Pochi giorni fa la difficulty del mining di Bitcoin è scesa ancora.
Fino alla settimana scorsa era di 127,16 T, mentre ora è di 126,23.
Tale discesa è stata minima (solamente -0,73%), ma non bisogna dimenticare che già poco prima della metà di luglio era scesa.
Anzi, dopo il picco massimo di novembre 2025 (155,97 T) praticamente non ha fatto altro che calare.
A dire il vero il calo della difficulty del mining di Bitcoin sembrava essersi arrestato a fine febbraio, quando di colpo in sole due settimane era risalita da 125,86 T a 144,40 T, ma a partire da fine marzo il calo è ripreso.
Il livello più basso del 2026 in realtà è stato toccato poco dopo la metà di giugno, quando è scesa anche sotto i 125 T, ma l’apparente rimbalzo di fine giugno si è rivelato effimero.
Summary
Il ruolo dell’AI
Che ruolo sta avendo l’AI su tale dinamica?
Tecnicamente sta avendo un ruolo significativo, ma in realtà non è il driver primario.
Il punto chiave è che molti miner di Bitcoin stanno rinunciando ad utilizzare la loro enorme potenza di calcolo per il mining di BTC, e la stanno dirottando sui data center per l’intelligenza artificiale.
Il motivo di tale scelta è presto detto: in questo momento si guadagna di più investendo la potenza di calcolo sull’AI, piuttosto che sul mining di Bitcoin.
Occorre però precisare che l’attuale livello della difficulty è perfettamente in linea con quello di tredici mesi fa, e di molto superiore ad esempio ai 101 T di novembre 2024.
Va però precisato che la difficulty in genere si muove molto lentamente, mentre invece ad esempio il prezzo di Bitcoin si muove molto più velocemente.
Il ruolo del prezzo di BTC
In realtà la vera dinamica di fondo è dovuta alle variazioni del prezzo di Bitcoin.
Agli attuali prezzi si stima che la profittabilità media del mining di Bitcoin si aggiri attorno a 0,032$ al giorno per TH/s (terahash al secondo).
Ad esempio, la maggiore mining farm al mondo che opera su Bitcoin (Hut 8 Vega, in Texas) si stima che abbia un hashrate di circa 15 EH/s (exahash al secondo), e dato che un exahash corrisponde a un milione di terahash, possiamo stimare che riesca ad incassare meno di 500.000$ al giorno in BTC.
Si tratta di una mining farm da 15.000 m² con capacità nominale di 205 MW, ovvero con costi esorbitanti. Con un incasso di circa 500.000$ al giorno potrebbe far fatica a coprire sempre tutti i costi, e così potrebbe voler dirottare la sua enorme potenza di calcolo su altre attività più redditizie.
Va ricordato che i miner di Bitcoin incassano solo e sempre BTC dalla loro attività di mining, ed il potere di acquisto dei BTC varia in continuazione al variare del prezzo di mercato di Bitcoin.
Quando un Bitcoin valeva più di 120.000$ i ricavi dei miner erano quasi il doppio di quelli attuali, sebbene gli incassi in BTC fossero praticamente gli stessi. Da un lato è vero che per ogni blocco minato ci sono sempre e soltanto 3,125 BTC di premio per il miner che riesce a trovare l’hash di conferma, ma il valore reale sul mercato di quei 3,125 BTC varia al variare del prezzo di Bitcoin.
Inoltre attualmente le fee incassate dai miner (sempre in BTC) sono poche, quindi i ricavi in Bitcoin sono addirittura diminuiti negli ultimi mesi.
Problemi per Bitcoin?
Tutto ciò potrebbe causare problemi a Bitcoin?
A dire il vero no.
Infatti l’hashrate comunque è ancora talmente elevato da non causare problemi di sicurezza (gli unici possibili quando l’hashrate si abbassa).
Prendendo come riferimento la stima della media mobile a 7 giorni, l’hashrate complessivo attuale è di circa 900 EH/s, ovvero più del doppio rispetto a quello di tre anni fa.
Il picco massimo si è raggiunto a fine ottobre 2025, quando salì anche sopra i 1.100 EH/s, e da allora è sceso del 24%.
Basti pensare che il livello di hashrate attuale è quasi lo stesso di un anno fa, quindi per ora di rischi non ce ne sono.
In teoria però se il trend calante dovesse continuare a lungo, prima o poi qualche rischio per la sicurezza potrebbe anche esserci, ma solo se tale trend durasse per diversi anni.
Visto che l’andamento dell’hasrate segue quello del prezzo di BTC, anche se con qualche settimana o mese di ritardo, nel caso in cui si dovesse verificare prima o poi un rimbalzo del valore di mercato di Bitcoin anche l’hashrate tornerebbe a salire.
Per ora durante il bear-market in corso si sono persi solamente poco più di 200 EH/s sui 1.100 di picco massimo, e probabilmente basterebbe un ritorno del prezzo di BTC sopra i 100.000$ per recuperarli tutti e magari far segnare nuovi massimi storici dell’hashrate. Infatti l’hasrate non sale solo grazie al prezzo di Bitcoin, ma anche grazie all’inevitabile aumento dell’efficienza delle macchine per il mining, che sebbene sia molto lento è però anche costante e quasi inevitabile.
Impatto sul prezzo di Bitcoin
Il fatto che l’AI stia sottraendo capacità di calcolo al mining di Bitcoin è praticamente certo.
Inoltre è certo che dietro questa piccola fuga dei miner da Bitcoin ci sia il calo del suo prezzo dovuto al bear-market.
Ma la relazione in realtà finisce qui.
Non va dimenticato infatti che il mining ormai non ha più un impatto significativo sul prezzo di BTC. Anzi, è vero soprattutto il contrario, ovvero il fatto che certamente l’andamento del prezzo di Bitcoin influenza molto l’andamento dell’hashrate e della difficulty.
Basti pensare che il volume di scambio complessivo di BTC attualmente è di circa 29 miliardi di dollari al giorno, mentre i BTC che vengono incassati sono circa 450, pari a circa 28 milioni di dollari. Pertanto l’impatto dei miner sul mercato di Bitcoin è stimabile in circa un millesimo del volume di scambio complessivo.
Tutto ciò ribadisce che l’attuale dinamica legata alla perdita dell’hashrate, alla riduzione delle difficulty, ed alla fuga verso l’AI non abbia quasi alcun impatto sul prezzo di Bitcoin.

