressioni di vendita Bitcoin già presenti.

Cosa rivela lo scontro tra Schiff e i sostenitori di Bitcoin

Il confronto evidenzia un dibattito di fondo che non si è mai chiuso. Critici come Peter Schiff continuano a ritenere Bitcoin un asset prevalentemente speculativo e Mosso da narrazioni più che da fondamentali economici consolidati.

I sostenitori, al contrario, lo descrivono come una riserva di valore globale in via di consolidamento, sostenuta da crescente adozione istituzionale e da una scarsità programmata che lo differenzia dalle valute tradizionali.

Tra rischi politici e basi strutturali del mercato

In pratica, entrambe le dimensioni sembrano coesistere. I commenti politici possono ancora incidere sulle quotazioni nel breve periodo, alimentando fasi di volatilità accentuata e movimenti improvvisi di prezzo.

Nel medio-lungo termine, però, l’allargamento della base di investitori e l’evoluzione del quadro regolatorio suggeriscono che un singolo post difficilmente produrrebbe danni permanenti. Resta il fatto che episodi come questo confermano quanto il sentiment della community crypto rimanga sensibile alle dichiarazioni di figure influenti.

In conclusione, le nuove uscite di Schiff riaccendono il tema del rischio politico per Bitcoin, ma allo stesso tempo mettono in luce la crescente capacità del mercato di assorbire shock comunicativi rispetto alle fasi speculative dei cicli precedenti.

Alessia Pannone
Laureata in scienze della comunicazione e attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in editoria e scrittura. Scrittrice di articoli in ottica SEO, con cura per l’indicizzazione nei motori di ricerca, in totale o parziale autonomia.
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