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A Singapore il data center biologico consuma 20 volte meno di una GPU

A Singapore è entrato in funzione un data center biologico che non assomiglia a nessun altro impianto informatico al mondo: al posto dei soliti server in silicio, il cuore del sistema è fatto di neuroni umani coltivati in laboratorio. L’annuncio, arrivato il 6 agosto ma con il sistema già attivo dal 16 luglio, riguarda un impianto della National University of Singapore che promette di ridefinire il concetto di infrastruttura per l’intelligenza artificiale a basso consumo.

Punti chiave

  • La National University of Singapore ha lanciato quello che viene definito il primo data center al mondo alimentato da cellule cerebrali umane.
  • Il sistema utilizza 20 unità di calcolo biologiche con neuroni corticali umani coltivati in laboratorio.
  • Ogni unità consuma circa 30 watt, contro i 700 watt di una GPU Nvidia di fascia alta.
  • DayOne valuta di ampliare il progetto fino a 1.000 unità biologiche.
  • Restano aperti nodi normativi legati all’uso di tessuto umano vivente in ambienti computazionali commerciali.

Singapore presenta il primo data center biologico al mondo

Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Yong Loo Lin School of Medicine della NUS Medicine, la startup biotech australiana Cortical Labs e l’operatore di data center singaporiano DayOne. Il risultato è quello che viene descritto come il primo rack server biologicamente integrato gestito in modo indipendente al mondo, un sistema che unisce tessuto vivente e componenti elettroniche tradizionali in un’unica architettura di calcolo.

Collaborazione tra Cortical Labs e DayOne

La partnership era stata annunciata a marzo, e i circa quattro mesi trascorsi fino all’attivazione del prototipo operativo suggeriscono che la tecnologia abbia superato la fase puramente sperimentale. Ogni unità CL1 di Cortical Labs ospita da 200.000 a 800.000 neuroni corticali umani, cresciuti in laboratorio e non prelevati da alcun donatore. Queste cellule poggiano su matrici di microelettrodi in silicio, creando un sistema ibrido in cui tessuto biologico e chip tradizionali lavorano insieme. Non è la prima dimostrazione pubblica delle capacità di Cortical Labs: in passato l’azienda aveva già mostrato che i suoi sistemi biologici erano in grado di imparare a giocare a videogiochi semplici, una prova concettuale che indicava come i neuroni potessero adattarsi a input digitali e migliorare le proprie risposte nel tempo. Quella dimostrazione, però, restava confinata al laboratorio di Melbourne: l’impianto della NUS segna la prima volta che Cortical Labs porta un centro di calcolo biologico fuori dalla sua base australiana.

Efficienza energetica e dettagli operativi

Il vantaggio principale del calcolo biologico rispetto all’hardware tradizionale è, per ora, quasi tutto energetico. Ogni unità consuma una frazione minima dell’elettricità richiesta da una GPU di ultima generazione, aprendo scenari interessanti per un’AI a basso consumo su scala industriale.

Consumo energetico a confronto

Ogni unità CL1 consuma circa 30 watt, sistema di supporto vitale incluso. Una GPU Nvidia H100 di fascia alta, sotto carico pieno, richiede invece fino a 700 watt. La differenza supera le 20 volte per singola unità di calcolo, un dato che spiega perché il progetto venga guardato con interesse da chi cerca alternative sostenibili all’attuale corsa infrastrutturale dell’AI. Le cellule vanno nutrite ogni tre giorni e restano in vita grazie ad apparecchiature dedicate che mantengono miscele precise di CO2, ossigeno e azoto, insieme a temperature controllate con precisione. La loro durata operativa si aggira intorno ai sei mesi, dopo i quali devono essere sostituite.

Questo dettaglio non è secondario. Il modello di manutenzione di un data center biologico non ha nulla a che vedere con quello dei server convenzionali, che possono restare in funzione per anni prima di essere rimpiazzati. Le unità biologiche richiedono invece un rifornimento cellulare periodico, con costi e logistica del tutto inediti per il settore dei data center.

Prospettive di crescita e applicazioni future

Il prototipo da 20 unità è, per ogni standard di settore, un impianto piccolo. Ma le ambizioni di chi lo gestisce vanno molto oltre la fase pilota, puntando su un uso combinato del calcolo neuromorfico per l’intelligenza artificiale e per la ricerca medica.

Piani di espansione a mille unità

DayOne, che a giugno ha raccolto 4,5 miliardi di dollari raggiungendo una valutazione di 20 miliardi di dollari, valuterebbe di ampliare l’installazione fino a 1.000 unità biologiche. Con un consumo di 30 watt per unità, un cluster di quella dimensione arriverebbe a consumare circa 30 kilowatt in totale, un’espansione di 50 volte rispetto al prototipo attuale. La tecnologia punta a due ambiti principali: l’elaborazione AI a basso impatto energetico e la ricerca biomedica, che comprende modellazione di malattie e screening farmacologico. Avere neuroni umani viventi in un ambiente computazionale controllato crea infatti una piattaforma unica per testare come queste cellule reagiscono a composti farmaceutici o a condizioni patologiche simulate.

Sfide normative e limiti del sistema

L’espansione annunciata da DayOne apre inevitabilmente la questione più delicata del progetto: chi autorizza, e come, l’uso commerciale di tessuto umano vivente all’interno di un’infrastruttura informatica.

Nessuna coscienza, solo calcolo

L’approvazione regolatoria resta una variabile chiave, perché il ricorso a tessuto umano vivente in ambienti computazionali commerciali pone domande che i quadri normativi esistenti non erano pensati per affrontare. È bene chiarire, però, cosa non è questo sistema: non genera coscienza né esperienza soggettiva. Si tratta di ammassi di neuroni che eseguono compiti computazionali, non entità pensanti. Resta comunque un salto concettuale importante per l’industria dei data center, che finora ha misurato i propri progressi quasi esclusivamente in termini di potenza di calcolo dei chip e non di biologia applicata al calcolo.

FAQ

Quale tecnologia alimenta il nuovo data center della National University of Singapore?

Il sistema utilizza 20 unità di calcolo biologiche contenenti neuroni corticali umani coltivati in laboratorio, integrati con matrici di microelettrodi in silicio per un calcolo ibrido tra componente biologica e silicio.

Quanto sono efficienti dal punto di vista energetico le unità di calcolo biologiche rispetto alle GPU tradizionali?

Ogni unità di calcolo biologica consuma circa 30 watt, sistema di supporto vitale incluso, mentre una GPU Nvidia H100 di fascia alta consuma circa 700 watt sotto carico pieno.

Quali sono le principali difficoltà nella gestione di un data center biologico?

Le sfide principali riguardano la necessità di nutrire i neuroni ogni tre giorni, la loro durata operativa di circa sei mesi che richiede sostituzioni periodiche, e l’ottenimento dell’approvazione regolatoria per l’uso di tessuto umano vivente.

Il sistema genera coscienza utilizzando neuroni umani?

No, il sistema non genera coscienza: i neuroni svolgono esclusivamente compiti computazionali.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Francesco Antonio Russo
Francesco Antonio Russo è un analista e divulgatore nel settore delle criptovalute, del Web3 e dell’Intelligenza Artificiale. Da più di 6 anni studia l’evoluzione dei mercati digitali e delle tecnologie decentralizzate, con particolare attenzione all’impatto economico e sociale della blockchain. Su Cryptonomist approfondisce trend, regolamentazioni e innovazioni, offrendo contenuti accurati e comprensibili anche ai non addetti ai lavori.
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