Nel pieno della Hong Kong Art Week, l’arte a Hong Kong mostra un mercato ancora attivo in superficie, ma sostenuto da dinamiche più lente, costose e regionalizzate.
Summary
Un ritmo di vendita più lento e più selettivo
Alla fiera Art Basel Hong Kong l’affluenza è stata solida, con stand affollati, cene di galleria, presenze di imprenditori tech e qualche celebrità. Tuttavia, sotto questa vivacità, emerge un mercato meno frenetico.
Dopo tre anni di rallentamento ci sono segnali di ripresa, ma i collezionisti mostrano poca urgenza all’acquisto. I galleristi accettano tempi lunghi per collocare le opere, adattandosi a una nuova dinamica delle trattative.
Nei primi due giorni della fiera sono state comunque riportate numerose vendite: un Picasso da 4 milioni di dollari da Bastian; opere di Liu Ye e Marlene Dumas da 3,8 e 3,5 milioni di dollari da David Zwirner; e un lavoro di Louise Bourgeois da 2,95 milioni di dollari da Hauser & Wirth.
Inoltre, il presidente di Hauser & Wirth ha ricordato che per chiudere la vendita di un’altra Bourgeois, portata in fiera l’anno precedente, sono stati necessari nove mesi. I collezionisti vengono descritti come più “ponderati” e le transazioni non si esauriscono più nel solo primo giorno di fiera.
Guerra, costi di trasporto e logistica delle opere
Il conflitto in Medio Oriente non ha finora destabilizzato in modo significativo i mercati globali, con l’eccezione evidente del prezzo del petrolio. Tuttavia, l’impatto sui costi logistici si fa già sentire.
I costi del carburante in aumento dovrebbero far salire sensibilmente le spese di rientro delle opere da Hong Kong dopo la fiera, con una crescita di circa il 50% per le spedizioni verso gli Stati Uniti secondo Dietl International Services.
Questo può spingere i collezionisti interessati a lavori presentati alle fiere di Hong Kong a rinviare la chiusura delle trattative o a optare per il deposito in magazzini doganali fino a condizioni di trasporto più favorevoli.
Inoltre, l’attività nei freeport riflette spesso il clima geopolitico. A Singapore, Le Freeport, fondato dal dealer Yves Bouvier, viene descritto come “estremamente impegnato” di recente, con clienti intenti a mettere in sicurezza i propri asset.
Una geografia del mercato più regionale
Il mercato globale tende sempre più a frammentarsi su base regionale, tendenza ben visibile durante la Hong Kong Art Week. Ciò avviene mentre la città prova a difendere il suo ruolo di hub asiatico.
Nel 2025 le vendite all’asta sono aumentate in Stati Uniti, Regno Unito e Francia, mentre in Cina hanno registrato un calo del 10,8% su base annua, secondo i dati Artnet contenuti nel più recente Intelligence Report.
L’economista Clare McAndrew, nell’Art Basel and UBS Art Market Report, osserva che la quota combinata di vendite di gallerie e case d’asta in Stati Uniti, Regno Unito e Cina è scesa al livello più basso dell’ultimo decennio, pur restando maggioritaria a livello globale.
Detto ciò, il calo della quota cinese è compensato dall’aumento di attività in altri mercati asiatici ed emergenti. Osservatori hanno anche notato l’assenza, quest’anno, di alcune importanti gallerie indiane e thailandesi ad Art Basel Hong Kong, presenze abituali nelle edizioni passate.
Cosa rivela l’arte a Hong Kong sulla nuova normalità
Nel complesso, la situazione non indica che Hong Kong stia uscendo dalla mappa del mercato internazionale, ma evidenzia la necessità di uno sforzo maggiore per attrarre e trattenere affari.
Il governo della città ha annunciato modifiche normative che consentiranno a un’ampia gamma di gestori di patrimoni di percepire performance fee esenti da imposte, avvicinando Hong Kong a piazze finanziarie come Dubai e Abu Dhabi.
Inoltre, il chief executive ha dichiarato che l’attuale conflitto in Iran potrebbe rappresentare al tempo stesso un’opportunità e un rischio per il centro finanziario. La arte a Hong Kong si muove quindi in un contesto macroeconomico in rapida trasformazione.
Il comparto delle gallerie e delle fiere sta recuperando dopo anni difficili, ma i presupposti di questa ripresa sono cambiati: il ritmo d’acquisto è più lento, i costi aumentano e la geografia del business si frammenta, con nuovi poli regionali in competizione.
Infine, gli sforzi di Hong Kong per rafforzare il proprio vantaggio finanziario si inseriscono in una più ampia riallocazione di capitali globali. Il mercato dell’arte, di conseguenza, sta riscrivendo le proprie reti di scambio e influenza, ridisegnando il ruolo dei tradizionali hub internazionali.

