I futures di Wall Street hanno aperto la sessione di mercoledì in territorio negativo, interrompendo il rally tecnologico della vigilia proprio nel momento meno opportuno: a poche ore dalla pubblicazione dei conti trimestrali di Alphabet e Tesla. Il calo dei futures Wall Street riflette una cautela diffusa tra gli investitori, chiamati a scommettere su due dei titoli più seguiti della stagione degli utili in un contesto già appesantito da tensioni geopolitiche e pressioni valutarie.
Summary
Punti chiave
- I futures sull’S&P 500 sono scesi dello 0,3%, il Nasdaq 100 dello 0,8% e il Dow Jones dello 0,2% nelle prime ore di mercoledì.
- Alphabet e Tesla pubblicheranno i risultati del secondo trimestre dopo la chiusura dei mercati: gli analisti puntano sugli investimenti in AI di Alphabet e sulle consegne di veicoli di Tesla.
- Bitcoin si è stabilizzato intorno a 66.300 dollari, con guadagni giornalieri dell’1% e settimanali del 3%, mostrando una correlazione più forte con i titoli dei semiconduttori che con i movimenti valutari.
- Lo yen giapponese ha superato quota 163 per dollaro per la prima volta dal 1986, spingendo le autorità finanziarie nipponiche a dichiarare la disponibilità a intervenire.
- Il conflitto USA-Iran è arrivato all’undicesimo giorno consecutivo di operazioni militari, con un impatto finanziario stimato in 37,5 miliardi di dollari e il petrolio ai massimi delle ultime cinque settimane.
Futures di Wall Street in calo prima degli utili trimestrali
Il rimbalzo tecnologico di martedì si è fermato sulla soglia del mercoledì. Nelle contrattazioni pre-mercato, i futures sull’S&P 500 hanno ceduto lo 0,3%, quelli sul Nasdaq 100 lo 0,8% e quelli sul Dow Jones lo 0,2%. Un arretramento contenuto nei numeri, ma significativo nel messaggio: il mercato non vuole sbilanciarsi prima di conoscere i conti di due colossi come Alphabet e Tesla.
La seduta precedente aveva invece regalato ottimismo. Il Nasdaq Composite era salito dell’1,3%, l’S&P 500 dello 0,9% e il Dow dello 0,7%. Il dato più eclatante era arrivato dal Philadelphia Semiconductor Index, balzato del 5,2%, trascinando con sé l’intero comparto tech. Quella performance aveva acceso le speranze, ma i futures notturni hanno subito ridimensionato l’euforia.
Il meccanismo è classico: quando le aspettative sono già alte, il rischio di delusione pesa più della possibilità di sorpresa positiva. E con Alphabet e Tesla attesi dopo la chiusura, i trader preferiscono ridurre l’esposizione piuttosto che restare scoperti.
Cosa cercano gli investitori nei risultati di Alphabet e Tesla
Gli investimenti in AI di Alphabet sotto la lente
Alphabet è la protagonista più attesa della settimana. Gli analisti setaccheranno ogni riga del bilancio alla ricerca di indicazioni concrete sugli investimenti in intelligenza artificiale. Nel trimestre precedente, la società aveva già alzato la guidance sul capex fino a 190 miliardi di dollari annui. Ora il mercato vuole capire se quella spesa si sta traducendo in vantaggio competitivo reale.
BMO ha alzato il target price su Alphabet a 455 dollari, con un potenziale di rialzo del 31% rispetto alla chiusura di venerdì. Secondo gli analisti, il mercato si aspetta che i modelli Gemini restino competitivi con quelli di OpenAI e Anthropic. Se Alphabet non dovesse dimostrarlo, la reazione potrebbe essere brusca. Storicamente, il titolo ha battuto le stime per 13 trimestri consecutivi e registra in media un rialzo dell’1,3% nei giorni di pubblicazione dei risultati.
Tesla tra robotica, guida autonoma e consegne
Tesla arriva all’appuntamento con aspettative di crescita degli utili del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma i numeri non bastano: gli investitori vogliono aggiornamenti concreti sulle iniziative di robotica, sui progressi nella guida autonoma e sulle consegne di veicoli, che hanno mostrato segnali di recupero dai minimi biennali.
Gli analisti di Jefferies segnalano che i volumi del secondo trimestre in Cina e in Europa sembrano validare la proposta di valore dei veicoli Tesla, ma avvertono che la bassa produzione implicita di Cybercab suggerisce ulteriori ritardi nel lancio dei Robotaxi. Tesla ha chiuso in calo dopo tre degli ultimi quattro report trimestrali, incluso un -8,2% sui risultati misti del secondo trimestre 2025.
Il resto del calendario: semiconduttori e non solo
Mercoledì sono attesi anche i conti di Philip Morris International, GE Vernova e AT&T. Più avanti nella settimana toccherà a Texas Instruments e Intel, con quest’ultima attesa giovedì dopo la chiusura. Intel è reduce da un trimestre positivo e gli analisti prevedono una crescita dei ricavi su base annua superiore al 12%, anche se le prospettive per la seconda metà dell’anno restano incerte.
La stagione degli utili, nel complesso, è partita bene: delle circa 50 società dell’S&P 500 che hanno già pubblicato i risultati, l’88% ha superato le aspettative degli analisti, secondo i dati di FactSet.
Bitcoin, crypto e la strana correlazione con i semiconduttori
Bitcoin ha tenuto la posizione. Durante la sessione di mercoledì, la principale criptovaluta si è mantenuta intorno ai 66.300 dollari, con un guadagno giornaliero di circa l’1% e un avanzamento settimanale del 3%. I prezzi hanno oscillato tra 65.400 e 66.900 dollari, con un volume di scambi nelle 24 ore che ha raggiunto i 31 miliardi di dollari.
Il dato più interessante, però, non è il prezzo in sé. È la correlazione. Negli ultimi mesi, i movimenti del mercato crypto hanno seguito più da vicino l’andamento dei titoli dei produttori di chip che le fluttuazioni valutarie. Quando il Philadelphia Semiconductor Index è esploso del 5,2% martedì, anche il sentiment sugli asset digitali ne ha beneficiato. Non è un caso isolato: è un pattern che si sta consolidando.
Questo legame riflette una trasformazione profonda nella percezione del mercato: Bitcoin e le altre crypto vengono sempre più trattati come asset ad alto rischio tecnologico, non come valute alternative o riserve di valore indipendenti. Chi investe in semiconduttori e chi investe in crypto condivide spesso lo stesso profilo di rischio.
Tra le altre crypto, Ether ha scambiato vicino a 1.935 dollari con guadagni settimanali del 3%. XRP è salito del 2% a 1,14 dollari. HYPE ha invece chiuso come la peggiore della sessione, cedendo il 4% a 60 dollari e accumulando un -10% nell’arco di sette giorni.
Rischi geopolitici e valutari: lo yen e il conflitto USA-Iran
Lo yen giapponese ai minimi dal 1986
Sul fronte valutario, la notizia più dirompente arriva dal Giappone. Lo yen ha superato la soglia di 163 per dollaro, un livello che non si vedeva dal 1986. Le autorità finanziarie nipponiche hanno dichiarato di essere pronte a intervenire sul mercato, ma per ora la moneta continua a indebolirsi contro un dollaro che non accenna a cedere terreno.
Alcuni sostenitori di Bitcoin hanno citato il deprezzamento dello yen come argomento a favore degli asset a offerta predeterminata. Ma i dati recenti raccontano una storia diversa: la correlazione di Bitcoin con le azioni dei produttori di chip è risultata più forte di quella con i movimenti valutari. Il legame tra crypto e yen, almeno per ora, resta più narrativo che operativo.
Il conflitto USA-Iran e il petrolio ai massimi
Le ostilità tra Stati Uniti e Iran sono arrivate all’undicesimo giorno consecutivo di operazioni militari. Il presidente Trump ha lanciato avvertimenti su potenziali attacchi alle strutture nucleari iraniane. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha reso noto che il costo finanziario del conflitto ha già raggiunto i 37,5 miliardi di dollari.
Le ripercussioni sui mercati delle materie prime sono immediate: il petrolio greggio ha toccato i massimi delle ultime cinque settimane, alimentando preoccupazioni sull’inflazione e sulla traiettoria della politica monetaria. Un petrolio più caro significa pressioni sui costi, margini compressi per le aziende e meno spazio di manovra per le banche centrali.
In Asia, l’indice MSCI Asia Pacific ha guadagnato l’1%, con il Kospi sudcoreano in rialzo del 5% dopo che la violenta svendita che aveva eroso quasi il 30% dal picco dell’indice ha mostrato segnali di stabilizzazione. A guidare il rimbalzo sono stati Samsung e SK Hynix, due nomi centrali nella catena globale dei semiconduttori.
Il quadro che emerge è quello di mercati sospesi tra un momento di forza tecnica — la stagione degli utili solida, il rimbalzo dei chip — e una serie di pressioni esterne che non si lasciano ignorare: geopolitica, valute, energia. I risultati di Alphabet e Tesla non risponderanno a tutte queste domande, ma diranno molto su dove si posiziona il settore tecnologico mentre il resto del mondo si complica.
FAQ
Perché i futures di Wall Street sono scesi prima dei risultati di Alphabet e Tesla?
I futures hanno ceduto terreno perché gli investitori hanno assunto un atteggiamento più cauto in attesa dei risultati trimestrali di Alphabet e Tesla, dopo che lo slancio del settore tecnologico della sessione precedente aveva perso forza. In prossimità di report attesi come questi, è comune ridurre l’esposizione per limitare il rischio di sorprese negative.
Quali sono i temi principali attesi nei risultati di Alphabet e Tesla?
Per Alphabet, l’attenzione degli analisti è concentrata sugli investimenti in intelligenza artificiale e sulla capacità di mantenere i modelli Gemini competitivi con i rivali. Per Tesla, il mercato attende aggiornamenti sulle iniziative di robotica, sui progressi nella guida autonoma e sui dati delle consegne di veicoli, che hanno mostrato un miglioramento rispetto ai minimi degli ultimi due anni.
Qual è la relazione attuale tra le crypto e i titoli dei semiconduttori?
Negli ultimi mesi, i movimenti degli asset digitali hanno mostrato una correlazione più marcata con l’andamento del settore dei semiconduttori rispetto alle fluttuazioni valutarie o ai catalizzatori specifici del mercato crypto. Questo suggerisce che Bitcoin e le principali crypto vengono sempre più percepiti come asset ad alto rischio tecnologico, con un profilo di investimento simile a quello dei titoli chip.
Quali rischi geopolitici stanno pesando sui mercati finanziari?
Il conflitto USA-Iran, giunto all’undicesimo giorno consecutivo di operazioni militari e con un costo stimato di 37,5 miliardi di dollari, sta spingendo il petrolio ai massimi delle ultime cinque settimane, con conseguenti pressioni inflazionistiche. Parallelamente, il deprezzamento dello yen giapponese oltre quota 163 per dollaro — livello non visto dal 1986 — introduce rischi di intervento valutario e possibili turbolenze sui mercati dei cambi.
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