HomeCriptovaluteBitcoinPrezzo petrolio VS Bitcoin: c’è davvero un legame? Ecco cosa sta emergendo

Prezzo petrolio VS Bitcoin: c’è davvero un legame? Ecco cosa sta emergendo

A partire da poco prima della metà di gennaio il prezzo del petrolio ha iniziato a risalire.

Più o meno nello stesso periodo il prezzo di Bitcoin è sceso. 

C’è per caso qualche tipo di correlazione? 

Per analizzare questa dinamica occorre prendere in esame due cose distinte: l’andamento dei prezzi sul mercato, e le dinamiche di base (ovvero i fondamentali). 

L’andamento dei prezzi

Il prezzo del petrolio americano (USOIL) ha iniziato a risalire a partire dall’8 gennaio. Tuttavia è solo a partire dal 12 dello stesso mese che la risalita ha iniziato ad essere significativa. 

A dire il vero quel giorno salì solamente a 60$ al barile, ovvero un livello di prezzo pari a quello della seconda metà di novembre 2025. 

Anzi, il picco massimo del 2025 fu toccato pochi giorni prima dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca a quota 80$, ma la media mensile all’epoca non ha mai superato i 75$. 

Va però detto che a partire dal picco di metà 2022, quando toccò i 120$, era praticamente quasi sempre sceso, andando a finire la sua corsa in discesa proprio a dicembre 2025 a quota 55$. A quel punto c’era anche da aspettarsi un rimbalzo tecnico fin sopra i 60$, quindi il movimento di gennaio non aveva nulla di anomalo. 

Il 15 gennaio 2025 d’altro canto il prezzo di Bitcoin ha iniziato a scendere, passando in pochi giorni da 97.000$ a 89.000$. 

Questa discesa difficilmente fu causata dalla leggera risalita del prezzo del petrolio, ma ciò che è avvenuto in seguito disegna un altro scenario. 

L’apparente correlazione

Infatti il 27 gennaio il prezzo del petrolio tornò a salire, andando a toccare i 66$ al barile nel giro di soli tre giorni. 

Proprio in quei giorni il prezzo di Bitcoin di colpo crollò a 70.000$, ma già a partire dal 2 febbraio l’apparente correlazione inversa si è interrotta. 

Infatti ad inizio febbraio mentre il prezzo di Bitcoin scendeva fino a 60.000$, anche quello del petrolio scendeva, fino a tornare sotto i 63$ il 17 febbraio. 

Il giorno successivo però di nuovo il prezzo del petrolio ha iniziato a risalire, e quello di Bitcoin a scendere. 

La risalita del petrolio però durò solo due giorni, mentre la discesa di BTC era già iniziata il 15 e durò fino al 24 (nove giorni in tutto). 

Anzi, quando a fine febbraio è poi iniziata la vera e propria impennata del prezzo del petrolio, nei primi cinque giorni anche il prezzo di Bitcoin salì. 

Solo a partire dal 5 marzo, dopo che il petrolio aveva già superato i 70$ al barile il giorno prima, il prezzo di Bitcoin tornò a scendere. 

Inoltre quella discesa di Bitcoin si è fermata l’8 marzo, mentre il prezzo del petrolio riprese a salire il 10. 

Si tratta quindi di una correlazione solo apparente, anche se vi sono dinamiche fondamentali che potrebbero giustificare un qualche tipo di legame (indiretto). 

I legami

È difficile individuare qualche sorta di legame diretto tra l’andamento del prezzo del petrolio e quello di Bitcoin. 

Tuttavia è possibile immaginare perlomeno due correlazioni indirette. 

La prima a dire il vero è banale: se il prezzo del petrolio sale molto, e molto velocemente, finisce per attirare l’attenzione degli speculatori, e la loro liquidità, di fatto sottraendole a Bitcoin. 

Dato che questa a tutti gli effetti andrebbe considerata una correlazione (indiretta) di tipo emotivo, o al massimo speculativo, ha senso che si manifesti solo a tratti, e non in modo costante. 

In altre parole, in quei giorni in cui la rapida risalita del prezzo del petrolio ha attratto più speculatori, questi si sono “distratti” da Bitcoin e magari hanno anche venduto BTC per incassare liquidità da investire ad esempio sui future sul WTI, il petrolio americano. 

Però si tratta per l’appunto solo di una correlazione occasionale, tanto che i giorni dei due recenti picchi massimi di prezzo del petrolio, venerdì 13 e mercoledì 18 marzo, il prezzo di Bitcoin era sopra i 70.000$, ovvero sopra il picco minimo del mese fatto registrare l’8 marzo. 

Vi è però anche un’altra dinamica di fondo che potrebbe aver avuto un impatto significativo, e riguarda sempre la liquidità. 

Infatti quando i prezzi del petrolio salgono, inevitabilmente attirano un po’ di liquidità. Questo porta ad una riduzione di liquidità sugli altri asset, a prescindere dalla speculazione, e ciò finisce inevitabilmente per danneggiare Bitcoin. 

La vera correlazione

Se però si sposta l’attenzione dal breve al medio-lungo periodo, una vera e propria correlazione inversa emerge. 

Infatti più aumenta il prezzo del petrolio più aumenta l’inflazione, e se l’inflazione rimane alta la Fed non potrà tagliare i tassi. 

Anzi, se l’inflazione dovesse aumentare in modo significativo potrebbe persino essere costretta a riaumentarli.

I tassi di interesse hanno un impatto diretto sulla circolazione del denaro, e quindi sulla liquidità che può entrare sui mercati finanziari, e ciò finisce per avere impatto anche sul prezzo di Bitcoin. 

Questa però non è per niente una correlazione a breve termine, ma solo a medio-lungo termine, dato che ormai è da molte settimane che si sa che la Fed non avrebbe tagliato i tassi a marzo, e che molto probabilmente non lo farà nemmeno ad aprile. 

Inoltre ad oggi i mercati continuano a scontare un altro taglio dei tassi prima della fine dell’anno, anche se fino a poche settimane fa ne scontavano due. 

Il vero motivo del recente calo

Il fatto è che, invece, il vero motivo del calo del prezzo di Bitcoin di questa settimana è un altro. 

C’entra sempre la liquidità, ma in tal caso conta soprattutto quella drenata dai mercati dal governo USA. 

Stando ai dati ufficiali del Tesoro statunitense, tra sabato 14 e lunedì 16 marzo il governo USA ha drenato dai mercati addirittura più di 130 miliardi di dollari. Gli effetti di questi movimenti, che sui mercati finanziari si fanno sentire solo quando sono significativi, si manifestano in genere due giorni dopo, ed infatti il calo è iniziato proprio mercoledì. 

Mercoledì stesso poi il governo USA ha rilasciato in un solo giorno più di 50 di quei 130 miliardi drenati ad inizio settimana, e ciò probabilmente ha contribuito a mettere fine al calo.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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