L’aumento prezzi smartphone torna al centro dell’attenzione dopo l’avvertimento lanciato da BT: secondo il gruppo telecom, il boom dell’intelligenza artificiale sta stringendo la disponibilità di chip di memoria e potrebbe spingere verso l’alto il costo di telefoni, router e altri dispositivi elettronici.
A collegare direttamente i due fenomeni è stata l’amministratrice delegata Allison Kirkby, che ha detto di aspettarsi carenze perché le grandi aziende tecnologiche stanno acquistando grandi quantità di memory chips per alimentare i datacentre usati dall’AI. Per BT, il punto è chiaro: più capacità va ai server, meno margine resta per una filiera già sotto pressione.
Il segnale pesa perché arriva da un operatore che osserva da vicino domanda tecnologica, fornitori e mercato consumer. E riguarda una dinamica che potrebbe toccare la parte più visibile dell’elettronica: gli smartphone.
Summary
BT avverte: la carenza chip AI può spingere i prezzi degli smartphone
BT sostiene che i costi degli smartphone potrebbero aumentare a causa della carenza chip AI, soprattutto per la tensione sulla supply di chip di memoria. Kirkby ha spiegato che le aziende tecnologiche stanno comprando grandi volumi di componenti per i data center, comprimendo così l’offerta disponibile per altri usi.
Secondo la manager, i rincari colpirebbero soprattutto i telefoni. Ma non solo. Anche i router potrebbero diventare più costosi, mentre la scarsità chip memoria rischia di riflettersi su una gamma più ampia di prodotti elettronici.
Le memory chips, infatti, entrano in quasi tutti i dispositivi moderni e vengono usate anche in componenti importanti come le graphics cards. Qui il tema va oltre il listino di un singolo produttore: quando la disponibilità di questi pezzi si riduce, l’effetto tende a propagarsi lungo tutta la filiera.
È il primo motivo per cui il mercato segue da vicino l’allarme di BT. Non si parla solo di prezzi smartphone in aumento, ma di una pressione industriale che può incidere su margini, assortimenti e accessibilità dei modelli più economici.
Dove potrebbe sentirsi la pressione sui prezzi
Kirkby ha detto di non aver ancora visto aumenti da parte dei produttori premium di handset, ma si aspetta che aziende come Apple possano trasferire i maggiori costi ai clienti.
I riferimenti di prezzo già oggi danno la misura del problema potenziale. L’iPhone 17 parte da £799, mentre l’iPhone 17 Pro arriva da £1,099. Il Google Pixel 10 Pro viene venduto a circa £1,199. Se il costo dei componenti continua a salire, il rischio è che il prossimo aumento prezzi smartphone non resti confinato alle fasce più alte.
BT indica anche altri segnali già visibili nel settore: Microsoft, Samsung e Dell hanno già alzato i prezzi in risposta alla carenza di chip e hanno ritirato dal mercato i modelli più economici.
È un passaggio importante, perché suggerisce che la rottura della filiera chip non incide soltanto sul prezzo finale. Può anche ridurre la scelta per chi cerca dispositivi entry-level, spostando il mercato verso prodotti più costosi o più redditizi per i produttori.
Non solo telefoni: anche console e altri dispositivi sotto osservazione
La tensione sull’elettronica si vede anche altrove. Negli Stati Uniti, dal 2 aprile il prezzo della PS5 standard è salito a $649.99 da $549.99. Nintendo aumenterà invece a settembre il prezzo di Switch 2 da $449.99 a $499.99 negli Usa e da €469.99 a €499.99 nella maggior parte dei Paesi europei.
BT non limita quindi il problema ai telefoni. Il messaggio è che l’aumento prezzi elettronica può allargarsi a più categorie quando la domanda AI dei data center assorbe chip e capacità produttiva per anni.
Perché la corsa all’AI pesa sulla filiera globale
Dietro l’allarme c’è una spesa globale massiccia per l’intelligenza artificiale, che ha accelerato l’espansione di server farm riempite di computer ad alte prestazioni e di chip di memoria avanzati.
BT descrive un meccanismo molto netto: questi investimenti non stanno consumando solo la produzione attuale, ma anche parte della capacità futura. In pratica, la supply di chip più difficile non riguarda soltanto l’oggi, ma anche i prossimi anni.
Per il pubblico, la conseguenza più concreta è immediata: capire se e perché i prezzi degli smartphone aumenteranno. La risposta fornita da BT è che la domanda industriale generata dall’AI sta diventando abbastanza forte da mettere sotto stress i componenti fondamentali per i dispositivi consumer.
Il contesto BT: conti sotto pressione e nuova stretta sui costi
L’avvertimento sui chip arriva mentre BT affronta una fase delicata anche sul fronte interno. Il gruppo ha annunciato ulteriori tagli ai costi per £700m nei prossimi quattro anni e ha alzato il proprio obiettivo complessivo di risparmio a £3.7bn.
La ristrutturazione è stata inoltre estesa di un anno, fino alla fine di marzo 2030.
Sul piano operativo, BT ha perso 203,000 clienti broadband nell’ultimo trimestre. Il totale delle perdite nei dodici mesi fino alla fine di marzo è arrivato a 825,000, un dato leggermente inferiore alla previsione di 850,000. Kirkby ha però sottolineato che il churn dei clienti mobili è ai minimi storici.
I risultati annuali mostrano un quadro misto: ricavi sottostanti in calo del 4% a £19.7bn, ma utili ante imposte in crescita dell’8% a £1.4bn, a fronte di earnings annuali sostanzialmente piatti.
Questo sfondo conta perché rafforza il peso del messaggio lanciato da BT. Quando un grande operatore delle telecomunicazioni parla di impatto sui costi dei dispositivi, non lo fa in astratto: lo fa mentre gestisce pressioni commerciali, razionalizzazione interna e una base clienti in movimento. Ed è anche per questo che il tema dell’aumento prezzi smartphone viene osservato con attenzione da investitori, produttori e consumatori.
Se la corsa all’AI continuerà ad assorbire memoria e capacità produttiva, la sfida non sarà solo avere abbastanza chip. Sarà anche capire chi ne pagherà davvero il conto: i data center, i produttori o il cliente finale al momento dell’acquisto.

