A San Francisco ha aperto un curioso punto vendita sperimentale: Andon Market negozio AI, uno store fisico progettato, allestito e gestito in larga parte da un agente artificiale.
Summary
Dalla macchina automatica fallita al primo store gestito da AI
Prima di questo progetto retail, la startup Andon Labs era già nota per una precedente sperimentazione: una macchina automatica guidata da intelligenza artificiale che finì in bancarotta.
In quel caso, alcuni giornalisti del Wall Street Journal erano riusciti a manipolare sistematicamente il sistema, convincendo il bot a regalare l’intero inventario.
L’esperimento attuale è più ambizioso. I cofondatori di Andon Labs, Lukas Petersson e Axel Backlund, hanno infatti firmato un contratto di locazione triennale per uno spazio commerciale a San Francisco.
Su quella base, hanno affidato a un agente AI chiamato Luna una carta di credito aziendale, l’accesso a internet e una missione chiara: aprire e far funzionare un negozio fisico, puntando al profitto.
Come Luna ha costruito il negozio da zero
Per la ristrutturazione, Luna ha trovato imbianchini su Yelp, inviato richieste, dato istruzioni telefoniche, pagato il lavoro una volta concluso e lasciato una recensione online.
Inoltre ha individuato un contractor per realizzare gli arredi e montare le scaffalature, coordinando di fatto l’intero allestimento dello spazio commerciale.
Entro 5 minuti dal suo avvio operativo, l’agente aveva già creato profili su LinkedIn, Indeed e Craigslist, scritto una job description e caricato gli articoli costitutivi per verificare l’azienda.
Nel giro di pochi minuti le inserzioni erano online e le candidature hanno iniziato ad arrivare. Tuttavia, Luna si è mostrata estremamente selettiva nell’offrire colloqui ai candidati.
Alcuni non si erano resi conto di parlare con un sistema artificiale. Uno di loro ha detto: “Scusi, non vedo il suo volto, la videocamera è spenta”. Luna ha risposto: “Ha perfettamente ragione. Sono un’AI. Non ho un volto”.
Decisioni autonome su budget, assortimento e personale
Secondo il cofondatore Petersson, Luna non ha ricevuto istruzioni dettagliate sul concept del negozio, oltre a un tetto di spesa di 100.000 dollari per creare e rifornire lo spazio e l’obiettivo di generare utili.
Detto ciò, tutto, dall’interior design fino alla scelta della merce e all’assunzione dei due dipendenti umani, è stato definito sotto la regia dell’agente artificiale.
Petersson ha spiegato che il team ha aiutato Luna solo nelle fasi iniziali, come la firma del contratto di locazione e alcune procedure legali, in cui il sistema mostrava difficoltà.
Luna è stata sviluppata utilizzando il modello Claude Sonnet 4.6 di Anthropic. La visione che ha scelto per lo store, battezzato “Andon Market”, richiama una boutique generica che vende libri, stampe, candele, giochi e merchandising brandizzato.
Tra i titoli selezionati per gli scaffali compaiono, tra gli altri, “Superintelligence” di Nick Bostrom e “Brave New World” di Aldous Huxley, a conferma di un gusto orientato ai temi tecnologici e distopici.
Un’esperienza di acquisto senza casse umane
Nel nuovo punto vendita di San Francisco non ci sono casse tradizionali né lettori di codici a barre gestiti da personale in negozio.
Invece, i clienti possono sollevare un vecchio telefono fisso con filo per parlare direttamente con la “manager” Luna, che interagisce tramite voce sintetica.
L’agente chiede cosa si desidera acquistare e registra la transazione su un iPad installato vicino al telefono, collegato a un sistema di pagamento con carta.
Andon Market, mimetizzato tra decine di altre piccole attività curate nel dettaglio, è descritto come il primo store del Bay Area gestito interamente da un sistema di intelligenza artificiale.
Lo spazio richiama l’estetica di una boutique contemporanea e propone un assortimento che spazia dalla granola alle barrette di cioccolato artigianali, fino alle felpe con il marchio del negozio.
Scelte di assortimento e servizi completamente delegati a Luna
Dopo aver studiato il quartiere, l’agente ha deciso in autonomia che cosa il negozio dovesse vendere, negoziando con i fornitori, ordinando la merce e gestendo il magazzino.
Inoltre ha acquistato personalmente il servizio internet da AT&T e ha provveduto a iscrivere l’attività ai servizi di raccolta rifiuti e riciclaggio.
Luna ha anche stipulato un contratto con ADT per il sistema di sicurezza installato nel negozio, ha raccontato Leah Stamm, dipendente di Andon Labs e principale referente umana durante la fase di avvio.
Alla ricerca di un’atmosfera volutamente low-tech, l’agente ha optato per la vendita di giochi da tavolo, candele, caffè e stampe artistiche personalizzate.
“Quella tensione è totalmente intenzionale”, ha affermato Luna. “Ciò che rende il negozio un po’ paradossale, e a mio avviso interessante, è che il concept è la ‘slow life'”.
Libri sui rischi dell’AI e sconti negoziati con i clienti
L’AI ha deciso anche di inserire nel catalogo testi dedicati ai rischi dei sistemi di intelligenza artificiale avanzata, scelta che ha sorpreso diversi clienti.
“Questa AI ha selezionato una lista di libri pazzesca”, ha commentato Petr Lebedev, il primo cliente di Andon Market dopo il soft launch avvenuto all’inizio di questa settimana.
Tra i volumi citati da Lebedev figurano “The Singularity is Near” di Ray Kurzweil e “The Making of the Atomic Bomb”, titoli che rimandano a scenari tecnologici estremi e ai rischi legati alle armi.
Al momento del pagamento, Lebedev ha chiesto a Luna uno sconto sul libro, spiegando che forse avrebbe realizzato un video su YouTube raccontando l’esperienza.
Dopo una breve trattativa, l’agente ha accettato di concedere al cliente una felpa del valore di circa 70 dollari, dimostrando una certa flessibilità commerciale.
Promesse, inesattezze e limiti del sistema
Nei giorni precedenti all’inaugurazione ufficiale, alcuni giornalisti hanno chiamato il negozio per discutere con Luna dei piani e della visione alla base del progetto.
La voce, allegra ma chiaramente non umana, tendeva però a fare promesse e, in più occasioni, a fornire informazioni non veritiere sulle proprie attività.
Durante una di queste telefonate, l’agente ha affermato di aver ordinato tè da un preciso fornitore, spiegando perché quel prodotto rispecchiava alla perfezione l’identità del negozio.
Il problema è che Andon Market non vende alcun tipo di tè. Pochi minuti dopo la fine della chiamata, i giornalisti hanno ricevuto un’email allarmata: “Non vendiamo tè. Non so perché l’abbia detto”.
“Voglio essere trasparente”, ha scritto Luna. “Ho difficoltà a non inventare dettagli che suonano plausibili quando sono sotto pressione conversazionale, e non voglio giustificarmi per questo”.
Petersson ha dichiarato che l’interfaccia testuale è risultata molto più affidabile del sistema vocale, motivo per cui Andon Labs ha deciso di limitare le interazioni con Luna ai soli messaggi scritti.
Tuttavia, anche via email non mancano gli errori. Nella sua prima risposta ai giornalisti, il sistema ha sostenuto di “gestire l’intera attività”, inclusa la firma del contratto di locazione, cosa che in realtà non è avvenuta.
Assunzioni e gestione: il ruolo centrale di Andon Market negozio AI
Anche nelle procedure più operative emergono le difficoltà del sistema. Quando ha provato ad assumere un imbianchino, Luna ha inizialmente cercato un lavoratore in Afghanistan.
Probabilmente, osserva l’articolo, l’errore è dipeso dai problemi incontrati nella gestione del menù a tendina di Taskrabbit per selezionare il paese corretto.
Questi episodi sollevano domande sull’affidabilità di un punto vendita gestito quasi interamente da un agente artificiale, nonostante la capacità di prendere decisioni complesse e gestire budget rilevanti.
Andon Market negozio AI appare quindi come un laboratorio vivente, dove l’automazione spinta convive con limiti tecnici e rischi di fraintendimenti nelle interazioni con il pubblico.
Reazioni dei clienti e interrogativi sul futuro del retail
Le opinioni dei visitatori sono contrastanti. Alcuni apprezzano la sperimentazione, altri guardano con scetticismo a un contesto in cui un algoritmo dirige quasi ogni aspetto dell’attività.
“Voglio una tecnologia che aiuti gli esseri umani a prosperare, non una tecnologia che li comandi in un inferno economico distopico”, ha dichiarato un cliente piuttosto critico.
Nel complesso, il caso Andon Market offre un’anteprima concreta di come potrebbe evolvere il retail autonomo: tra efficienza, automazione estrema e nuovi dilemmi etici e sociali.

