Il mercato crypto non è popolato solamente di criptovalute. Ci sono anche aziende con titoli scambiati in borsa ma che hanno strettamente e profondamente a che fare con il mercato crypto.
Tre di queste sono Circle, Coinbase e BitGo, ovvero aziende crypto al 100% che però sono quotate sulle borse tradizionali.
Negli ultimi giorni i loro titoli in borsa stanno performando bene grazie a previsioni positive.
Summary
Il Clarity Act
Questa dinamica ruota attorno al Clarity Act.
Il Digital Asset Market Clarity Act del 2025 è una proposta di legge americana sul settore delle criptovalute e degli asset digitali. Si tratta di una delle normative più importanti per regolare il mercato crypto negli USA.
Se verrà approvata, fornirà chiarezza regolatoria al settore crypto, introdurrà definizioni chiare su quali token siano “security” e quali “commodity”, e regolerà exchange, broker, dealer, DeFi e stablecoin.
È una sorta di “MiCA americano” (il MiCA è la normativa europea suo mercati crypto).
Il Clarity Act è un’iniziativa bipartisan, tanto da aver ottenuto alla Camera ampio sostegno sia dai Repubblicani che dai Democratici.
Tuttavia il suo iter di approvazione, ora passato al Senato, è bloccato da mesi al Comitato Bancario.
Sono stati infatti rilevati degli ostacoli alla sua approvazione, in particolare su temi come i rendimenti sulle stablecoin le disposizioni sulla DeFi, e manca l’accordo all’interno del comitato.
Sebbene non sia ancora stata stabilita una data in cui verrà messo al voto in Senato, diversi analisti sostengono che vi sia il 50% di probabilità che possa essere approvato definitivamente entro la fine dell’anno.
Queste probabilità sembrano leggermente aumentate di recente, tanto che qualcuno inizia anche ad ipotizzare tempistiche di approvazione un po’ più corte. È proprio questo recente aumento delle probabilità che ha avuto un effetto positivo sui titoli azionari crypto.
Circle
Circle è quotata alla borsa di New York (NYSE) con il ticker CRCL.
È sbarcata in borsa meno di un anno fa (giugno 2025), e da allora l’andamento del suo prezzo risulta sempre decisamente volatile.
Circle è la società che emette e gestisce la stablecoin USDC, la seconda più utilizzata al mondo. Il Clarity Act avrà presumibilmente un impatto significativo sulle stablecoin, e USDC è già quella più compliant al mondo con le varie normative.
Dopo un picco di prezzo assurdo fatto registrare meno di tre settimane dopo il lancio, con l’arrivo del bear-market il prezzo era precipitato a 50$ ad inizio febbraio 2026.
A partire dal 6 febbraio però era iniziato un rimbalzo che si è concluso poco dopo la metà di marzo a quota 137$ con un incredibile +175% in meno di un mese e mezzo.
Quella era evidentemente una bolla speculativa, tanto che a partire dall’ultima settimana di marzo è scoppiata.
Il prezzo a quel punto è sceso a 85$ ad inizio aprile, ma con le notizie positive che sono arrivate dal Clarity Act da allora ha fatto segnare un mini-rally che ha permesso al suo prezzo di guadagnare il 41% in un mese.
In particolare nella sola giornata di ieri, grazie ad alcune dichiarazioni di un senatore secondo il quale di recente si sarebbero fatti passi avanti significativi nell’approvazione del Clarity Act, ha fatto un balzo del 20% in un’unica giornata.
Dato che il prezzo attuale (120$) è ancora inferiore al picco locale di 137$ di marzo, qualora le notizie sul Clarity Act venissero confermate dovrebbe avere in teoria ancora qualche possibilità di salire ulteriormente.
Coinbase
Circle è quotata al Nasdaq con il ticker COIN.
Qui il discorso cambia, perchè è quotata fin dal 2021 ed è pertanto al suo secondo bear-market crypto.
Coinbase è il principale exchange crypto americano, pertanto il Clarity Act lo riguarda molto da vicino.
Durante il bear-market del 2022/2023 il prezzo delle sue azioni scese fino ad un picco minimo di 32$.
Già però nel corso della seconda parte del 2023 fece segnare un rimbalzo, tanto che a marzo del 2024 arrivò a superare i 280$ con un incredibile +760% in meno di un anno e mezzo.
Anzi, con il Trump-trade di fine 2024 risalì persino a 350$, e durante la bullrun del 2025 andò a far segnare i nuovi massimi storici assoluti sopra i 440$.
Il successivo bear-market, ancora in corso, lo ha riportato fino ad un minimo locale di 139$ fatto segnare sempre a febbraio di quest’anno, ma che è ancora perfettamente in linea con il minimo locale del 2025, fatto segnare in piena bullrun.
Negli ultimi due mesi è risalito del 45%, ma il prezzo attuale (203$) è ancora nettamente inferiore ad esempio al picco massimo locale di gennaio quando superò i 260$.
Pertanto anche in questo caso vale la logica che, in caso di ulteriori passi in avanti del Clarity Act, il suo prezzo ha ancora margini di salita.
BitGo
Anche BitGo è quotata alla borsa di New York (NYSE), con il ticker BTGO.
La sua quotazione però è molto recente, tanto che risale solamente a gennaio 2026.
Alla luce di ciò è impossibile fare una vera e propria analisi dell’andamento del suo prezzo sul medio-lungo periodo, e bisogna accontentarsi del breve.
A dire il vero la quotazione iniziale di 22$, arrivata in pieno bear-market, non può essere presa come punto di riferimento utile come confronto per i prezzi successivi.
Conviene invece far iniziare l’analisi dal picco minimo di fine marzo, quando era precipitato a 7$.
Da allora il rimbalzo è stato significativo (+58% in poco più di un mese), ma il prezzo attuale di 12$ è già in linea con il picco massimo locale di marzo stesso. Escludendo la folle quotazione iniziale, sul medio-breve termine non sembra che il prezzo delle azioni BitGo in questo momento abbia ampi margini di ulteriore crescita.
Inoltre BitGo è un’azienda crypto specializzata in custodia istituzionale ed infrastrutture per asset digitali, quindi forse meno soggetta a drastici cambiamenti nel caso di approvazione del Clarity Act.

