Un’unica centrale a gas naturale, costruita per alimentare un solo data center, potrebbe diventare la fonte di inquinamento climatico più grande di tutti gli Stati Uniti. Non si tratta di uno scenario ipotetico: è quanto emerge da un’inchiesta del New York Times sul progetto del data center Amazon in Texas, previsto nella Contea di Pecos, che prevede un impianto elettrico interno alimentato a gas con un tetto di emissioni superiore a quello di qualsiasi altra centrale del paese.
Summary
Il progetto texano e la centrale a gas al suo interno
Amazon sta pianificando un data center nella Contea di Pecos, in Texas, che non si limiterà a consumare energia dalla rete elettrica esistente. L’azienda ha deciso di dotare l’impianto di una propria centrale elettrica interna, alimentata a gas naturale, pensata per garantire l’autonomia energetica necessaria a far girare i server destinati, tra le altre cose, ai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.
La scelta di costruire una generazione “on-site” non è casuale. I data center di nuova generazione richiedono quantità di energia enormi e spesso imprevedibili, difficili da garantire attraverso le reti elettriche pubbliche già sotto pressione in molte aree degli Stati Uniti. Per questo, Amazon e altre big tech stanno puntando su impianti a gas dedicati, evitando così di dipendere interamente dalle utility locali.
Il rischio di diventare il principale inquinatore climatico americano
Secondo quanto riportato dal New York Times, la centrale prevista a Pecos è autorizzata a rilasciare 33 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, una cifra che supera quella di qualsiasi altra centrale elettrica presente sul territorio statunitense. Se il progetto venisse realizzato secondo questi parametri, l’impianto legato al data center Amazon Pecos Texas diventerebbe di fatto la singola fonte di inquinamento climatico più rilevante del paese.
È un dato che merita attenzione non solo per la sua entità assoluta, ma perché riguarda un’infrastruttura privata legata a un singolo centro dati, non a una rete di distribuzione pubblica. Questo cambia la percezione del problema: non si tratta più soltanto di consumi energetici crescenti del settore tecnologico, ma di impianti industriali dedicati che possono superare, da soli, l’impatto ambientale di intere centrali regionali.
Il tema si inserisce in una tendenza più ampia: diverse aziende tecnologiche stanno sostenendo la costruzione di grandi centrali a gas naturale per sostenere i propri data center affamati di energia, in particolare per l’addestramento e il funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale. Questa strategia solleva interrogativi su come si possa conciliare la crescita dell’AI con gli obiettivi climatici dichiarati dalle stesse aziende.
Le rassicurazioni di Amazon su bollette e impegni climatici
Un portavoce di Amazon ha confermato che il data center sarà alimentato da una “nuova generazione on-site che non farà aumentare i costi dell’elettricità per le famiglie texane”. È una precisazione tutt’altro che marginale: i data center affrontano una crescente opposizione politica in diverse aree degli Stati Uniti, proprio per il timore che il loro fabbisogno energetico si traduca in bollette più salate per i residenti locali.
Ma è sul fronte delle emissioni di CO2 Amazon Texas che la posizione dell’azienda diventa più delicata. Amazon ha riportato un aumento del 16% delle proprie emissioni di carbonio nell’ultimo anno, un dato che va nella direzione opposta rispetto all’impegno ambientale assunto dall’azienda: eliminare completamente le proprie emissioni entro il 2040. La crescita dell’intelligenza artificiale ha già avuto un peso significativo su questo aumento, e la costruzione di nuove centrali a gas dedicate ai data center rischia di aggravare ulteriormente il quadro nei prossimi anni.
Di fronte a questa apparente contraddizione, il portavoce Amazon ha offerto una spiegazione che suona più come un aggiustamento di prospettiva che come una marcia indietro: “Il mondo appare diverso oggi rispetto a quando abbiamo co-fondato l’impegno climatico”, ha dichiarato, aggiungendo però che “il nostro impegno non è cambiato”.
È una frase che racchiude bene la tensione dell’intero settore tecnologico in questa fase: da un lato la corsa all’intelligenza artificiale richiede infrastrutture energetiche sempre più grandi e immediate, dall’altro le promesse di neutralità climatica fissate anni fa iniziano a scontrarsi con una realtà operativa molto più energivora del previsto. Il caso del data center Amazon in Texas diventa così un banco di prova per capire se le grandi aziende tecnologiche riusciranno davvero a mantenere gli impegni ambientali dichiarati, oppure se la corsa all’AI finirà per riscrivere, nei fatti, le priorità climatiche del settore.
FAQ
Dove sarà costruito il nuovo data center di Amazon?
Amazon prevede di realizzare il data center nella Contea di Pecos, in Texas.
Che tipo di centrale elettrica alimenterà il data center?
L’impianto sarà dotato di una centrale elettrica interna alimentata a gas naturale.
Quante emissioni di CO2 può rilasciare la centrale ogni anno?
La centrale è autorizzata a rilasciare 33 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.
Le emissioni di carbonio di Amazon sono in linea con i suoi obiettivi climatici?
No: Amazon ha riportato un aumento del 16% delle proprie emissioni di carbonio nell’ultimo anno, un dato in contrasto con l’impegno a raggiungere emissioni zero entro il 2040.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

