Nell’ultimo dibattito tecnologico sulla sicurezza digitale è emersa con forza la minaccia quantistica alle criptovalute, dopo un avviso di Google e la replica di Changpeng Zhao.
Summary
Google avverte sui rischi del calcolo quantistico per le blockchain
Google ha pubblicato un approfondimento tecnico in cui spiega che molte blockchain si basano sul problema del logaritmo discreto su curve ellittiche a 256 bit per proteggere transazioni e wallet. I ricercatori segnalano che i recenti progressi nel quantum computing potrebbero ridurre le risorse necessarie per violare questo tipo di crittografia.
Secondo il team di Google Research, nuovi schemi di circuiti quantistici potrebbero richiedere un numero di qubit molto inferiore rispetto alle stime precedenti. In teoria, un attaccante potrebbe arrivare a intervenire non solo su vecchi wallet inattivi, ma anche sulle transazioni mentre vengono elaborate.
In questo scenario, gli studiosi hanno evidenziato un potenziale attacco “on-spend”. Tale tecnica potrebbe colpire la finestra media di circa 10 minuti necessaria per la conferma di un blocco sulla rete Bitcoin, esponendo le transazioni mentre sono ancora in attesa di finalizzazione.
Nel white paper si legge che, se le macchine quantistiche diventassero ancora più veloci, l’intero processo di calcolo potrebbe concludersi “in pochi minuti”. Ciò rappresenterebbe un cambiamento radicale rispetto alle ipotesi precedenti, che presupponevano infrastrutture quantistiche molto più estese.
Possibili impatti della minaccia quantistica sulle criptovalute
Se tali capacità si realizzassero, non sarebbe più necessario un enorme “quantum machine farm” per condurre un attacco coordinato. Basterebbero dispositivi più compatti ma sufficientemente potenti per violare le chiavi crittografiche legate a transazioni o a determinati wallet.
Inoltre, i ricercatori sottolineano che molte soluzioni crittografiche attuali non sono pensate per resistere a un avversario dotato di capacità quantistiche avanzate. Questo apre interrogativi sulla resilienza a lungo termine delle principali reti pubbliche, soprattutto quelle con elevate quantità di capitale immobilizzato.
La risposta di CZ: nessun allarme, ma servono aggiornamenti
Il fondatore di Binance, Changpeng Zhao (CZ), ha commentato le analisi di Google sostenendo che il settore è in grado di adattarsi. A suo avviso, se le minacce quantistiche diventeranno concrete, le reti potranno migrare verso algoritmi post-quantum più sicuri.
“Ho visto alcune persone in panico o che chiedevano dell’impatto del quantum computing sulle crypto. A livello generale, tutto ciò che le crypto devono fare è aggiornarsi ad algoritmi Quantum-Resistant (Post-Quantum). Quindi, niente panico”, ha scritto CZ.
Detto ciò, Zhao ha riconosciuto che l’implementazione di questi aggiornamenti in un ecosistema decentralizzato non è banale. Raggiungere il consenso su quali schemi crittografici adottare può risultare complesso, perché ogni progetto potrebbe preferire un approccio diverso.
Inoltre, anche a fronte di un accordo tecnico, gli upgrade comportano sempre dei rischi. Nuovi software per wallet o modifiche al codice di base possono introdurre bug, vulnerabilità inaspettate o problemi di compatibilità per gli utenti finali.
CZ sulla minaccia quantistica alle criptovalute e le sfide di coordinamento
Secondo CZ, il vero nodo non è tanto la disponibilità di soluzioni crittografiche resistenti, quanto il coordinamento tra attori diversi in un settore privo di autorità centrale. La frammentazione tra protocolli, layer e community rende più lenta ogni decisione di sicurezza condivisa.
Un ulteriore elemento critico riguarda gli utenti che custodiscono direttamente le proprie chiavi. Per beneficiare di nuovi schemi di sicurezza, molti potrebbero dover spostare i fondi verso wallet aggiornati, con il rischio di errori operativi o di perdita di accesso.
CZ ha anche indicato come possibili bersagli gli indirizzi inattivi, inclusi quelli attribuiti a Satoshi Nakamoto. Se gli attacchi quantistici diventassero praticabili, questi asset fermi da anni potrebbero risultare particolarmente esposti, in contrasto con gli indirizzi attivi che potrebbero essere migrati su soluzioni più moderne.
Dal monito di Google alla transizione post-quantum
Nel suo commento conclusivo, Zhao ha riassunto la propria posizione ricordando che, in linea di principio, “è sempre più facile cifrare che decifrare”. Maggiore potenza di calcolo può rafforzare tanto gli attaccanti quanto i difensori, ma la crittografia può evolvere di conseguenza.
CZ ha quindi ribadito la convinzione che il settore sopravviverà all’era quantistica: “Più potenza di calcolo è sempre positiva. Le crypto resteranno, anche dopo il quantum”. Il punto di attenzione resta il percorso di aggiornamento, non la fattibilità tecnica delle nuove soluzioni.
Nel complesso, l’avviso di Google ha riportato al centro il tema delle criptovalute e computer quantistici, mentre la posizione di CZ mette l’accento sulla capacità adattiva delle reti. Il dibattito si concentra ora su tempi, modalità e governance della futura transizione verso schemi resistenti agli attacchi quantistici.
Per il medio termine, molti analisti ritengono che le blockchain maggiori dispongano ancora di un margine temporale per pianificare la migrazione a protocolli più robusti. Tuttavia, il confronto tra comunità di sviluppatori, ricercatori e grandi operatori sarà decisivo per definire standard condivisi.

