Coinbase torna a spingere in India con un passo che può cambiare davvero l’esperienza degli utenti: dal 1° giugno è attivo il supporto INR su Coinbase, con la possibilità di depositare e prelevare rupie indiane tramite IMPS. Per un mercato che finora ha spesso dovuto appoggiarsi a soluzioni indirette, la novità segna un cambio di tono netto.
La mossa conta perché porta l’exchange dentro l’infrastruttura bancaria locale, senza passaggi improvvisati. Per molti trader indiani, infatti, l’accesso alle piattaforme globali è passato a lungo da workaround peer-to-peer. Ora Coinbase prova a sostituire quel modello con trasferimenti diretti da conto bancario.
È anche una storia di ritorno. Nel 2022 il tentativo di lanciare il supporto UPI si era fermato quasi subito. Oggi la società rientra con un assetto diverso, più allineato sul fronte operativo e regolamentare, in un Paese che secondo Chainalysis guida il Global Crypto Adoption Index 2025.
Summary
Coinbase lancia il supporto diretto in rupie in India
Dal 1° giugno Coinbase ha avviato il supporto diretto alla Indian rupee (INR) in India. In concreto, i clienti possono effettuare depositi e prelievi in rupie tramite Immediate Payment Service, cioè IMPS.
Il cuore della novità è qui: i trasferimenti IMPS su Coinbase consentono di muovere fondi direttamente dai conti bancari, riducendo la dipendenza dai meccanismi P2P che molti utenti avevano usato finora per entrare e uscire dal mercato crypto.
Per chi segue il settore, questo è il vero punto di rottura. Non si tratta solo di aggiungere una valuta fiat, ma di portare i pagamenti in rupie su Coinbase dentro un binario locale più semplice e immediato. In un mercato ad alta adozione, l’accesso bancario diretto può pesare più di molte campagne marketing.
Cosa possono fare ora gli utenti in India
Con il nuovo assetto, gli utenti indiani possono:
- depositare e prelevare INR direttamente tramite IMPS
- accedere al trading spot e ai perpetual futures
- operare su order book locali in rupie
Coinbase ha infatti costruito local INR order books dedicati agli utenti indiani. È un dettaglio tecnico, ma rilevante: significa offrire liquidità pensata per il mercato locale invece di far dipendere gli scambi da prezzi globali con spread potenzialmente meno efficienti.
La piattaforma mette quindi insieme accesso bancario diretto e infrastruttura di trading locale. Per gli utenti, il risultato è un’esperienza più lineare: conto bancario, rupie, operatività sull’exchange. È un passaggio che rende il supporto INR su Coinbase molto più di una semplice funzione aggiuntiva.
Perché il ritorno di Coinbase in India pesa più del lancio stesso
Il nuovo ingresso arriva dopo una fase delicata. Nel 2022 Coinbase aveva tentato di partire con Unified Payments Interface, ma l’operazione non aveva retto. Questa volta la società si presenta con IMPS e con una base di compliance diversa.
Il rilancio segue infatti la registrazione presso la Financial Intelligence Unit, FIU-IND. Questo elemento è centrale per capire il senso strategico dell’operazione: Coinbase in India avvio non è solo una mossa commerciale, ma anche un test di esecuzione regolamentare in uno dei mercati crypto più grandi e complessi.
Perché conta? Perché l’India resta uno dei pochi mercati dove l’adozione retail è altissima, ma l’attrito operativo e fiscale continua a frenare gli operatori internazionali. Se un player globale riesce a combinare accesso bancario locale, liquidità in rupie e compliance regolamentare India, allora il mercato diventa più contendibile anche per gli exchange esteri.
Una scommessa in un mercato già molto competitivo
Coinbase non arriva in un vuoto. È già investitore in CoinDCX, una delle piattaforme crypto più note del Paese, e questo rende ancora più interessante il nuovo posizionamento diretto sul mercato indiano.
Il tempismo non è casuale. L’India è al primo posto nel Global Crypto Adoption Index di Chainalysis 2025, segnale che la domanda esiste e che l’interesse degli utenti resta forte. In questo contesto, Coinbase lancia INR in un momento in cui la vera sfida non è creare attenzione, ma trasformare l’interesse in utilizzo regolare della piattaforma.
Qui emerge il secondo punto chiave. L’accesso diretto in valuta locale riduce frizioni operative, ma non cancella gli ostacoli strutturali. Il regime fiscale indiano sulle crypto resta severo: 30% sui guadagni e prelievo dell’1% sulle transazioni. Sono vincoli che possono limitare l’adozione retail anche se depositi e prelievi INR diventano più semplici.
Il test vero è sull’uso quotidiano, non sull’annuncio
Il lancio del supporto INR su Coinbase apre una porta che per l’exchange era rimasta socchiusa per anni. Stavolta, però, il mercato guarderà meno all’effetto annuncio e più alla capacità di trasformare i depositi e prelievi INR in attività reale sulla piattaforma.
Se il canale IMPS reggerà e gli order book locali riusciranno a sostenere volumi e liquidità, Coinbase potrà finalmente giocare una partita più credibile in India. Ed è proprio qui che si misurerà il peso del ritorno: non nel simbolo del rientro, ma nella possibilità di diventare una presenza stabile in uno dei mercati crypto più osservati al mondo.

