Nel nuovo rapporto di Jefferies emerge come l’impatto delle stablecoin possa erodere gradualmente depositi e redditività delle banche tradizionali nei prossimi cinque anni.
Summary
Previsioni di Jefferies su depositi e utili bancari
Secondo gli analisti di Jefferies, la crescita delle stablecoin potrebbe tradursi in un calo del 3%-5% dei depositi core delle banche nell’arco di cinque anni. Inoltre, l’aumento del costo della raccolta spingerebbe verso una contrazione degli utili medi di circa 3%, in particolare per gli istituti con maggiore dipendenza dalla clientela retail.
Gli analisti, guidati da David Chiaverini, avvertono che il rischio a medio termine di un deflusso graduale di depositi, legato a nuove opportunità di rendimento e casi d’uso nei pagamenti, non dovrebbe essere sottovalutato. Detto ciò, la dinamica è vista come progressiva, non come uno shock immediato per il sistema bancario.
Crescita del mercato delle stablecoin e prospettive a cinque anni
Il mercato delle stablecoin mostra una traiettoria di espansione sostenuta. La capitalizzazione complessiva del settore si attesta intorno a 314 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai circa 184 miliardi del 2022. Inoltre, il volume dei trasferimenti ha raggiunto 11,6 trilioni di dollari nel 2025, segnalando un utilizzo sempre più intenso nelle transazioni digitali.
Alla fine del 2025, l’ammontare in circolazione di queste criptovalute ancorate a valute fiat ha toccato i 305 miliardi di dollari, con una crescita del 49% su base annua. Nel complesso, Jefferies prevede che il mercato possa espandersi fino a una forchetta compresa tra 800 miliardi e 1,15 trilioni di dollari nell’arco di cinque anni.
Cosa sono le stablecoin e perché interessano alle banche
Le stablecoin sono criptovalute ancorate a valute tradizionali come il dollaro statunitense. Nascono come strumento per agevolare il trading nel settore crypto, ma si stanno rapidamente estendendo a pagamenti, gestione di tesoreria e trasferimenti transfrontalieri. Tuttavia, proprio questa espansione le rende un potenziale concorrente per i depositi bancari.
Questi strumenti digitali possono circolare 24 ore su 24 e collegarsi a piattaforme di finanza decentralizzata che offrono rendimenti spesso superiori a quelli dei conti correnti. Di conseguenza, risultano attraenti per chi vuole mettere a frutto la propria liquidità con maggiore efficienza, riducendo implicitamente l’appeal dei depositi tradizionali.
Timori del settore bancario e segnali dal mercato
Le preoccupazioni del settore emergono anche dalle dichiarazioni dei vertici bancari. All’inizio del 2026, il CEO di Bank of America, Brian Moynihan, ha avvertito che il sistema potrebbe risentire della “possibilità di 6 trilioni di dollari di depositi” potenzialmente destinati a migrare verso stablecoin e prodotti collegati.
Questo scenario non coincide necessariamente con le stime di Jefferies, più moderate ma comunque significative. Tuttavia, il messaggio è chiaro: il lento ma costante impatto delle stablecoin sui modelli di raccolta bancaria è ormai al centro delle riflessioni strategiche del settore.
Il ruolo della regolamentazione e il GENIUS Act
Un elemento che, per ora, frena deflussi più rapidi è il quadro normativo statunitense. La legge GENIUS Act, approvata a luglio 2025, vieta agli emittenti regolamentati di stablecoin di riconoscere rendimento diretto ai detentori passivi. In questo modo si limita la concorrenza immediata con i conti di deposito remunerati.
Secondo Jefferies, questa restrizione riduce il rischio di spostamenti bruschi da conti correnti e conti di risparmio verso questi strumenti digitali. Detto ciò, la banca d’affari sottolinea che la crescita dei casi d’uso nei pagamenti e nei servizi di tesoreria può comunque sostenere, nel tempo, l’impatto delle stablecoin sul sistema bancario.
Banche più esposte all’impatto delle stablecoin
Il rapporto di Jefferies segnala che gli istituti più vulnerabili sono quelli con una quota elevata di depositi retail e di raccolta a interesse, rispetto alle grandi banche già impegnate nello sviluppo di infrastrutture per asset digitali. Inoltre, l’esposizione aumenta per le realtà meno diversificate sul fronte delle commissioni.
Tra le banche coperte dagli analisti, risultano particolarmente esposte Wintrust Financial, Flagstar Financial, Webster Financial, Eagle Bancorp e Axos Financial. Per questi gruppi il deflusso stimato del 3%-5% dei depositi core nell’orizzonte quinquennale potrebbe avere un impatto relativamente più rilevante sulla redditività.
Strategie delle grandi istituzioni finanziarie
Molti grandi operatori non attendono passivamente i cambiamenti del mercato. Fidelity Investments ha già lanciato una propria stablecoin, il Fidelity Digital Dollar, posizionandosi direttamente nel nuovo ecosistema dei pagamenti digitali. Inoltre, le grandi banche di investimento stanno intensificando il lavoro sulla tokenizzazione.
Bank of America, tramite le dichiarazioni di Moynihan, ha segnalato l’intenzione di emettere una stablecoin qualora il Congresso ne autorizzi espressamente l’uso. In parallelo, il CEO di Goldman Sachs ha indicato che la banca impiega un numero significativo di risorse nello sviluppo di soluzioni legate alla tokenizzazione e alle stablecoin, a conferma di un orientamento più proattivo.
Il rapporto Jefferies sulle stablecoin come segnale per il settore
Il nuovo rapporto, pubblicato martedì 10 marzo 2026, rappresenta un campanello d’allarme per gli istituti meno preparati sul fronte digitale. Secondo Jefferies, l’impatto delle stablecoin non si manifesterà con un’unica fase di stress, ma attraverso un progressivo riallineamento tra rendimenti, servizi e tecnologie.
Inoltre, la banca d’affari suggerisce che le politiche di pricing dei depositi, gli investimenti in infrastrutture per asset digitali e l’integrazione di soluzioni basate su stablecoin nei servizi di pagamento saranno fattori chiave per mitigare la pressione competitiva. La trasformazione, in ogni caso, viene descritta come strutturale.
Prospettive per banche e mercato nei prossimi anni
Nel complesso, lo studio di Jefferies delinea un quadro in cui la crescita del mercato sarà accompagnata da una lenta erosione dei modelli tradizionali di raccolta. Sebbene la regolamentazione limiti parte dei rischi immediati, l’effetto cumulato nel medio periodo non può essere ignorato dai board bancari.
Per il settore finanziario, la sfida sarà trasformare una minaccia potenziale in opportunità, adottando soluzioni innovative e costruendo partnership nell’ecosistema degli asset digitali. In questo contesto, le scelte strategiche dei prossimi cinque anni saranno decisive per determinare vincitori e perdenti nella competizione tra finanza tradizionale e nuove infrastrutture digitali.


