Per la prima volta da anni il settore del mining mostra segnali di rallentamento, con l’hashrate Bitcoin in flessione e una parte crescente dell’industria che guarda all’AI.
Summary
Il primo calo dell’hashrate nel primo trimestre da sei anni
Per la prima volta in sei anni, la potenza computazionale complessiva che protegge la rete, l’hashrate di Bitcoin, è diminuita nel primo trimestre. Da inizio anno è in calo di circa 4%, attestandosi intorno a 1 ZH/s (zettahash al secondo).
Negli ultimi cinque anni il dato era cresciuto con costanza. Dal 2020 il ritmo era stato sostenuto da una crescita a doppia cifra nel primo trimestre e da forti incrementi su base annua, secondo le rilevazioni di Glassnode.
Nel complesso, l’hashrate è passato da circa 100 EH/s (exahash al secondo) a quota zettahash, con un aumento di dieci volte. In particolare, nel 2022 la potenza di calcolo quasi raddoppiò rispetto all’anno precedente.
Economia del mining sotto pressione
Il rallentamento del 2026 riflette un cambiamento profondo nella economia del mining Bitcoin. I costi di produzione si aggirano attorno ai 90.000 dollari per singolo bitcoin, mentre il prezzo spot si colloca più vicino a 67.000 dollari, comprimendo i margini.
In queste condizioni, molte società quotate in Borsa stanno riducendo l’esposizione alle attività tradizionali di mining. Tuttavia, non si tratta di un semplice ridimensionamento, ma di una vera riallocazione del capitale verso segmenti più redditizi e stabili.
Detto ciò, l’effetto immediato è un freno alla crescita dell’hashrate globale, che torna a essere strettamente legato all’andamento del prezzo della principale criptovaluta.
I minatori Bitcoin passano all’AI e all’HPC
Una quota crescente di operatori sta spostando investimenti verso infrastrutture per intelligenza artificiale e high-performance computing (HPC). In questi settori i ritorni sono considerati più elevati e prevedibili rispetto al mining tradizionale.
Questa riconversione è alimentata da nuove emissioni di debito e dalla vendita delle riserve in bitcoin, con una conseguente riduzione investimenti mining Bitcoin. Inoltre, le risorse destinate alla sostituzione e all’ampliamento del parco macchine ASIC si stanno contraendo.
Di conseguenza, la dinamica dell’hashrate Bitcoin diventa più sensibile alle fasi di debolezza del mercato. Un ulteriore calo dei prezzi potrebbe spingere fuori dal settore gli operatori meno efficienti.
Hashrate Bitcoin e sicurezza rete: il ruolo della decentralizzazione
Un calo dell’hashrate solleva interrogativi sulla sicurezza complessiva della rete. Tuttavia, molti analisti sottolineano che la decentralizzazione della potenza di calcolo conta più della sua dimensione assoluta.
Negli ultimi anni, i minatori quotati negli Stati Uniti hanno rappresentato oltre il 40% dell’hashrate globale. In contrasto con questa concentrazione geografica, un indebolimento relativo della loro posizione potrebbe favorire una distribuzione più ampia su scala mondiale.
In questo contesto, l’attuale fase di transizione potrebbe sostenere la decentralizzazione rete Bitcoin, riducendo il peso delle grandi società pubbliche e aprendo spazio a operatori distribuiti in altre aree.
Prospettive fino al 2026
Nonostante il rallentamento, le previsioni a medio termine restano improntate a una ripresa della capacità di calcolo. La società di ricerca CoinShares stima una crescita dell’hashrate fino a circa 1,8 ZH/s entro la fine del 2026, a determinate condizioni.
Questa traiettoria è però subordinata a un recupero del prezzo di BTC verso area 100.000 dollari. Inoltre, la concorrenza con i carichi di lavoro AI per l’accesso all’hardware più avanzato potrebbe restare un fattore chiave.
Nel complesso, il passaggio dalla crescita ininterrotta alla prima flessione trimestrale segna una nuova fase per il settore. L’evoluzione del hashrate Bitcoin sarà sempre più legata non solo al ciclo di mercato, ma anche alla competizione tra mining, AI e calcolo ad alte prestazioni.

